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Stati Uniti: una Nazione fondata sui debiti

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  • Tags: bancarotta, Detroit, Harvard-University, mutui-subprima, prestiti, Stati Uniti
  • 7 commenti

Un dollaro americano  secondo Kevindoley -  Flickr -

Una massa monetaria virtuale, moltiplicata dall’effetto leva degli strumenti derivati, che nel 2006 hanno raggiunto l’astronomica cifra di 380-400 mila miliardi di dollari (dieci volte il pil mondiale). Un mercato finanziario senza bussola che ha bruciato, in due giorni, 428 miliardi di euro nelle piazze europee prima dell’immissione nel sistema di 300 miliardi di euro di liquidità da parte delle banche centrali che sono costrette ogni giorno a foraggiare il sistema. E, in fondo alla piramide, decine di migliaia di risparmiatori statunitensi rimasti bruciati nel ricorso senza regole ai mutui subprime avvenuta in questi anni senza un efficace intervento degli istituti di controllo. I casi emblematici di questa corsa al credito facile sono tanti. Prendete Verifyemployment.net, una società di servizi californiana che vendeva il sogno americano per pochi spiccioli. Per l’esattezza per 55 dollari, il prezzo della commissione in cambio di un documento di lavoro, virtuale, da presentare alle banche per garantire la solvibilità dell’aspirante al credito. Un trucco, un caso tra i tanti - messo in luce dal Financial Times - a dimostrazione di quel cortocircuito che, in questi mesi, ha spezzato le speranze di decine di migliaia di americani, ma ha anche rafforzato la convinzione di Elisabeth Warren, esperta di bancarotte e professoressa di diritto della Harvard University: la società statunitense si regge da sempre sulla rincorsa al credito facile, sul rischio, sull’indebitamento oltre le proprie possibilità. “Pensate che gli Stati Uniti siano stati fondati su basi religiose? - chiede. Vi sbagliate: è stata fondata da coloro che scappavano dai debiti contratti in Europa. E pensate che la corsa al West sia stata fatta solo da americani avventurosi? Vi sbagliate anche qui: è avvenuta grazie a un immenso ricorso ai finanziamenti per andare a cercare fortuna”. Naturalmente - come nel selvaggio West - c’è chi ci guadagna, ma per milioni di risparmiatori è ora venuto il momenti di pagare. Come nel quartiere West Outer Drive di Detroit, un tempo paradiso della middle class americana. I mutui subprime come l’ultima frontiera del sogno americano o se volete della corsa all’ovest. Sono già un milione le famiglie statunitensi, secondo il Center for Responsible Lending, che hanno perso la casa dal 1998 al 2006 per aver fatto ricorso al credito facile offerto dalle migliaia di agenzie sparse su tutto il territorio. Altrettante potrebbero perderla a breve. Annegate nei debiti. Ma anche nell’illusione di potercela fare, un po’ come accadeva nei vecchi film western. Questa volta però senza happy ending.

  • paolo.papi
  • Martedì 14 Agosto 2007
Detroit, là dove la crisi dei mutui è un cassonetto rosso davanti alle case »
« Vacanze e terrorismo: dal Marocco alla Russia, italiani salvi per un soffio

Commenti

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Il 14 Agosto 2007 alle 17:35 Detroit, là dove la crisi dei mutui è un cassonetto rosso davanti alle case » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Stati Uniti: una Nazione fondata sui debiti [...]

Il 14 Agosto 2007 alle 20:30 stuarthwyman ha scritto:

Interessante e ghiotta nota di un commento su Panorama online:
“Una massa monetaria virtuale, moltiplicata dall’effetto leva degli strumenti derivati, che nel 2006 hanno raggiunto l’astronomica cifra di 380-400 mila miliardi di dollari (dieci volte il pil mondiale). Un mercato finanziario senza bussola che ha bruciato, in due giorni, 428 miliardi di euro nelle piazze europee prima dell’immissione nel sistema di 300 miliardi di euro di liquidità da parte delle banche centrali che sono costrette ogni giorno a foraggiare il sistema. E, in fondo alla piramide, decine di migliaia di risparmiatori statunitensi rimasti bruciati nel ricorso senza regole ai mutui subprime avvenuta in questi anni senza un efficace intervento degli istituti di controllo.”

Sopra l’articolo questa “esauriente” foto, che dice e non dice nulla, fine a se stessa, la quale riporta l’immagine-simbolo di un’altra grave piaga che si sta consumando oramai da secoli: il signoraggio, ad opera delle banche centrali, che sono private e non pubbliche come normalmente si pensi.

La Federal Reserve è una banca privata, non è una Banca di Stato, anche se il nome potrebbe trarre in inganno per il “Federal…” che si legge su tutti i biglietti di cifra superiore ad “1 $”.

Definizione di signoraggio: “Il diritto di «signoraggio» è il potere del «signore» di emettere moneta con un valore nominale ampiamente superiore al valore intrinseco e quindi di ricavare un guadagno dalla sovranità sulla moneta. Perché debba farlo una banca privata (qual è Bankitalia S.p.A.) è un mistero.” (da http://www.signoraggio.com/)

Ritornando all’articolo dei mutui subprime, “l’effetto leva degli strumenti derivati” nominato, rientra tra quei prodotti avvallati da banche, venduti, a monte, dalle banche stesse come “prodotti a termine” ad alto rischio/reddito. Per quanto siano stati vanduti a pacchetti, legalmente e regolarmente da chi li avesse comprati, svariate volte, hanno causato un buco che si è ripercosso con effetto domino su tutte le borse del mondo.

