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Come in un’esecuzione della Chicago anni Venti, sei italiani sono stati trucidati a Duisburg, nel Nord Reno-Vestfalia, Germania dell’ovest. Tutti uomini di origine calabrese, avevano tra i 17 e i 39 anni: sono stati trovati in due auto in sosta vicino alla stazione della città, a due passi dal ristorante italiano Da Bruno dove avevano festeggiato un compleanno. La polizia tedesca è arrivata intorno alle 2.30 dopo che alcuni cittadini avevano segnalato di aver sentito gli spari.
Secondo le prime indiscrezioni degli investigatori, le vittime e i killer di Duisburg sarebbero legati alle famiglie degli Strangio-Nirta e dei Pelle-Romeo, in contrasto nell’ambito di una faida tra cosche della ‘ndrangheta della piana di san Luca. Per questo un gruppo di investigatori dell’Interpol e della squadra mobile di Reggio Calabria è già in viaggio per affiancare i colleghi tedeschi. Non si era mai assistito finora a una strage di questa portata e mai un commando di killer aveva agito con tanta violenza all’estero. Ma la faida tra i due gruppi ha una storia lunga e sanguinosa.
Tutto inizia nel febbraio 1991 con un banale lancio di mortaretti, in occasione dei festeggiamenti del Carnevale, ma ne seguì una rissa, che in terra di ‘ndrangheta può essere una dichiarazione di guerra. E lo fu.
Nelle ore successive scattò il primo agguato contro i componenti della famiglia Nirta-Strangio: due morti e due feriti. Da allora ci furono una serie di omicidi che si trascinarono fino al 2000. Da quell’anno la faida ha registrato una lunga pausa, che si è interrotta nel 2006, con l’omicidio, il giorno di Natale, di Maria Strangio, 33 anni, moglie di Giovanni Nirta, considerato uno dei capi del gruppo alleato con gli Strangio.
L’uccisione di Maria Strangio ha provocato la riapertura della faida, che da quel giorno ha registrato altri cinque omicidi e sei tentati omicidi.
L’ultimo il 3 agosto scorso, con l’agguato contro Antonio Giorgi, ucciso a colpi di fucile mentre si trovava in un terreno di sua proprietà.
Complessivamente, con i sei morti di questa mattina in Germania, le vittime delle vendette incrociate sono diventate 15.
LEGGI ANCHE: Visto dai tedeschi: i crimini degli immigrati italiani - Strangio, un cognome traccia la linea di sangue che divide San Luca - Guarda la GALLERY
La strage di ferragosto e la faida di San Luca nel VIDEO servizio di RaiNews24
Il VIDEO servizio Ansa sulla strage a Duisburg
Il VIDEO servizio Ansa su San Luca
- Mercoledì 15 Agosto 2007

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Commenti
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Il 15 Agosto 2007 alle 12:48 Carlalberto Iacobucci ha scritto:
La vendetta non conosce tempo e luogo. Sono sei le vittime italiane uccise in maniera selvaggia.Per ora si presume siano appartenenti ad un clan malavitoso. Avremo in seguito sia l’autenticità come i dettagli, Tuttavia è opportuno ricordare che la vita non ha alcun prezzo e come nulla fosse vieni mandato all’altro mondo in maniera imprevedibile. Questo Mondo appartiene ad altri ma non a me.
Il 15 Agosto 2007 alle 17:40 Strangio, un cognome traccia la linea di sangue che divide San Luca » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Ma , forse proprio perché in Calabria adesso sarebbe stato più difficile colpire, l’ennesimo atto di quella lotta per l’annientamento fratricida è andato in scena a Duisburg. Secondo la polizia di Reggio Calabria, i sei uomini assassinati in Germania sono da considerarsi vicini al clan Pelle-Vottari-Romeo. E non devono trarre in errore in nomi del gestore della pizzeria Da Bruno, dove è avvenuta la mattanza, e di una delle vittime. Giovanni Strangio, il ristoratore, e Sebastiano Strangio, il morto. Quando si tratta di rispondere colpo su colpo nella faida senza fine, le lontane parentele o le omonimie non contano più. [...]
