di Alberto Toscano - da Parigi
L’Eliseo ha ribadito la sua propensione per il divide ed impera nei confronti della gauche: ben sei membri dell’attuale governo di centrodestra provengono dal Partito socialista, che si è affrettato ad espellerli, e le due commissioni volute da Sarkozy – quella sulla riforma istituzionale e appunto quella sulla “liberazione della crescita” a cui è stato chiamato a partecipare anche Franco Bassanini – vedono in primo piano due socialisti storici come Jack Lang e Jacques Attali. Ma un ruolo di primo piano lo avrà anche il giornalista Georges-Marc Benamou, un tempo vicinissimo a Mitterrand, e per la poltrona di presidente del Fondo monetario internazionale (Fmi) circola il nome del dirigente del Ps Dominique Strauss-Kahn. I destinatari di queste generose avances di Sarkozy (che ha pensato a Bassanini anche perché, appartenendo alla sinistra italiana, lo accredita come un presidente super partes e imparziale) hanno accettato gradi diversi di coinvolgimento nella sua politica: si va dalla piena intesa tra l’Eliseo e i membri del governo al mantenimento delle vecchie differenze, come nel caso di Strauss-Kahn, destinato a un incarico internazionale. Ma la strategia del sorriso di Sarkozy verso le migliori menti della sinistra francese (e anche europea) è vista con comprensibile irritazione dal vertice socialista.
- Mercoledì 22 Agosto 2007
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Il 23 Agosto 2007 alle 16:14 Bassanini: vado in Francia a fare la rivoluzione che Prodi non vuole » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Questa volta invece, professor Bassanini, l’incarico è istituzionale… Sì. Il 30 agosto si insedia la Commissione per la liberazione della crescita francese, voluta dal governo di François Fillon, su mandato del presidente Nicolas Sarkozy. Ma la commissione, presieduta da un socialista del calibro di Jacques Attali (biografo e consulente di Mitterand, ndr), sarà del tutto indipendente e libera. Al presidente francese piacciono i socialisti come lei, Lang, Attali. Ma nessuno grida all’inciucio Da noi le divisioni politiche sono talmente forti e personalizzate che appena destra e sinistra si mettono a collaborare c’è chi pensa subito a qualcosa di losco. Ma le grandi riforme sono bipartisan. Germania e Francia insegnano. Già, com’è che l’efficiente stato francese ha bisogno di essere riformato? In Francia sono convinti che la nostra riforma sia buona e dunque sono molto interessati. La loro pubblica amministrazione funziona, ma per alcuni aspetti sono molto indietro. Per esempio, a parità di popolazione, la Francia conta due milioni in più di dipendenti pubblici rispetto ai 3,6 milioni dipendenti italiani. Da noi sono meno, ma non sono nelle condizioni di dare il meglio. Quelli francesi sono tanti, preparati, ma anche costosi: il loro stipendio incide per il 3,5% sul Pil nazionale. Anche di questo dovrà occuparsi la commissione, il cui mandato scade a dicembre. E dovremo anche indicare soluzioni per rilanciare la competitività e la crescita. Il livello della disoccupazione d’Oltralpe è per esempio superiore a quello italiano. Che ruolo avrà? Mi occuperò di ridefinire e semplificare il rapporto tra lo Stato e le piccole medie imprese. Ovvero quello che in Italia non le è riuscito quand’era ministro della Funzione Pubblica… Più o meno. In effetti la riforma del ‘97 (impropriamente detta Bassanini, visto che con me lavoravano fior di esperti) è in parte rimasta inattuata. E del governo Prodi Già. A essere sincero, il precedente governo Berlusconi l’ha rispettata all’80%. Questo esecutivo invece è andato nella direzione opposta. Spacchettando per esempio vari ministeri ha voluto dare un messaggio chiaro: la Bassanini non è più priorità. Ma è un altro l’aspetto che non mi convince. Dica Se Prodi avesse incaricato McKinsey o l’ingegner Ermolli di svolgere una ricerca seria e questo studio avesse dimostrato che l’Italia ha bisogno di 30 ministeri, a differenza della Francia, della Spagna e della Germania che non ne hanno più di 15, io avrei preso atto che la riforma Bassanini era sbagliata. Invece non bastavano le poltrone… E l’hanno tagliata fuori. Però con Astrid, e a titolo gratuito, continuo a collaborare con il ministero dell’Interno (Giuliano Amato del resto è tra i fondatori di Astrid); col ministero dei Rapporti con il parlamento di Vannino Chiti; con Paolo Gentiloni, ministro per le Telecomunicazioni. Di tutto di più, insomma. Non ho