Si poteva evitare questa crisi? Si, se non ci fossero stati i continui rialzi di tasso, nell’arco degli anni, tali da rendere impossibile il pagamento delle rate dei mutui.

Quindi, la banca ha concesso i mutui in maniera inoculata, ha “impacchettato tutto” vendendo “derivati” agli investitori, (facendosi dare soldi veri), ha alzato i tassi e i mutuatari non sono riusciti a pagare il mutuo…!

Adesso, in estremis, sta tentando il salvataggio (anzi come dice l’articolo, costretta…) della finanza economica mondiale, immettendo denaro”.

Vuol dire che regalano il denaro, a chi, a me? No, a condizioni sconosciute, immette il denaro che viene restituito immediatamente, producendo comunque altro guadagno. Non solo, prima di arrivare a “immettere denaro”, nelle borse mondiali sono “bruciati”, appunto, 400 miliardi di euro… in realtà questi soldi non sono spariti o volati in fumo, ma per un perverso equilibrio, sono passati da una mano ad un’altra.

La banca, in tutto il ciclo, ha guadagnato dalla fonte… alla foce!
Post su http://bugietotali.blogspot.co.....m/

Il 15 Agosto 2007 alle 9:48 dolphin ha scritto:

Chissà cosa direbbe il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz a proposito di questa vicenda dei mutui subprime con tutte le conseguenze ad essi connesse.Forse sorriderebbe un pò ironicamente e forse, chissà, direbbe che dietro a tutta questa vicenda c’è una miopia tale che neanche un telescopio potrebbe correggere.

Il 15 Novembre 2007 alle 15:09 Stati Uniti, cresce la preoccupazione per le tasse sulla casa » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] La costruzione e la vendita di nuove abitazioni è rallentata dopo la crisi dei mutui subprime, concessi a chi non aveva sufficienti garanzie per pagarli. Meno case, meno denaro nelle casse delle amministrazioni. Sono diverse, però, le ricette per affrontare l’emergenza. A Chicago il governo locale ha annunciato un incremento delle tasse oltre l’11%. Come denuncia l’Atlanta journal constitution, le aliquote potrebbero aumentare per salvare un budget pubblico già disastrato anche ad Atlanta. E nei blog la protesta dei cittadini (e degli elettori) si alimenta di incertezze e malumori. In Florida, invece, è sceso in campo un movimento civico per ridurre l’imposta del 3% sulle proprietà immobiliare, una gabella pagata soltanto da chi ha vissuto in una casa per più di un anno. Un sondaggio rivela che l’umore nello lo Stato guidato da Jeb Bush, fratello del presidente Usa George W. Bush è nero: vorrebbe emigrare la metà degli abitanti nelle regioni meridionali. [...]

Il 17 Gennaio 2008 alle 13:43 Riforma del credito, occhi puntati sulle banche italiane » Panorama.it - Economia ha scritto:

[...] Tango bond, default obbligazioni Parmalat e Cirio e, da ultimo, lo scandalo derivati. Le banche italiane sono ormai sorvegliate speciali. E per fortuna che la crisi dei mutui subprime americani che ha travolto colossi del calibro di Citigroup e Merrill Lynch ha solo sfiorato l’Italia. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali hanno finora risentito in misura limitata delle turbolenze scatenatesi a partire dalla scorsa estate e di conseguenza la redditività nei primi nove mesi del 2007 è rimasta elevata. Il Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) su base annua è sceso di appena un punto rispetto al 2006, attestandosi intorno al 12% . Altrimenti sarebbe stata la fine. [...]

Il 17 Gennaio 2008 alle 21:13 Riforma del credito, occhi puntati sulle banche italiane » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Tango bond, default obbligazioni Parmalat e Cirio e, da ultimo, lo scandalo derivati. Le banche italiane sono ormai sorvegliate speciali. E per fortuna che la crisi dei mutui subprime americani che ha travolto colossi del calibro di Citigroup e Merrill Lynch ha solo sfiorato l’Italia. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali hanno finora risentito in misura limitata delle turbolenze scatenatesi a partire dalla scorsa estate e di conseguenza la redditività nei primi nove mesi del 2007 è rimasta elevata. Il Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) su base annua è sceso di appena un punto rispetto al 2006, attestandosi intorno al 12% . Altrimenti sarebbe stata la fine. [...]

Il 17 Gennaio 2008 alle 21:13 Riforma del credito, occhi puntati sulle banche italiane » eBlog Network - Magazine ha scritto:

[...] Tango bond, default obbligazioni Parmalat e Cirio e, da ultimo, lo scandalo derivati. Le banche italiane sono ormai sorvegliate speciali. E per fortuna che la crisi dei mutui subprime americani che ha travolto colossi del calibro di Citigroup e Merrill Lynch ha solo sfiorato l’Italia. Secondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia, gli istituti di credito nazionali hanno finora risentito in misura limitata delle turbolenze scatenatesi a partire dalla scorsa estate e di conseguenza la redditività nei primi nove mesi del 2007 è rimasta elevata. Il Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) su base annua è sceso di appena un punto rispetto al 2006, attestandosi intorno al 12% . Altrimenti sarebbe stata la fine. [...]

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