Il 15 Agosto 2007 alle 21:14 wampierre ha scritto:
buona sera. sono wampierre, sono cittadino italiano, e da ben 33 anni risiedo nella republica federale tedesca. una terra che mi sta a cuore quanto me lo é l’italia tuttora.
procedo in media res.
questa notte, dato che io sono traduttoe tecnico lavoro solo di notte, verso le tre appresi dal sito internet dek DER SPIEGEL [un settimanale che da sempre é protervo verso entrambi, sie l'italia che gli italiani, come del resto lo sono quasi tutti i settimanale tedeschi, ribadisco, pur troppo]la prima notzia riguardante il fatto riprovevole accaduto a duisburg, fatto che giustamente non dovrebbe essere successo a duisburg, poichè, e qui mi affianco alla pubblica opinione tedesca, queste cose non devono succedere in così detta casa altrui.
ciò che però mi fece saltare la mosca al naso, leggendo poi altri articoli del DER SPIEGEL riguardanti il caso di duisburg, è il fatto, che come al solito, la stampa tedesca, che una buona stampa non lo é, punta volentieri il dito verso i malanni altrui, dimenticando di proposito di indicare, che in germania esiste, con buone ed evidenti prove, una mafia puramente tedesca, appunto nell’est del paese ed al suo nord, appunto le proprie disgrazie delle quale mai si vuole sapere niente … come per esempio, il collegamento tra il senato di amburgo e il settore delle luci rosse nei bordelli di sankt pauli [amburgo] oppure la tenaglia del racket della prostituzione in sassonia, che sconvolse non poche settimane fa dresda, racket che addirittura e interdettamente é legato stretto stretto alla rinascita dell nazionalsocialismo dell’est del paese. francamente mi dispace dover scrivere la caratterizzazione di queso commento, ma IL MIO punto di vista è, che tanti italiani in germania vengono messi alla stessa e medesima stregua di criminali, che di italiano [ed anche di tedesco] hanno solo il passaporto e niente altro. e su questo punto bisogna urgentemente educare nel vero ed unico senso del termine la stampa e l’opinione pubblica tedesca.
in chiusura una piccola precisazzione; la faida, non è, così come comunemente pensato, un rito ed una invenzione “italiana”, ma bensí una circostanza germanica, portata dalle tribú germaniche, che invasero l’impero romano occidentale. faida in tedesco viene tradotto come fehde, termine giá di per se esistente nell’ alto medio evo germanico.
La stampa tedesca deve in fine capire, che la germania non è quel paradiso terrestre, il perduto elysium, la quale la si vuol sempre credere, ma bensí una nazione come tante altre, una bella nazione, con pregi ed anche difetti.
buona sera, da wampierre
Il 16 Agosto 2007 alle 20:58 Boemi: non c’è padrino che possa imporre una tregua ai clan ionici » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Questi sei morti ne chiamano almeno sette”. Salvatore Boemi non è tipo che si nasconda dietro le parole. E quando si parla di ‘ndrangheta poche persone in Italia ne sanno più di lui. Coordinatore della Direzione distrettuale Antimafia di Reggio ha una lunga storia di lotta ai clan in Calabria, che proprio per questo gli hanno recapitato più d’una volta minacce di morte. Commenta con Panorama.it la strage di Duisburg e descrive gli scenari, drammatici, che si aprono adesso. Per la Calabria e non solo. Si poteva immaginare un’azione tanto feroce della ‘ndrangheta, per di più all’estero? Quando ho ripreso servizio alla Dda, alcuni mesi fa, leggendo le carte che mi sono state messe a disposizione, l’omicidio di Maria Strangio a Natale mi è saltato subito agli occhi. L’uccisione di una donna o di un bambino sono capaci di suscitare un odio supplementare anche nella faida più violenta e determinano la necessità