avuto incarichi dall’attuale ministero della Funzione Pubblica di Nicolais, se non quello, a titolo personale e gratuito, di presiedere una commissione di studio per la formazione dei dirigenti pubblici, sul modello dell’ENA francese. E com’è andata? Abbiamo consegnato i nostri lavori entro la data stabilita (il 31 marzo scorso) dal mandato parlamentare. Ma anche questi studi sono rimasti nei cassetti. Proprio come è successo nel ‘97. Tutti contenti in teoria, poi all’atto pratico le sue proposte restano lettera morta. Si rimprovera qualcosa in proposito? Le riforme che ho scritto in quegli anni (assieme a personaggi del calibro di Massimo D’Antona) sono state attuate solo in parte. È mancato un lavoro di manutenzione straordinaria. Cioè? Nel ‘97 l’Italia aveva bisogno di uno scossone, di uno choc. Le mie cinque leggi, scritte anche grazie agli apporti del forzista Franco Frattini, che poi mi è succeduto al ministero, e votate con spirito assolutamente bipartisan, abbisognavano, come tutte le riforme, di correzioni e messa a punto in fase di attuazione. E così si sono bloccate Le hanno bloccate. Chi? Un’ampia parte del ceto politico: interessato a mantenere lo status quo e a sistemare sulle poltrone pubbliche persone di fiducia o elettoralmente vicine. E un’ampia parte della burocrazia stessa, che non ama farsi mettere sotto esame ma preferisce andare avanti per scatti d’anzianità e automatismi interni. E anche un’ampia parte del sindacato, impaurito dall’impopolarità che avrebbe comportato seguire le mie norme. Quale in particolare? Quella che prevedeva premi ai dirigenti più efficienti e l’allontanamento dei fannulloni. La tesi del Professor Ichino, che ha scatenato polemiche nei mesi scorsi, io l’ho scritta dieci anni fa. Avevo previsto che ogni ufficio pubblico avesse degli obiettivi da raggiungere, una strategia per farlo e dei settori dove applicarsi. A chi fosse riuscito a ottenere buoni risultati avremmo dato un premio. Invece i sindacati preferiscono distribuire gli incentivi a pioggia… E così lei è rimasto nell’immaginario degli italiani come il ministro dell’autocertificazione. Sì, ma anche quella è una rivoluzione. Non dover più presentare carte e documenti per l’iscrizione dei propri figli all’anno scolastico successivo, come succedeva prima del ‘97, credo sia una buona semplificazione, no? Ma molti la criticano per aver dato ufficialità allo spoyl sistem? Il sistema è sempre esistito. E funziona anche in altre democrazie che noi italiani citiamo a modello. Deve essere limitato agli uffici di staff. Ed è deleterio quando nasconda interessi elettorali. Non c’è niente di male se il capo di gabinetto di un ministero è un uomo di fiducia del ministro. Purché quello sia stato scelto perché è il migliore sulla piazza e non perché appartiene alla famiglia politica del ministro. A proposito di famiglia, nel governo non c’è più lei, ma sua moglie Linda Lanzillotta, agli Affari regionali. Una ricompensa per non averla fatta eleggere al Senato alle ultime elezioni? No, che c’entra! Anche perché il ministro Lanzillotta non è dei Ds, ma della Margherita. A me è successo di essere troppo in basso nelle liste, nonostante il mio partito avesse promesso agli ex ministri un ruolo di primo piano. Tornerà a far politica attiva nel Partito democratico? Vedremo. Intanto io tifo Veltroni. Soprattutto dopo l’ampio e articolato discorso al Lingotto di Torino. E poi ha una certa somiglianza con Sarkozy. Ah sì? Certo: è un abile comunicatore (al pari del francese e di Silvio Berlusconi); è un riformista e gli piace innovare. E poi non è vero, come dice De Gregori, che vuol piacere a tutti. Ma l’avete letto bene il suo programma? [...]
Il 23 Agosto 2007 alle 16:30 » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Bassanini: vado in Francia a fare la rivoluzione che Prodi non vuole » Panorama.it - Italia su Il divide et impera versione SarkozyBassanini: vado in Francia a fare la rivoluzione che Prodi non vuole » Panorama.it - Italia su Sarkò, il mito della pubblica amministrazione francese e l’asso nella manica italianocristinaricci su Sarkò, il mito della pubblica amministrazione francese e l’asso nella manica italianoNell’estate degli incendi le vittime salgono a 11 » Panorama.it - Italia su Dubrovnik per ora è salva. Ma è record di incendi in Europa Sarkò, il mito della pubblica amministrazione francese e l’asso nella manica italiano » Panorama.it - Mondo su Nicolas Sarkozy: il nuovo re di Francia [...]
