
Non li vedrete mai indossare le polo di marca o i maglioncini con il collo a V e la fantasia a rombi. Quelli che si divertono con l’urban golf sono l’antitesi dei golfisti come ve li immaginate. Lo si nota subito, aprendo la pagina del sito Natural born golfers (Nbg), associazione nata ad Amburgo che riunisce i golfisti di strada provenienti da varie città della Germania, Parigi, Varsavia, Kuala Lumpur e San Francisco. A formare il logo dell’Associazione sono due mazze con un teschio al centro. Quando decidono di giocare tappezzano il quartiere prescelto di poster: in genere basta il simbolo e la scritta “state alla larga” per avere campo libero. E poi via, sui tetti dei palazzi, negli edifici industriali, allo stadio (come i giapponesi, nel documentario di Wim Wenders Tokyo Ga, già nel 1985), perfino sulle navi. Giocare per giocare: ognuno si sceglie il bersaglio che vuole e non si contano i punti.

Sono aggressivi, ma anche egualitari. Soprattutto i loro omologhi statunitensi, con cui il Nbg si contende il primato dell’invenzione dello sport.
Per Urbangolf.org ci sono poche regole ma stringenti: peggio giochi, più ti diverti. Non c’è nessun leader: se ti senti un dio, puoi pure andare in cima a una montagna a fondare il tuo culto, basta che ti levi di mezzo. E poi rispetta la proprietà privata, cerca di non disturbare la privacy di nessuno ed evita risse con la polizia.

Crossgolf, urban golf, offgolf. C’è anche chi l’ha battezzato almost golf. In Europa, all’inizio era hotel golf. Torsten e Nikola, durante i viaggi di lavoro, invece di annoiarsi al bar dell’albergo, giocavano per i corridoi. Ma ci stavano un po’ stretti. Così, hanno portato ferri e palline per strada. Era il 1992. Tornati in città hanno fondato il NBG e organizzato il primo torneo. Adesso, sono 150mila gli iscritti in tutto il mondo e una decina gli istruttori. E il loro slogan “questo non è uno sport, è rock and roll” (anzi Rock and Hole, “rock e buca”, come si chiamava l’ultimo torneo di Amburgo) risuona in tutto il mondo. L’avreste mai detto del golf?
Un frammento di “Ferro 3. La casa vuota” del regista sudcoreano Kim Ki-Duk
- Giovedì 23 Agosto 2007

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