di una risposta ancor più eclatante. Per questo mi sono permesso di consigliare ai carabinieri, che sono gli unici a operare sul campo nella zona di San Luca, di avviare attività ancor più intense e particolari. Ma proprio per questo, la vendetta è scattata all’estero. Quello che è accaduto non è casuale. Agire in Europa, e anche farlo a Ferragosto, quando i politici sono in vacanza e i media danno ancora più risalto alla strage, è una decisione presa con lucidità per creare un effetto traumatico, per dare un segnale forte: per questa, che tra le mafie è la più tradizionale, era quasi un obbligo morale rispondere con un pluriomicidio che avesse la sua chiara firma. Che succederà ora? Questi sei morti, ne chiamano sette. E’ una faida aperta su cui è difficile intervenire. I clan ionici sono refrattari a qualsiasi tipo di accomodamento. A Reggio Calabria c’è una sorta di pax mafiosa proprio perché l’hanno decisa i sanlucoti e i sinopolesi: sono le famiglie della grande montagna che si impongono in città. Ma nel loro territorio la regola della faida prevale. Non c’è quindi un padrino che possa imporre la tregua? Nel sistema federalista della ‘ndrangheta, la vendetta e la ritorsione sono una delle prime norme previste dal codice mafioso. Nessuno oserà suggerire di abbassare il livello dello scontro anche se, certo, questa mattanza, e l’esplosione del caso ‘ndrangheta in tutto il mondo, darà fastidio a qualcuno. Ad esempio? Alla mafia bianca, quella che condiziona l’economia e preferisce che i fenomeni criminali restino nell’ombra. Non escludo che si vendano qualcuno, per placare le acque. Ma poi la faida continuerà. Sa cosa è agghiacciante? Cosa? Per anni, l’antimafia calabrese ha pontificato che ormai la ‘ndrangheta avesse un impero economico da tutelare e che perciò fosse cambiata che non aveva interesse a delinquere in modo evidente. La strage di Duisburg è una batosta per questa interpretazione. I boss di queste parti continuano ad ammazzarsi anche con il coltello. E non c’è nessun padrino in grado di dire ai clan ionici “State al posto vostro”. Dunque, con San Luca presidiato e gli uomini del paese lontani dalle loro case, la vendetta potrà colpire ovunque. C’è un problema di ordine pubblico. Non siamo in grado di garantirlo in Calabria, figuriamoci in Italia o nel resto d’Europa. I killer però non sbagliano: sparano al momento giusto (anche in Germania hanno colpito tutte persone che c’entravano qualcosa) e evitano di entrare in conflitto con i siciliani o i napoletani. Si può sperare nel cedimento di qualche componente di queste famiglie devastate, di una madre che vuole fermare il destino di morte dei suoi figli? Non in quello che io chiamo il triangolo della morte: tra San Luca, Platì, Natile di Careri dove c’è il gotha della mafia ionica. Lì non parla nessuno, non ci sono cedimenti, non abbiamo mai avuto nessuna forma di collaborazione con la giustizia. Davvero tutto questo nasce da un lancio di uova a Carnevale degenerato in rissa? Lo scontro non è direttamente legato a un fatto economico, ma non c’è dubbio che nasconda una gara conquistare il maggior prestigio sul campo. Questa violenza è funzionale ai boss che vogliono imporsi sul potere politico locale. D’ora in poi, quando vorranno infiltrarsi in qualche business potranno sfoggiare il biglietto da visita con su scritto “noi siamo quelli di Duisburg”. E lo Stato non potrà fare nulla? Adesso si stanno muovendo tutti, tutto il mondo si è accorto della ‘ndrangheta. Ma per ora generano più confusione che altro. Comunque, io sono qua ancora sei mesi: qualcosa di sicuro, vedrete che la faremo. Basta che poi non ci ritirano fuori le scarcerazioni facili e il garantismo… [...]