Il 28 Agosto 2007 alle 20:13 Ce l’ho, mi manca: il grande gioco della fantapolitica » Panorama.it - Italia ha scritto:
[...] Per risollevare le sorti del traballante bipolarismo italiano, abbiamo deciso di adottare per gioco - estremizzandola - la coraggiosa idea di Nicolas Sarkozy. Ovvero: costruire squadre di governo imbattibili immaginando di far scendere in campo alcune delle migliori personalità della politica e dell’amministrazione pubblica, in barba alle casacche di centrodestra o di centrosinistra e scommettendo su qualche straniero. Seguendo l’esempio del presidente francese, che sta per mettere sotto contratto due tecnici italiani di spessore come Franco Bassanini e Mario Monti, Panorama.it vi invita a partecipare alla Fantapolitica: il gioco della campagna acquisti di Palazzo più provocatoria della Rete. Obiettivo: creare coalizioni credibili in grado di sconfiggere, nella finalissima di fine legislatura, la squadra avversaria. Anche i politici italiani sono in vendita, per fare spazio alle giovani promesse e ai campioni stranieri. Resta da vedere se ci saranno squadre di serie A interessate ai cartellini dei centrocampisti Mastella, Buttiglione, Binetti. Perché in questo calciomercato le donne sono incluse. Centrosinistra Per il nascituro Pd una corposa campagna acquisti fuori dai confini nazionali sarebbe, prim’ancora che un’opportunità, una necessità. Negli Stati Uniti e in Inghilterra sono liberi due pezzi da novanta relativamente giovani, Bill Clinton e Tony Blair, già paladini dell’Ulivo mondiale, rimasti senza contratto e in attesa di nuovi prestigiosi incarichi sulla scena internazionale. Messi in panchina dai loro paesi, hanno un ingaggio decisamente proibitivo per le traballanti finanze di Ds e Margherita, ma potrebbero essere acquistati a parametro zero garantendo quel respiro internazionale di cui ha vitale bisogno il centrosinistra italiano. Non c’è dubbio che contro di loro sarà complicato, per qualsiasi leader del centrodestra, continuare a sventolare lo spauracchio dei Cosacchi in Piazza San Pietro. Non ce ne voglia Walter l’amerikano: un passo indietro - per far posto ai due politici più kennediani del globo - sarebbe un atto di generosità che sarà ricordato a futura memoria. E poi, è chiaro: il sindaco di Roma, in un ipotetico fantacalcio della politica, non rimarrebbe disoccupato, interessa certamente parecchi club progressisti europei, e - benché fumoso (come Recoba) e spesso inconcludente in area di rigore- è in grado di cambiare con un colpo d’estro i destini di qualsiasi match: pare che in Francia sia molto amato e che per lui sia già pronta un’offerta definita irrifiutabile dei socialisti transalpini, disposti (secondo i boatos) a uno scambio alla pari con Segolene Royal, Giovanna Melandri permettendo. Altri nomi per il centrosinistra? Tra i più quotati il giovane attaccante di sfondamento spagnolo di nome José Luis Rodriguez Zapatero detto Bambie. È laico senza se e senza ma, pacifista con pragmatismo e gode di buona stampa in Italia. Forse creerebbe qualche malumore tra i suoi ipotetici compagni di squadra cattolici, tra cui Francesco Rutelli, un libero tuttofare con un passato da centravanti in procinto di passare armi e bagagli nella nascente selezione vaticana. In caso di sconfitta, Bambie garantirebbe di far divertire i tifosi, ha un gioco aggressivo e non ha timori reverenziali nei confronti di chicchessia. Soprattutto piacerebbe alla vecchia gloria Fausto Bertinotti, al quale starebbe giungendo un’importante offerta dalla seleccion venezuelana di Hugo Chavez. [...]
Il 4 Settembre 2007 alle 19:38 Gordon Brown come Sarkozy: quattro incarichi chiave ai Tories » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il primo ministro Gordon Brown prende lezione da Nicolas Sarkozy e, in barba alle casacche di partito e alla tradizione dello spoil system, affida ad alcune personalità chiave dell’opposizione (tre conservatori e a un liberal-democratico) quattro importanti commissioni governative di oltre Manica. La novità, annunciata nel suo discorso di apertura del nuovo anno politico, ha suscitato più di un malumore tra i deputati Tories, alcuni dei quali hanno sparato a zero contro l’iniziativa del numero uno di Downing Street: “Un giochetto parlamentare - ha dichiarato la parlamentare Caroline Spelman - per pescare nel campo dell’avversario”. Guarda caso, le stesse accuse rivolte a Sarkozy dai socialisti francesi. [...]
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