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“Un orrore, sono disperata. Ero con la mia bambina e in quel momento la terra ha iniziato a tremare”. Scoppia a piangere Ana Rodríguez, intervistata da Panorama.it e alla ricerca disperata della figlia di 5 anni rimasta travolta dalle macerie nell’abitato di Pisco, dove il 70 per cento delle case sono andate distrutte. Capitale della regione di Icá, la più colpita dal sisma delle 0.41 di stamane (le 18.41 di ieri sera in Perù), a Pisco è stato immediatamente dichiarato lo stato d’emergenza da parte del presidente peruviano Alan García che, in un discorso a reti unificate teletrasmesso alla nazione ha lanciato un appello disperato: “Tutti i poliziotti devono scendere in strada per aiutare, gli ospedali della polizia, dell’esercito e quelli convenzionati alla sicurezza sociale del paese devono dare a tutte le vittime assistenza gratuita, siano essi o meno in possesso di un’assicurazione medica privata”.
Immediatamente lo sciopero dei medici che avevano incrociato le braccia da settimane per chiedere salari migliori è stato interrotto, e migliaia di camici bianchi si sono messi a disposizione delle migliaia di feriti che necessitano di cure urgenti. Pisco, la città del Pisco Sour, la bevanda nazionale peruviana, e culla delle civiltà precolombiane Paracas e Nazca, oggi è una città fantasma dove si sta scavando disperatamente tra le macerie della chiesa principale, crollata mentre si stava celebrando la messa. Ancora non si conosce il numero esatto delle vittime (per ora la cifra ufficiale è di 337, con oltre 1300 feriti) e l’unica cosa sicura è che agli angoli delle strade di Pisco le squadre di soccorso stanno accatastando corpi senza vita.
Certo, adesso bisogna pensare ai morti e soprattutto ai feriti, ma le polemiche sono già dietro l’angolo. E se la scienza dice che i terremoti non si possono prevedere è vero anche che l’emergenza scattata in Perù in queste ultime ore per il sisma che ha colpito la zona a sud della capitale Lima avrebbe potuto avere un’altra forma e altri effetti se solo ci fossero state condizioni differenti. È mancato, infatti, da parte dell’Indeci, l’Instituo Nacional de defensa civil, la protezione civile locale, un vero piano d’emergenza nazionale e si teme per la gestione dei soccorsi.
Eppure non è la prima volta che il Perù vive una situazione del genere, visto che è considerato dagli esperti di tutto il mondo un paese ad alto rischio sismico, come del resto i vicini Ecuador e Cile. Il sisma più devastante degli ultimi anni è stato quello del 31 maggio 1970, quando le regioni a nord di Lima furono colpite da un terremoto di magnitudo 7,5. Il bilancio fu pesante: 75 mila morti e intere città e villaggi completamente distrutti. L’ultimo in termini cronologici, invece, è stato registrato il 25 settembre 2005, quando sette gradi Richter misero in ginocchio il nord est del Paese. Bilancio meno tragico del precedente, cinque morti e 2500 senzatetto ma quella zona, considerata poverissima, ha fatto fatica a riprendersi da allora.
Stavolta, invece, cos’è accaduto? In assenza di un vero piano d’emergenza nazionale il Perù si è fatto prendere dal panico e ognuno ha dato l’allarme che ha voluto. Alex Kouri, governatore della regione di Callao, il distretto in cui si trova l’aeroporto della capitale e che dista 14 chilometri dal centro di Lima, ha pensato bene di allertare la popolazione, con l’intento di calmarla, dicendo che oltre al terremoto si era abbattuto sul paese anche uno tsunami. Informazione corretta ma… impropria. Era stata infatti lanciata un’allerta tsunami dallo statunitense Pacific Tsunami Warning Center non solo per il Perù ma anche per Cile, Ecuador e Colombia. Allarme poi rientrato. Il sindaco Callao, tuttavia, ha poca colpa.
In Perù manca da anni, infatti, un piano d’emergenza e di evacuazione in caso di terremoto. L’ex presidente Alberto Fujimori, dal suo paese d’origine, il Giappone, non ha voluto prenderlo neanche in prestito. E non solo: sui soccorsi pesano adesso le accuse dell’ISDR, l’International Strategy for Disaster Reduction delle Nazioni Unite che già in un rapporto relativo al terremoto del 2001 denunciava l’incapacità di coordinamento e di gestione dei soccorsi in Perù per emergenze di questo tipo. Il sisma che si è abbattuto stanotte ha interrotto strade e telecomunicazioni e, per muoversi, gli aerei costano. L’unica speranza per il Perù adesso è rappresentata dalla comunità internazionale che ha già attivato numerose linee di intervento, mentre Papa Benedetto XVI ha lanciato un appello di solidarietà alle popolazioni peruviane colpite dal terremoto.
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- Giovedì 16 Agosto 2007


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Commenti
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Il 18 Agosto 2007 alle 11:08 Terremoto: con gli aiuti al Perù la prima volta degli Stati uniti d’America Latina » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Emblematico poi il caso del Cile. Prima del sisma il governo di Santiago si era scontrato con quello di Lima, colpevole di aver pubblicato per vie ufficiali una mappa dell’Oceano Pacifico che rivendicava come peruviani 5mila chilometri quadrati di acque territoriali tradizionalmente considerate territorio cileno. In seguito al terremoto la stessa Michelle Bachelet, la “presidenta” come la chiamano a Santiago, ha dichiarato di voler mettere da parte ogni dissidio politico e di essere pronta a fornire tutti gli aiuti di cui il suo omologo peruviano Alan Garcia oggi ha più che mai bisogno per far fronte all’emergenza. LEGGI ANCHE: La fragile rete che deve gestire l’emergenzaAmerica Latina, continente di terremoti - Guarda la GALLERY e il VIDEO servizio: var flashObject = new FlashObject(”http://blog.panorama.it/video/ansa/player/test_dart.swf?flvName=http://gallery.panorama.it/albums/userpics/10025/m200708161240.flv&videoAds=http://ad.it.doubleclick.net/pfadx/panorama.mondadori.com/video;sz=320×240;ord=358281028329″,”fm_video;sz=320×240;ord=358281028329″,”336″,”300″,”6″,”",”",”",”",”"); flashObject.write(”fo_targ_video;sz=320×240;ord=3582810283291376567227″); [...]
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