Il 17 Settembre 2007 alle 12:18 A San Luca ritorna la normalità. Perché così vuole la ‘ndrangheta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] “Dal 3 settembre il paese è rifiorito, è tornato come me lo ricordavo. Non ne conosco il motivo, ma è successo”. Giuseppe Maviglia è il nuovo preside della scuola media di San Luca (Reggio Calabria) e da fine agosto ha ripreso a lavorare nel paese della locride dove aveva insegnato per circa vent’anni. Non bisogna, però, essere sanlucoti per rendersi conto che in questo paese, dove la ‘ndrangheta è il vero stato, qualcosa è cambiato. Panorama.it era salito ai piedi dell’Aspromonte a marzo, in piena faida, tre mesi dopo l’uccisione di Maria Strangio, avvenuta il giorno di Natale. Allora San Luca era un paese fantasma. I bambini delle famiglie coinvolte nella guerra di mafia erano stati ritirati dalle scuole, i maschi adulti, per evitare le ritorsioni, avevano abbandonato le loro abitazioni, le tapparelle abbassate lasciavano le case senza sole. Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco. Poi, come rivelato da Panorama, nel numero in edicola (qui il .pdf), il 2 settembre, quando gli uomini della ‘ndrangheta festeggiano la Madonna della montagna, gli esponenti delle famiglie più influenti, in una località segreta, hanno imposto la tregua per riprendere i loro traffici, messi a rischio dall’ondata repressiva scatenata dalla mattanza in terra tedesca. Senza bisogno di giornali e tv, la notizia è entrata come una freccia nelle case di San Luca. E gli abitanti sono usciti dal letargo, da un inverno che durava dal 25 dicembre, il sangue ha ripreso a circolare nelle vene anziché nelle strade. Adesso i bar sono di nuovo pieni, si rivedono in giro i ragazzi, le auto riempiono nuovamente le strade senza timore di rappresaglie. I sanlucoti escono da casa (quasi) sicuri di tornarci. Nel vicoletto dove vive una delle famiglie coinvolte nella faida, quella dei Vottari, è un viavai di persone, come non succedeva da mesi. A San Luca, la vita è ripresa. Nonostante tutto. [...]
Il 17 Settembre 2007 alle 13:48 NDRANGHETA TODAY – Edizione del17 Settembre « Calabria Indipendente - La Libertà della Notizia ha scritto:
[...] Fuori, solo le strade vuote e i buchi delle raffiche dei mitra sui muri e sui cassonetti della spazzatura. Dopo la strage di Duisburg di Ferragosto la situazione, se possibile, era peggiorata: il paese sembrava un miraggio tremolante nell’afa d’agosto, il set del remake di Mezzogiorno di fuoco. In giro solo le forze dell’ordine. La strada da Bovalino a San Luca era una via crucis di posti di blocco. [...]
Il 18 Dicembre 2007 alle 9:12 Strage di Duisburg: quattro arresti. Ma resta latitante il killer degli Strangio » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Quattro arresti tra Calabria e Germania per la strage di Duisburg, ma è sfuggito il principale ricercato, uno di quegli Strangio che la faida di San Luca l’ha alimentata a colpi di cadaveri. Le forze di polizia italiane e tedesche avevano in mano cinque ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal giudice antimafia calabrese nei confronti di altrettanti presunti membri della cosca Nirta-Strangio che da anni si contrappone a quella dei Pelle-Vottari per il controllo degli affari di ‘ndrangheta a San Luca e non solo. Ma finora sono stati arrestati solo in quattro, con le accuse di “strage, associazione di tipo mafioso, operante in Italia ed in Germania, nei territori di Kaarst e Duisburg, finalizzata alla commissione di omicidi, al traffico di armi ed altri gravi reati”, come si legge in una nota della polizia. Due uomini di ‘ndrangheta sono finiti in manette in Italia, due in Germania. Resta latitante Giovanni Strangio, già ricercato dalle autorità tedesche per la strage di Duisburg. Dalla mattanza di Ferragosto quando sei italiani di origine calabrese (legati ai Pelle-Vottari) vennero uccisi in una pizzeria, il 30 agosto erano già state arrestate 3 persone coinvolte nella faida. Nella nota, la polizia italiana scrive che a Strangio “anche l’autorità giudiziaria italiana contesta il reato di strage, sulla scorta delle risultanze investigative emerse dal lavoro svolto da una apposita task force, composta da investigatori del Servizio centrale operativo, del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia, della Squadra mobile di Reggio Calabria e della polizia tedesca, costituita a Duisburg”. [...]
