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Le relazioni pericolose del governo di Bogotà con i narco-paramilitari

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  • Tags: Al-Gore, Alvaro-Uribe, America Latina, Auc, bill clinton, carlos-gaviria, Colombia, dea, George-W.-Bush, Guido-Piccoli, Gustavo-Petro, narcos, New-York-Times, paramilitari, Partido-conservador, Plan-Colombia, Policia-Nacional, Polo-Democratico, salvatore-mancuso, settimanale-Semana, Washington
  • 6 commenti

Il presidente colombiano Alvaro Uribe in una foto d'archivio del 23 gennaio 2006 mentre aiuta a sradicare le piante di coca a La Macarena.
Che fare con la Colombia, dove traffico di cocaina, paramilitarismo e mondo politico sembrano ormai formare un intreccio inestricabile? È questa la domanda che circola con insistenza a Washington, dove le divisioni sulle politiche da adottare nei confronti del governo di Bogotà sono sotto gli occhi di tutti.

Da un lato c’è George W. Bush, amico personale del presidente colombiano Alvaro Uribe Velez e strenuo difensore del Plan Colombia, il progetto antidroga finanziato negli ultimi sette anni con circa 4,5 miliardi di dollari provenienti dal bilancio statunitense. Dall’altro un Congresso che sta nicchiando sulla possibilità di firmare un trattato di libero scambio con Bogotà e che sembra propenso a ridurre ulteriormente i finanziamenti alle politiche anti-droga del paese sudamericano, dopo i tagli già effettuati lo scorso giugno.
Se il principale obiettivo del Plan Colombia doveva essere lo sradicamento delle piantagioni di coca e la riduzione delle esportazioni di droga verso gli Stati Uniti, a guardare i numeri c’è da mettersi le mani nei capelli. Un fallimento totale.

A fronte dei miliardi di dollari Usa investiti nel paese sudamericano, infatti, fonti bene informate vicine alla Dea, la Drug Enforcement Administration, rivelano a Panorama.it che, “in realtà le esportazioni di droga dalla Colombia verso gli Stati Uniti negli ultimi sette anni non sono affatto diminuite, anzi. Inoltre al Congresso crescono le preoccupazioni sull’influenza dei gruppi paramilitari nel governo e nel parlamento di Bogotà”.
Il leader del gruppo paramilitare colombiano Auc, Salvatore Mancuso, arestato il 16 agosto 2006, in un'immagine del 2004
Preoccupazioni che sono aumentate dopo le denunce fatte a un giudice di Medellin lo scorso maggio da Salvatore Mancuso (nella foto sopra), capo storico del gruppo paramilitare delle Autodefensas Unidas de Colombia (Auc) attualmente in carcere, dove sta scontando una condanna di otto anni per i crimini commessi dagli squadroni della morte che obbedivano ai suoi ordini. Secondo Mancuso, l’attuale ministro della difesa colombiano Juan Manuel Santos avrebbe incontrato a metà anni Novanta i leader paramilitari per destabilizzare il governo dell’epoca, guidato da Ernesto Samper.

E a conferma di come, in realtà, la lotta contro i narcos sbandierata dal presidente Uribe stia vacillando, è sufficiente andare a vedere le dichiarazioni rilasciate il mese scorso dallo stesso Mancuso al New York Times: “Non interessa né al governo statunitense né a quello colombiano farla finita con i narcos perché, in quel caso, svanirebbero i benefici per entrambe le parti. Per Uribe & co. quello di ricevere i cospicui finanziamenti di Washington, per le compagnie di sicurezza privata Usa quello di potere rimanere nel paese, come in Iraq e in Afghanistan. La Colombia è un narcopaese e la nostra è una narcosocietà”. Parole che pesano come pietre quelle pronunciate da questo 42enne di origini calabresi e assai vicino alla ‘ndrangheta per questioni legate al narcotraffico internazionale. Le sue parole stridono con quelle che aveva espresso nel 2002, poche ore dopo la prima elezione di Uribe alla presidenza: “Un onorato presidente, il dottor Álvaro Uribe Vélez, è stato eletto consapevolmente e in maniera definitiva al primo turno, da e per una patria che ambisce alla pace e che vuole crescere nella solidarietà…”.

Ma a mettere in seria difficoltà Uribe non ci sono solo Mancuso e il suo passato. Tra le tante “grane” che insospettiscono il Congresso Usa, l’ultima è quella delle intercettazioni telefoniche e dello spionaggio fatto da alcuni membri della Policía Nacional nei confronti di giornalisti e oppositori politici tra cui Carlos Gaviria, il leader che lo scorso anno contese a Uribe la presidenza. Alcune di queste intercettazioni sono state pubblicate dal settimanaleSemana e ascoltandole ci si rende conto di come i leader paramilitari orchestrino omicidi e stipulino accordi sul traffico di coca anche dalle prigioni in cui sono rinchiusi. Uno scandalo a cui il ministro della difesa Santos ha cercato di sottrarsi dicendo che né lui né Uribe sapevano nulla delle intercettazioni. Ma alla fine dodici generali della Policía Nacional sono stati costretti a rassegnare le dimissioni.
“Ha un’immagine di cagnaccio antidroga e una realtà che lo vede andare a braccetto con i paramilitari che del narcotraffico hanno fatto la loro principale fonte di entrate. E’ questa la principale contraddizione di Uribe”, spiega a Panorama.it Guido Piccoli, tra i massimi esperti del paese sudamericano e autore del saggio Colombia, il Paese dell’eccesso.

