di Alberto Toscano - da Parigi
Il presidente francese Nicolas Sarkozy, 52 anni, compie oggi 23 agosto i 100 giorni da quando è entrato ufficialmente all’Eliseo per prendere il posto di Jacques Chirac, 74 anni. In questi numeri c’è già una parte del senso del cambiamento verificatosi in quell’occasione: 22 anni separano il vecchio dal nuovo inquilino del “castello”, come i francesi chiamano confidenzialmente il palazzo dell’Eliseo. Sarkozy ha fatto di tutto per sottolineare il cambiamento generazionale. Chirac è andato mestamente ad abitare con la moglie Bernadette in un appartamento del lungosenna davanti al Pont Neuf, proprio mentre il vigoroso Sarkozy alternava il suo frenetico lavoro con due periodi di vacanza, in maggio e in agosto, pagati da amici imprenditori: decisamente in Francia i presidenti e gli ex presidenti non disdegnano qualche cortese omaggio.
In questi cento giorni della Francia sarkozysta l’attività legislativa è stata intensa, davvero impressionante se si tien conto del fatto che il Parlamento ha cominciato a funzionare normalmente solo ai primi di luglio, visto che il suo ramo principale – l’Assemblea nazionale, il solo a essere eletto a suffragio universale diretto – è stato rinnovato con le elezioni legislative del 14 e del 21 giugno. La legge più significativa fatta approvare da Sarkozy è quella per l’eliminazione del carico fiscale sullo straordinario, che di fatto supera e manda in soffitta la legge socialista del 1998 sulle 35 ore. La durata legale della settimana lavorativa resta di 35 ore in Francia (caso rarissimo a livello mondiale), ma – mentre la legge socialista inaspriva la fiscalità sulle ore supplementari, quella di Sarkozy la cancella. Insomma, le aziende potranno – se lo vorranno – chiedere senza problemi ai propri dipendenti di lavorare in base al vecchio orario di 39 ore. Pagheranno qualcosa in più, ma non dovranno sobbarcarsi spese fiscali straordinarie.

Un’altra importantissima legge dell’epoca sarkozysta è quella sulla deducibilità degli interessi sui mutui relativi all’acquisto della prima casa, ma proprio lì c’è stato il primo (e per ora unico) scivolone di Sarkozy: il Consiglio costituzionale ha negato la retroattività delle disposizioni in questione, come sollecitava invece l’Eliseo. Sarkozy aveva bacchettato il ministro del Bilancio Eric Woeth, che aveva tentato di evitare tale retroattività. I saggi del Conseil constitutionnel hanno cassato la parte della legge che prevedeva appunto quel principio. Adesso i titolari di quei mutui sono incavolatissimi e il governo promette altre misure fiscali per accontentarli.
Un altro dossier fondamentale dell’attività legislativa dell’epoca sarkozysta è quello della giustizia. Nelle prossime settimane la ministra guardasigilli Rachida Dati (il cui fratello è appena stato condannato a un anno di prigione, senza la condizionale, per spaccio di droga) presenterà al Parlamento una serie di leggi durissime contro la delinquenza e in particolare contro la recidiva nel caso di reati sessuali. Lo scontro con l’opposizione sarà aspro. Sarkozy ha cavalcato la tigre di una recentissima vicenda di cronaca (le violenze sessuali su un bambino di cinque anni, perpetrate da un pedofilo, appena rimesso in libertà) e ha promesso misure sulla “castrazione chimica” e sulla costruzione di ospedali-prigione. Sarkozy è stato fermissimo anche sul terreno dell’immigrazione, promettendo l’aumento delle espulsioni dei clandestini. Anche in questo caso un fatto di cronaca ha colpito l’opinione pubblica: il figlio di una coppia di “sans papiers” si è ferito gravemente cercando di fuggire di casa mentre la polizia veniva a prendere la famiglia per poi espellerla dalla Francia. Un gruppo di una cinquantina di “sans papiers” ha cominciato uno sciopero della fame, ma sono stati tutti fermati e adesso rischiano l’espulsione. Su questo terreno la linea dura di Sarkozy è evidente.