Il 1 Luglio 2008 alle 10:22 Reggio Calabria, blitz contro la ‘ndrangheta » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Scatta l’operazione “Alba e tramonto” contro la ‘ndrangheta, in provincia di Reggio Calabria: la polizia sta eseguendo 31 ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettante persone accusate di avere fatto parte di un’organizzazione criminale impegnata nel traffico di droga, e attiva in quattro regioni: Calabria, Lazio, Toscana e Piemonte. Durante le indagini sono stati numerosi i sequestri di eroina, hascisc, cocaina, marijuana. A gestire il traffico di stupefacenti sarebbero state alcune cosche della ‘ndrangheta nella fascia tirrenica della provincia reggina. Tra le persone arrestate vi sono presunti affiliati alle cosche Nirta-Strangio di San Luca, Petullà-Ladini di Cinquefrondi e Squillace di Polistena: il commercio di stupefacenti avveniva sia nella piana di Gioia Tauro che nella Locride. I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip di Reggio Calabria su richiesta della procura antimafia. [...]
Il 13 Marzo 2009 alle 10:37 Arrestato Strangio, superlatitante della strage di Duisburg » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Il superlatitante Giovanni Strangio, 30 anni, è stato arrestato ieri sera ad Amsterdam dalla polizia insieme al cognato, Francesco Romeo: è accusato di essere stato l’organizzatore e l’esecutore materiale della strage di Duisburg, in cui furono assassinate sei persone. Le vittime della strage, avvenuta davanti il ristorante da Bruno il giorno di Ferragosto del 2007, erano tutte appartenenti alla cosca Pelle-Vottari, contrapposta a quella dei Nistra-Strangio nella faida di San Luca (Reggio Calabria): Sebastiano Strangio, di 39 anni, titolare del ristorante “da Bruno”; i fratelli Francesco e Mario Pergola, di 20 e 22 anni, che lavoravano nel ristorante; Marco Marmo, di 25, Tommaso Venturi, di 18, e Francesco Giorgi, di 17. Ad agire fu un commando della ‘ndrangheta arrivato da San Luca composto da almeno quattro persone. I complici di Giovanni Strangio nell’esecuzione della strage non sono stati ancora identificati, ma la polizia sarebbe da tempo sulle loro tracce. I due arresti sono stati compiuti “grazie all’impegno dei ragazzi della squadra mobile di Reggio Calabria e dello Sco di Roma”, ha commentato Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, tributando agli investigatori “un plauso particolare”. Strangio, inserito nell’elenco dei 30 latitanti più pericolosi, è stato bloccato dalla polizia nella città olandese mentre era in compagnia della moglie e del figlio. Secondo l’accusa, compì la strage per vendicare l’assassinio della cugina, Maria Strangio, uccisa a San Luca il giorno di Natale del 2006. Una delle vittime della strage, Marco Marmo, infatti, era sospettato di essere il responsabile dell’uccisione di Maria Strangio nell’agguato in cui restò ferito anche il nipote di cinque anni della donna. Secondo quanto è emerso dalle indagini, obiettivo dell’agguato in cui morì Maria Strangio sarebbe stato, in realtà, il marito della donna, Giovanni Nirta, considerato uno dei capi della cosca Nirta-Strangio. Gli investigatori, dopo la strage di Duisburg, grazie alla collaborazione di una testimone, tracciarono l’identikit di uno dei possibili responsabili della strage. E alla fine di agosto identificarono in Giovanni Strangio uno dei presunti esecutori.Strangio era stato scarcerato pochi mesi prima della strage dopo essere stato arrestato perche’ trovato in possesso di una pistola ai funerali di Maria Strangio. Era stato lui ad esprimere i maggiori propositi di vendetta per l’agguato contro Giovanni Nirta costato la vita alla moglie di quest’ultimo. Giovanni Strangio, in Germania, era titolare di due pizzerie considerate dagli investigatori basi logistiche per gli affari della ‘ndrangheta in Germania. Lo stesso ristorante da Bruno, davanti al quale avvenne la strage di Duisburg, sarebbe stato utilizzato dalla cosca Pelle-Vottari per nascondere armi. Romeo, arrestato insieme Strangio, era ricercato dal 1997 con l’accusa di traffico internazionale di droga. [...]
