Contempling from Gaza - Palestinesi al buio: e ora…che?
Di nuovo senza luce. Un anno fa, a ottobre, l’unica termocentrale di Gaza è stata bombardata dagli F16 israeliani. Per quattro mesi abbiamo imparato a convivere con l’elettricità razionata: otto ore di luce e otto ore di buio. Persino fare il bagno ai bambini o studiare è diventato un problema.
Naturalmente è successo prima del Ramadan, il mese in cui - essendo abituati a mangiare al tramonto - potevamo anche cavarcela senza troppi disagi. Ebbene: ci siamo abituati persino a mangiare a lume di candela, ma, mai e poi mai, abbiamo creduto che tutto questo fosse romantico. Un anno dopo, e sempre prima del Ramadan (che coincidenza!), abbiamo lo stesso problema: l’Europa ha deciso di sospendere le forniture di benzina con cui vene alimentata la termocentrale. Risultato: questa volta c’è luce quattro ore al giorno e per di più quando sono al lavoro. Ancora una volta la gente di Gaza subisce una punizione collettiva a causa dell’agenda politica che viene imposta sopra la nostra testa. La gente ne paga le conseguenze. Mio marito, per farvi un esempio, ha guidato ieri senza meta, alla ceca, per le strade di Gaza nella speranza di arrivare incolume a casa. Il suo racconto aveva un ché di gotico. In realtà, vi chiedo: che cos’altro possiamo dire al mondo e ai nostri leader se non di avere pietà di noi?
Contempling from Gaza - Educare un figlio: mai fare promesse che non si possono mantenere
Quando i miei figli sono nati, pensavo che sarebbe stato semplice insegnar loro come comportarsi, quali erano le cose da fare e le cose da evitare. Pensavo. Mia figlia mi ha chiesto l’altro giorno a bruciapelo: “Hai detto che ci avresti portato in Egitto a vedere lo zoo con l’elefante. Mi hai raccontato una bugia”. Sì, ha usato il termine bugia! Ma davvero volevo portare i miei figli in Egitto l’estate scorsa. Non è stato possibile perché Elmabar, la frontiera di Rafah, è chiusa. Come si può spiegare a un bambino che non si può fare una cosa a causa delle limitazioni politiche? Qualche giorno dopo mi è capitato di captare un colloquio di mia figlia con mia sorella. Le diceva. “Non possiamo andare in Egitto perché Elmabar è chiusa”. Naturalmente non sa nemmeno che cosa sia una frontiera. È proprio vero: quello che i bambini imparano prima a Gaza è il nostro senso di impotenza, la nostra condizione di prigionieri. Non fate promesse che non potete mantenere. Soprattutto con i bambini.
- Mercoledì 22 Agosto 2007


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