In politica estera l’avvicinamento di Sarkozy agli Stati Uniti è stato dimostrato dalla visita estiva del capo dello Stato francese alla casa di campagna della famiglia Bush nel Maine e dall’amichevole colloquio col presidente americano. Washington spera di ottenere il sostegno della Francia nella ricerca di una soluzione alla crisi irachena, ipotesi che è stata confortata dal viaggio a Baghdad del ministro degli Esteri Bernard Kouchner. Tuttavia quell’aiuto non sarà certamente gratuito: Sarkozy e Kouchner, che nel 2003 furono tra i politici francesi meno critici nei confronti dell’intervento americano in Iraq, subordinano comunque la cooperazione con Washington al pieno ritorno della crisi irachena nell’alveo del Consiglio di sicurezza dell’Onu, in cui la Francia dispone del diritto di veto. In pratica chiedono a Bush un’implicita autocritica rispetto al suo comportamento del 2003, quando ignorò allegramente il Consiglio di sicurezza al momento di scatenare la propria offensiva contro Saddam Hussein.
In campo europeo, il cambio d’inquilino all’Eliseo ha consentito la ricerca di una soluzione al problema del nuovo trattato comunitario, bocciato dalla Francia col referendum del 2005. Sarkozy è riuscito a convincere gli altri leader a mettere in atto un “trattato semplificato”, che lui stesso aveva definito in precedenza un “minitrattato”. Al tempo stesso si è impegnato – cosa fondamentale per convincere i partner – a garantire la ratifica francese al nuovo testo, che non si chiamerà più Costituzione e che Parigi intende approvare per via parlamentare anziché per via referendaria. Tuttavia Sarkozy ha fatto la voce grossa con l’Europa cercando di sminuire l’importanza del principio della concorrenza in campo economico, che per lui “è un mezzo e non un fine”. Sarkozy vuol fare di tutto per proteggere gli interessi delle grandi industrie francesi (i cosiddetti “campioni nazionali”) proteggendoli da alcuni rischi connessi con la dinamica economica puramente liberale.
In campo economico non si può ancora fare un vero bilancio dell’epoca sarkozysta, visto che le leggi sulla defiscalizzazione, approvate in luglio, non hanno ancora dato i loro frutti (quella sui mutui immobiliari deve ancora entrare in vigore concretamente). Certo, la crescita economica è rachitica rispetto alle aspettative del governo, che scommetteva su un 2,25 per cento (come minimo) di sviluppo nel 2007. Un tale risultato potrà essere raggiunto solo grazie a un’ottima performance nella seconda metà dell’anno, cosa tutt’altro che facile. La Francia è anche costretta a rispettare gli impegni assunti in ambito comunitario a proposito della limitazione del deficit della finanza pubblica nei confronti del Prodotto interno lordo (Pil). Non è detto che Parigi riesca a rispettare l’obiettivo del 2,7 per cento e forse potrebbe persino superare il livello proibito del 3 per cento. Dunque il governo deve ridurre la spesa pubblica e molti funzionari, che prenderanno la via della pensione, non verranno rimpiazzati. Nel solo settore della scuola saranno 11 mila nel 2008. Qui la polemica con i sindacati è molto aspra.
Il grande atout di Sarkozy in questi cento giorni è stato comunque l’immagine. È apparso come un personaggio iperattivo, capace d’impegnarsi su tutti i temi: dalla liberazione delle infermiere bulgare dalla Libia (ottenuta in luglio grazie anche al viaggio a Tripoli di sua moglie Cecilia) al sequestro di Ingrid Betancourt da parte della guerriglia colombiana, dalla lotta alla pedofilia alle polemiche con la Banca centrale europea a proposito dei tassi d’interesse, dal riscaldamento della Terra al raffreddamento dell’inflazione. Questo Sarkozy iperattivo ha alcuni segreti. Il primo è l’assoluto controllo del suo partito: l’Union pour un mouvement populaire (Ump), in cui il gioco delle correnti è stato ridotto ai minimi termini. Il secondo è la seduzione dell’opinione pubblica grazie all’apertura politica ad una serie di personaggi che vengono dalla sinistra, come il ministro degli Esteri Kouchner. Il terzo è la strizzatine d’occhio all’estrema destra di Jean-Marie Le Pen sul terreno dell’immigrazione. Un curioso miscuglio, che finora ha funzionato a meraviglia, tanto è vero che due francesi su tre hanno una buona opinione del loro nuovo presidente.
Insomma, qualche problema c’è, ma il bilancio dei primi giorni di Sarkozy al potere è senza dubbio positivo.
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- Giovedì 23 Agosto 2007

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