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Pena di morte: 5.628 esecuzioni nel 2006

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  • Tags: bielorussia, Cina, diritti-civili, esecuzione capitale, Giappone, Iran, Nessuno-tocchi-Caino, Pakistan, pena di morte, Usa
  • 6 commenti

Nel 2006 vi sono state nel mondo almeno 5.628 esecuzioni di pena capitale. A fronte delle almeno 5.494 del 2005 e delle 5.530 del 2004. Almeno, perché molti dei paesi in cui è prevista la pena di morte non forniscono statistiche ufficiali e quindi le stime sono in genere al ribasso. I morti insomma potrebbero essere molti di più.
Numeri drammatici, in tutti i casi, quelli forniti dall’associazione Nessuno Tocchi Caino nel suo rapporto annuale sulla pena di morte nel mondo. Rapporto accompagnato da non poche polemiche.
Nonostante il dossier evidenzi come “l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni si è confermata anche nel 2006 e nei primi sette mesi del 2007″.
I paesi nei quali è prevista la pena di morte sono infatti 51 (erano 54 nel 2005 e 60 nel 2004) ma l’anno passato è aumentato il numero di stati che hanno effettivamente fatto ricorso alle esecuzioni capitali: 27 (24 nel 2005 e 26 nel 2004).
Altre considerazioni contenute nel dossier sono: l’Asia si conferma il continente dove si pratica la quasi totalità della pena di morte nel mondo. In Cina vi sono state almeno 5.000 esecuzioni nel 2006. Gli Stati Uniti sono l’unico paese delle Americhe dove è prevista la pena capitale: 53 le persone “giustiziate” nel 2006 (erano state 60 nel 2005 e 59 nel 2004). In Africa nel 2006 sono state registrate almeno 80 esecuzioni, in aumento rispetto alle 19 del 2005 e alle 16 del 2004. In Europa c’è la macchia nera rappresentata dalla Bielorussia, che nel 2006 ha effettuato 3 esecuzioni (erano state 4 nel 2005). La Russia, in quanto membro del Consiglio d’Europa è impegnato ad abolirla e ad oggi attua una moratoria delle esecuzioni.

E ancora: “I primi tre paesi che nel 2006 hanno compiuto più esecuzioni nel mondo sono tre paesi autoritari”: la Cina, l’Iran e il Pakistan. Dei 51 mantenitori della pena di morte, 40 sono, scrive l’Associazione, paesi dittatoriali, autoritari o illiberali, “11 quelli che possiamo definire di democrazia liberale, con ciò considerando non solo il sistema politico del paese, ma anche il sistema dei diritti umani, il rispetto dei diritti civili e politici, delle libertà economiche e delle regole dello stato di diritto”.

Le democrazie liberali che nel 2006 hanno praticato la pena di morte sono state 5 e hanno effettuato in tutto 64 esecuzioni, pari all’1,2% del totale mondiale: Stati Uniti (53), Giappone (4), Mongolia (almeno 3), Indonesia (3) e Botswana (1). Nel 2006, l’uso della pena di morte negli Stati Uniti è continuato a diminuire. “Il numero di esecuzioni è stato il più basso degli ultimi dieci anni: 53, quasi la metà rispetto al numero record di 98, registrate nel 1999″.
“Il sud degli Stati Uniti”, si legge sempre nella presentazione del dossier, “ha compiuto l’83% delle esecuzioni dello scorso anno. Come al solito, il Texas da solo è stato responsabile di quasi la metà delle esecuzioni nazionali, 24 per l’esattezza”. Il Giappone mantiene invece il massimo riserbo sulle esecuzioni. Basti pensare che i detenuti in genere non vengono nemmeno informati sulla data della loro esecuzione. Fino al giorno dell’impiccagione.

  • redazione
  • Venerdì 31 Agosto 2007
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Commenti

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Il 14 Settembre 2007 alle 17:19 Pena di morte, la Cina frena: solo in casi estremi » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] Da sempre la Cina detiene il primato assoluto del numero di condanne a morte ed è seconda solo a Singapore in relazione alla popolazione del Paese. Nel 2006 sarebbero state, sempre secondo Amnesty, 8.000 le persone giustiziate in Cina, l’89% del totale mondiale. Una cifra enorme, che conferma la Cina come il paese in cui il boia lavora con maggiore lena al mondo: un elemento che, oltre a suscitare le critiche delle organizzazioni per i diritti umani, ha iniziato a far riflettere le stesse autorità di Pechino, preoccupate dal potenziale boomerang d’immagine in vista delle Olimpiadi di agosto 2008. Nei mesi scorsi la riforma più significativa del sistema giudiziario è stata l’approvazione di un emendamento in base al quale tutte le condanne devono essere approvate dalla Corte Suprema per evitare gli errori delle singole magistrature provinciali. L’invito della Corte suprema è il secondo passo avanti sul quale però le associazioni umanitarie invitano alla massima cautela. LEGGI ANCHE: Il rapporto di Nessuno tocchi Caino - FORUM - Il superlavoro del boia texano [...]