Accuse a Uribe: su Youtube


Certo è che oggi sembrano profetiche le parole pronunciate prima delle ultime elezioni da Gustavo Petro, leader del Polo Democrático che si oppone al Pardido Conservador che appoggia Uribe: «il Congresso può essere conquistato dal narcotraffico. L’obiettivo del “narcoparamilitarismo” è quello di eleggere un numero di congressisti che consenta loro di determinare le maggioranze legislative e, con questo, ricattare il prossimo presidente che uscirà dalle prossime elezioni». Dal canto suo Uribe, che dal 2003 aveva scelto di negoziare con i paramilitari riuscendo a smobilitarne migliaia, all’epoca si era difeso minimizzando: «In realtà siamo alla vigilia della fine del paramilitarismo». I fatti successivi sembrano averlo smentito e oggi è più difficile credere a lui che non a Petro. Anche a Washington dove, non a caso, l’ex candidato alla presidenza Al Gore si è recentemente rifiutato di incontrare il presidente colombiano al forum sull’ambiente di Miami. Spiegandone i motivi: “Parlerò Uribe solo quando avrà chiarito i suoi legami con i gruppi paramilitari…”.
Membri delle Forze di difesa paramilitari in Colombia (Auc) in una esercitazione risalente al maggio 2002 nel nordest del Paese

  • paolo.manzo
  • Giovedì 9 Agosto 2007
Hello Kitty e l’indisciplinata polizia di Bangkok: la strategia della vergogna »
« Il progresso non scende in miniera, dove la vita resta appesa a un filo d’aria

Commenti

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Il 12 Agosto 2007 alle 10:34 Al Brasile la taglia milionaria su Chupeta, l’erede di Escobar » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Sulla Colombia e il narcotraffico leggi anche: Le relazioni pericolose del governo di Bogotá con i narco-paramilitari e Colombia, ritrovata la più grande fossa comune del Paese [...]

Il 18 Settembre 2007 alle 16:12 Colombia: banane e paramilitari, la Chiquita condannata » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Che un tribunale federale di Washington condanni per finanziamento illecito al terrorismo una multinazionale statunitense ha già dell’incredibile. Se poi la multinazionale in questione produce quanto di più innocuo e lontano dall’immagine che si ha di Osama & co., ovvero una banana, anzi milioni di banane, ci sarebbe persino da ridere. Invece è successo davvero. E da ridere c’è ben poco dal momento che la Chiquita Brands, questa la multinazionale in questione, ha ammesso di avere pagato tra il 1997 e il 2004 almeno 1,7 milioni di dollari agli squadroni della morte delle Autodefensas Unidas de Colombia (AUC), il principale gruppo paramilitare del paese sudamericano, considerato un “terrorist group” dal Dipartimento di Stato statunitense e guidato dall’oriundo Salvatore Mancuso. “Moralmente ripugnante”. Così ha definito i pagamenti della Chiquita ai paramilitari il giudice del tribunale di Washington che lunedì 17 settembre ha condannato la multinazionale a una multa di 25 milioni di dollari ma che non ha potuto procedere contro nessuno dei dirigenti del gruppo. I manager della multinazionale, avendo ammesso le tangenti alle AUC già lo scorso marzo, si erano infatti assicurati l’impunità con un plea agreement, così si definisce negli Stati Uniti il patteggiamento tra l’imputato e il giudice. “Siamo stati costretti a pagare di fronte all’estorsione dei paramilitari e per proteggere i nostri dipendenti”, si è difeso James Thompson, dirigente della Chiquita. Difficile per lui sarà spiegarlo ai famigliari delle oltre 140 persone massacrate dalle AUC che hanno già iniziato una causa civile contro la multinazionale delle banane. [...]

Il 18 Settembre 2007 alle 17:12 Nel segno del “Che”: le Farc e Chávez negoziano il rilascio di ostaggi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] var flashObject = new FlashObject(”http://www.youtube.com/v/Dj94-PVu4PA”,”fm_Dj94-PVu4PA”,”350″,”288″,”6″,”",”",”",”",”"); flashObject.addParam(”wmode”, “transparent”); flashObject.write(”fo_targ_Dj94-PVu4PA369052590″); Un messaggio, quello del portavoce delle Farc, che si carica di forti connotazioni ideologiche se si pensa che la data prescelta, l’8 ottobre appunto, non è un giorno qualsiasi ma il quarantesimo anniversario della cattura nella selva boliviana di Ernesto Guevara de la Serna, alias il “Che”. E che, andando sul sito delle Farc, è facile trovare immagini che innegiano alla rivoluzione bolivariana chavista… Già all’inizio del mese di settembre il presidente del Venezuela aveva incontrato il suo omologo colombiano Álvaro Uribe per rendere ufficiale la sua disponibilità a trattare con i ribelli. Ma la posizione della Colombia era stata chiara: nessun incontro in Colombia e no alla creazione di un corridoio umanitario demilitarizzato dove effettuare lo scambio degli ostaggi. Una posizione confermata una decina di giorni fa, quando i presidenti di Venezuela e Colombia si sono nuovamente incontrati. Anche per questo l’incontro tra le Farc e il mediatore “disinteressato” Chávez avverrà in territorio venezuelano. A meno di nuovi colpi di scena, sempre all’ordine del giorno in queste latitudini. [...]