Il 13 Marzo 2009 alle 14:41 Preso Strangio, soddisfazione Cortese: specialista in super latitanti » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Nel suo curriculum ha Bernardo Provenzano (l’11 aprile 2006: il suo successo più grande), Giuseppe De Stefano, Gioacchino Piromalli (e tutto il clan), Rocco Gallico, Achille Palmi. Li ha presi tutti Renato Cortese, lo specialista nella cattura dei latitanti (qui una sua intervista VIDEO). È il capo della Squadra mobile di Reggio Calabria che ha arrestato Giovanni Strangio. Quarantaquattro anni, originario di Santa Severina (Crotone), in polizia da oltre 20 anni, è stato a lungo a Palermo, dove ha diretto la Squadra mobile. È passato poi al Servizio centrale operativo (Sco), incarico nel corso del quale ha arrestato Provenzano. Dopo l’arresto del boss di Cosa nostra, Cortese, promosso per meriti di servizio primo dirigente, nel 2007 è stato nominato dirigente della Squadra mobile di Reggio Calabria, dove ha coordinato le indagini sulla faida di San Luca e sulla strage di Duisburg del giorno di Ferragosto del 2007. “La determinazione e la caparbietà” ha detto Cortese, raccontando l’esperienza della cattura di Provenzano “sono essenziali per raggiungere un obiettivo. Alla fine vengono sempre premiati e non bisogna mai arrendersi davanti alle prime difficoltà”. E anche nell cattura di Strangio queste armi hanno pagato: “Giovanni Strangio risiedeva in un quartiere ubicato a nord-est di Amsterdam. Poco dopo le 23.15 è iniziata l’operazione”, racconta Renato Cortese nel corso di una conferenza stampa stamattina a Reggio Calabria, presenti il questore ed il procuratore della repubblica, Santi Giuffrè e Giuseppe Pignatone. “Nell’appartamento” ha proseguito Cortese “ha fatto irruzione la polizia olandese ed i nostri uomini. Dentro abbiamo individuato Giovanni Strangio, con la moglie e il figlio e uno dei suoi cognati, Francesco Romeo, latitante dal 1997. A loro siamo giunti ricucendo una serie infinita di elementi probatori, fino a chiarire, già nel dicembre 2007, il coinvolgimento di almeno 50 persone nella faida di San Luca. Tutto questo è stato anche possibile perché siamo riusciti a diventare un unico team investigativo insieme ai colleghi delle polizie tedesca e olandese. Abbiamo quindi sottoposto a vaglio investigativo centinaia di nomi, di targhe di auto e di bigliettini. Poi, dopo il 23 novembre 2008, dopo avere individuato Francesco Romeo lo abbiamo pedinato a lungo fino ad individuare l’appartamento in cui viveva ad Amsterdam e quindi abbiamo monitorato a lungo l’abitazione e finalmente dopo diversi giorni da lì usciva Giovanni Strangio. Si muoveva con cautela travisandosi con occhiali e cappellino e conducendo una vita assolutamente irreprensibile. Quando abbiamo avuto la certezza della sua identità ci siamo confrontati con la polizia olandese ed abbiamo agito di conseguenza. Voglio sottolineare che sono stati mesi di duri sacrifici di cui sono stati protagonisti gli uomini della squadra mobile da me diretti, tra i quali, il vicequestore Renato Panvino ed il commissario Francesco Stampecchia. Oggi, con l’arresto di Giovanni Strangio abbiamo fissato un punto fermo per la chiusura delle indagini sulla strage di Duisburg”. Gli inquirenti hanno trovato in casa almeno un milione di euro in contanti. La rivelazione è venutadalla polizia di Duisburg durante una conferenza stampa tenuta venerdì mattina nella città tedesca. Oltre ai contanti, nell’appartamento di Amsterdam, al secondo piano di una palazzina con sette appartamenti in tutto, c’erano inoltre alcuni passaporti falsi e un apparecchio per realizzarli. [...]
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