Il 14 Settembre 2007 alle 18:38 Iniezione letale: la scienza si interroga sul ruolo dei medici » Panorama.it - Hitech e Scienza ha scritto:

[...] Uccidere qualcuno non è mai così semplice, anche nelle rare occasioni in cui è legale, come l’applicazione della pena di morte. Lo conferma il numero di settembre dei Mayo Clinic Proceedings, rivista dell’omonima istituzione medico-scientifica statunitense. Vi compare l’analisi svolta da David Waisel, anestesista del Children’s Hospital di Boston, delle ragioni per riesaminare il divieto di partecipare alle esecuzioni imposto ai medici americani dall’associazione che li rappresenta. In 37 dei 38 stati a stelle e strisce in cui vige la pena capitale, il metodo primario o alternativo per eseguirla è l’iniezione letale (fa eccezione il Nebraska, dove si utilizza esclusivamente la sedia elettrica). Tale procedura prese piede negli anni ’70 anche su sollecitazione della Corte Suprema, perché in apparenza meno crudele delle altre, segnando l’inizio di un modello “medico” di pena capitale, non tanto per la valenza simbolica dell’iniezione (metodo che però, non a caso, venne in mente a un anestesista dell’Oklahoma), quanto per il cocktail letale iniettato. Una combinazione, in dosaggi più elevati, di sostanze usate anche nella pratica medica per indurre l’anestesia generale: il thiopental, un sedativo, e il pancuronium, che paralizza i muscoli. Waisel ritiene che le competenze mediche consentirebbero iniezioni letali immuni da errori che causano inutili sofferenze, com’è invece accaduto in almeno 40 esecuzioni dal 1977 a oggi. Ma la sua è un’interpretazione del giuramento di Ippocrate che divide la comunità medica statunitense. Sulla stessa rivista, infatti, due anestesisti della Mayo Clinic, William Lanier e Keith Berge, sostengono che va evitato ogni accostamento tra attività medica ed esecuzioni, anche distinguendo nettamente le sostanze impiegate nei due ambiti. Un contributo di Arthur Caplan, direttore del Centro di bioetica dell’Università della Pennsylvania, paventa inoltre che il prestigio sociale di solito attribuito ai medici trasferirebbe almeno in parte un’immagine di rispettabilità alla pena capitale, che egli definisce “moralmente sospetta per molte ragioni”. Senza contare, aggiunge, che basta un buon addestramento a trasformare chiunque in un boia infallibile. Al tema della “civiltà dell’iniezione letale” è dedicato un paragrafo dell’ultimo rapporto sulla pena capitale di Nessuno Tocchi Caino. [...]

Il 30 Settembre 2007 alle 23:43 armanfiore ha scritto:

La persona saggia e intelligente dovrebbe fondare le proprie opinioni su principi basilari:
1 - Optare per ridurre il più possibile la sofferenza nel modo.
2 - Costruirsi una buona base culturale non solo attraverso la istruzione ma anche attraverso le esperienze dirette di una vita poliedrica.
3 - Maturare idee personali ben cosolidate sulla maggiori problematiche in discussione dotati di senso della realtà partendo dalle cause evitabili, senza farsi contagiare dalle correnti demagogo-populiste costantemente in agguato a trascinare le masse ignoranti.
4 - Attenersi sempre a una logica coerente, per combattere le contraddizioni, la falsa morale, le ipocrisie, i plagi intellettuali di comodo.
Chi non sta d’accordo con il costruire le proprie opinioni su questi principi basilari, non riuscirà mai a focalizzare buone soluzioni e a confrontarsi con le scelte altrui. Quindi non ha senso che partecipi a questo dibattito.

Per chi invece appoggia questi principi, mi piace sottoporre alcuni ragionamenti:
Parlando di pena di morte dobbiamo necessariamente parlare della criminalità nella nostra società, fenomeno mai scomparso neanche nella società più perfetta. I mass media pubblicano volentieri i numeri sui condannati a morte, è bene saperlo, però nessuno parla del numero di persone innocenti, vittime ignare dell’assalto di pregiudicati, recidivi o sospettati ben conosciuti dalla polizia, che il nostro sistema giudiziale avrebbe potuto prevenire , ma che rimette in circolazione tra di noi. La contraddizione sta nel fatto che in Italia si straparla di portare nel mondo la lotta per eliminare la pena di morte, però non si vedono manifestazioni che denuncino prima ciò che è più importante per salvaguardare l’incolumità dei cittadini, come ho detto, enumerando le vittime por mano di noti pregiudicati, manifestazioni che protestino più energicamente per riformare un sistema giudiziale che si dimostra inutile nella sua funzione basilare della prevenzione del delitto.

Coerenza.
Facendo un esempio parallelo, dico che posso capire la coerenza delle persone che da un lato promuovono l’uso degli anticoncezionali e dall’altro si manifestano contrari all’aborto, proprio perché appoggiano i metodi di prevenzione dell’aborto.
Non posso appoggiare invece chi nega tutte e due le soluzioni perché violano il diritto dell’essere umano a una alternativa, e le due negative sarebbero in contraddizione tra loro.