Il 26 Ottobre 2007 alle 13:04 La Regina della coca adesso rischia l’estradizione negli States » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Secondo alcuni suoi estimatori avrebbe ispirato il personaggio interpretato da Catherine Zeta-Jones nel film Traffic, di Steven Soderbergh. Per altri ancora, invece, la protagonista di La regina del Sud, un celebre romanzo dello spagnolo Arturo Perez- Reverte. Mentre non ha mai concesso un’intervista al più famoso giornalista investigativo sudamericano esperto di narcotraffico Jesus Blancornelas. Quel che è certo è che Sandra Ávila Beltrán, una delle più grosse narcotrafficanti al mondo oltreché la numero uno del Messico, almeno per il momento è giunta al capolinea. È stata, infatti, arrestata lo scorso 28 settembre mentre circolava tranquillamente in auto e adesso rischia l’estradizione negli Stati Uniti che con il nuovo “Plan México” (alter ego del “Plan Colombia” i cui risultati sinora sono stati a dir poco deludenti) finanzieranno la lotta alla droga nei prossimi due anni con 1,4 miliardi di dollari. [...]

Il 8 Febbraio 2008 alle 8:49 Alex James, da rockstar cocainomane confesso a testimtestonial anti-droga » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] E prendete un paese come la Colombia, tra i massimi produttori di coca al mondo, e il suo Presidente, Alvaro Uribe, desideroso di ripulire la sua immagine in passato più volte accostata al narcotraffico e al paramilitarismo. Ora frullate il tutto. Sì, perché è proprio quello che è successo davanti alle telecamere della tv britannica. Alex, 39 anni, è stato invitato da una lettera inviatagli dal presidente Uribe in persona a visitare proprio quel paese da cui proveniva la droga che poi consumava tranquillamente nelle sue dannate, e forse anche un po’ annoiate, serate londinesi. Il giro colombiano è stato ricco di appuntamenti e molto educativo. Nella regione di El Charco, con più alta produzione di coca in tutto il paese, il batterista ha prima incontrato Sotero Ricolta, un agricoltore che coltiva coca da sei anni, poi a Bogotà è stata la volta di uno spacciatore che ha spiegato ad Alex la lunga strada della coca dal Sudamerica all’Europa. Infine il giovane britannico ha intervistato un killer a contratto, utilizzato dai narcotrafficanti quando necessario. L’uomo è morto poco dopo l’intervista. Ad Alex è rimasto l’insegnamento di questo viaggio: “Non pensavo che il ciclo della droga fosse così terribile, è tutto diverso dalla striscia che ti offrono ad un party qualsiasi a Notting Hill”. Il Presidente Uribe, lui, spera che James abbia imparato la lezione e che possa spiegarla agli altri 800 mila consumatori britannici. [...]

Il 8 Febbraio 2008 alle 8:49 Alex James, da rockstar cocainomane confesso a testimtestonial anti-droga » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] E prendete un paese come la Colombia, tra i massimi produttori di coca al mondo, e il suo Presidente, Alvaro Uribe, desideroso di ripulire la sua immagine in passato più volte accostata al narcotraffico e al paramilitarismo. Ora frullate il tutto. Sì, perché è proprio quello che è successo davanti alle telecamere della tv britannica. Alex, 39 anni, è stato invitato da una lettera inviatagli dal presidente Uribe in persona a visitare proprio quel paese da cui proveniva la droga che poi consumava tranquillamente nelle sue dannate, e forse anche un po’ annoiate, serate londinesi. Il giro colombiano è stato ricco di appuntamenti e molto educativo. Nella regione di El Charco, con più alta produzione di coca in tutto il paese, il batterista ha prima incontrato Sotero Ricolta, un agricoltore che coltiva coca da sei anni, poi a Bogotà è stata la volta di uno spacciatore che ha spiegato ad Alex la lunga strada della coca dal Sudamerica all’Europa. Infine il giovane britannico ha intervistato un killer a contratto, utilizzato dai narcotrafficanti quando necessario. L’uomo è morto poco dopo l’intervista. Ad Alex è rimasto l’insegnamento di questo viaggio: “Non pensavo che il ciclo della droga fosse così terribile, è tutto diverso dalla striscia che ti offrono ad un party qualsiasi a Notting Hill”. Il Presidente Uribe, lui, spera che James abbia imparato la lezione e che possa spiegarla agli altri 800 mila consumatori britannici. [...]

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