L’ isolato 5100 del quartiere West Outer Drive di Detroit ha rappresentato per quarant’anni - secondo il Wall Street Journal - un modello per la middle class statunitense: famiglie proprietarie di casa, prati curati, aiuole pettinate, villette in stile coloniale perfetto corollario a un american way of life rispettato e anche invidiabile. Questa primavera, quando la crisi dei mutui subprime ha cominciato a farsi sentire sulle finanze di migliaia di nuclei americani, alcune famiglie dell’isolato hanno cominciato ad affogare nei debiti. A non farcela più a pagare una rata mensile cresciuta, nel giro di pochi mesi, di oltre il 30%. Sono apparsi, anche qui a Detroit, i primi segnali di incuria. A cominciare proprio dai giardini davanti alle case: erba sempre più alta, automobili sempre più sporche, piccole crepe nella facciata delle villette. Segnali di trascuratezza che agli abitanti della zona parlano in modo assai più esplicito di qualsiasi analisi finanziaria. Dice Ms. Hollifield, un’insegnante della Michigan University: “Quando vedo un prato trascurato davanti a una casa capisco immediatamente: non ce la fanno più a pagare”.
I vicini di casa della signora Hollifield stanno perdendo anche la voglia di fare quei piccoli lavori di manutenzione necessari per mantenere quello stile di vita che da sempre caratterizza la middle class. Hanno i creditori alle calcagna. Non pagano la rata da tre mesi. “Ci hanno tolto persino l’onore”, sintetizza April Williams, una donna di 47 anni che vive a West Outer Drive da 11 anni e che condivide, con molte altre famiglie della zona, lo stesso destino. Un destino che porta a volte verso la miseria, altre volte, verso una discesa negli inferi, rappresentati dai violenti quartieri popolari di Detroit o dalla disoccupazione: “Ho fatto un giro nella zona e in un giorno soltanto - dice Carlton Mc Burrows, consulente per un’associazione che tutela le famiglie indebitate a basso reddito - ho contato quattro case disabitate e i cassonetti rossi dei rifiuti davanti all’ingresso pieni”: il segnale evidente che una banca ha preso possesso dell’immobile. “Abito qui da una vita ma non ho mai visto nulla di simile in trent’anni di vita”, aggiunge. Il problema per quelli che non vogliono perdere tutto è anche quello di riuscire a vendere senza svendere, prima di ritrovarsi con i cassonetti davanti a casa. Un bel problema: perché il quartiere è decaduto e di acquirenti, a West Outer Drive, ce ne sono pochi. E pochi sono quelli che si fidano o accettano di comprare una casa su cui potrebbero esserci delle ipoteche. Non tutti, anche vendendo, riescono poi a rientrare nei debiti. Per capire quello che sta a accadendo in questo ex paradiso della middle class americana basta pensare a un dato: oltre un terzo dei mutuari subprime ha un ritardo di pagamento di oltre 60 giorni. Dopo tre mesi può scattare l’iter che porta al pignoramento. Il sogno americano che si trasforma in un incubo.

La trasformazione visiva di questo quartiere è comunque solo lo spaccato di una crisi che, secondo la stampa americana, ha colpito soprattutto i cittadini di colore e latinos. Gente che - pur di comprare una casa e dare un futuro ai propri figli - è arrivata a indebitarsi per cifre astronomiche, a tassi superiori all’otto per cento (che possono crescere fino al 29,9 per cento grazie a clausole leonine nascoste nelle pieghe dei contratti). Un milione, secondo il Center for Responsible Lending, sarebbero le famiglie statunitensi che hanno già perso la casa negli ultimi otto anni. E non solo. Le famiglie americane sono salite sul luna park dei prestiti ad alto tasso di interesse, anche solo per poter assicurare un’educazione (ovviamente privata) ai propri figli, o adottare uno stile di vita rispettabile e decoroso. Vecchi sogni andati in frantumi. Ora è il momento delle paure e degli avvertimenti, come quello che lancia il Nobel per l’Economia Paul Samuelson: “Non sappiamo se si ripeterà il crack del ‘29, ma i cittadini perderanno gli immobili e crollerà la fiducia nelle banche”. A West Outer Drive questa non è una fosca previsione, ma è la realtà.
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- Martedì 14 Agosto 2007


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