Essere a favore di entrambe non è una contraddizione purché si continui con la campagna di educazione per la prevenzione per scongiurare la soluzione estrema.
Allora nel caso della pena di morte domandiamoci: come si spiega che in una Italia dove non ci sono condannati a morte, però sì tanti morti ammazzati da individui conosciuti dalla “Giustizia”, ci si è affrettati per eliminare la prima come se fossimo nella società più perfetta dell’universo, e non si fa niente per cambiare invece il codice di procedura penale continuando così a tenere sotto repentaglio la comunità degli innocenti?
Da notare che proprio molti condannati all’ergastolo che in altri paesi sarebbero stati eliminati, hanno dovuto compiere omicidi a ripetizione proprio grazie a questa nostra “Giustizia” tanto benevola con gli assassini quanto perversa e insulsa a salvare ignari cittadini dalla morte,incentivando il delitto mentre salva la vita a chi non la merita.
Como è evidente questa farsa della clemenza gratuita infrange nettamente il principio nº1, perché in questo modo le famiglie che soffrono sono di gran numero superiori a quelle dei criminali condannati, e urta anche il principio nº 4 della coerenza.
Quello che mi fa senso è che le lotte politiche in Italia si fanno per imporre alti ideali quando proprio da noi c’è una carenza spaventosa nella prevenzione del delitto, lo Stato non ha fatto niente per creare comunità dove separare dalla società civile gli individui potenzialmente pericolosi, e siamo noti al mondo per tutti quei fenomeni di criminalità organizzata come la camorra, la ndrangheta e la celeberrima mafia che continuano ad operare impunite mentre gli italiani stanno a guardare.
La coscienza mi vieta di appoggiare una petizione contro la pena di morte se prima non lottiamo per cambiare questo sistema giudiziale tanto fasullo e contraddittorio da risultare perverso.
Specialmente noi italiani con la fama che lo stesso sistema penale ci ha procurato, ¿con quale faccia andiamo a presentare petizioni di clemenza se non dimostriamo prima una statura intellettuale coerente???

Esemplare fu il discorso di Prodi dove paragona la pena di morte alla “vendetta” e quando i mafiosi ammazzano allora si parla di “ resa di conti”.
AH AH !
Questa la dice bella del punto in cui siamo decaduti!

Grazie per l’attenzione.

Armando58

Il 1 Ottobre 2007 alle 19:07 armanfiore ha scritto:

Concetti che ho dimenticato di annettere:

Esemplare fu il discorso di Prodi dove paragona la pena di morte alla “vendetta” e quando i mafiosi ammazzano allora si parla di “ regolamento dei conti”.
AH AH !
Questa la dice bella sul punto in cui siamo decaduti!

Prima di discutere sulla pena di morte dovremmo preoccuparci di creare un sistema che propizia la cultura dell’onestà e il rispetto per il prossimo.
Sappiamo che la Giustizia umana è imperfetta (alcuni condannati innocenti e troppi criminali in libertà) , mentre che il valore della vita umana è il più prezioso.
Quindi ne deduco che prima di stabilire leggi e procedimenti bisogna partire dai principi più importanti, cioè che la sicurezza e la incolumità dei cittadini sta al di sopra, non al di sotto, della “Giustizia umana”.

Allora qualcuno deve spiegarmi perché il nostro ordinamento giuridico funziona al contrario: un cavillo è sufficiente per reintrodurre nella società civile i soggetti pericolosi e riconosciuti come tali, piuttosto che prevenire e salvaguardare la sicurezza della gente!
Certo che il giudice che mette in libertà un criminale coperto da leggi melense pensa che tanto il prossimo delitto non toccherà a lui o alla sua famiglia.

In molti casi le leggi applicate alla lettera impediscono la carcerazione, per cui nell’ottica di fare qui una critica costruttiva, propongo una soluzione.
La gente comune crede che togliere la libertà a una persona significa metterla nel carcere, e tra i due estremi i giudici si trovano spesso di fronte a un grosso dilemma. Questo semplicismo conduce ai peggiori errori.
I sociologi sanno che una piccola percentuale della popolazione è costituita da elementi potenzialmente pericolosi che scorrazzano liberamente tra noi. Dobbiamo riconoscere che il nostro paese è carente in fatto di soluzioni e infrastrutture funzionali a compiere una giusta e sana selezione in difesa delle persone innocue (il valore più alto).

Una buona soluzione è sicuramente creare comunità intermedie tra la società civile e il carcere, in maniera che tutti gli individui a rischio non necessariamente devono andare in carcere ma possono condurre una vita più dignitosa con maggiori opportunità di recupero.
In questo momento penso a territori recintati di due livelli: una comunità per i vagabondi, i vandali, gli alcolizzati e drogati, e l’altro più rigoroso (meno che l’angusto carcere) per tutti coloro che hanno un procedimento con la Giustizia, pregiudicati, recidivi, borseggiatori, narcotrafficanti e sospettati in attesa di giudizio. Entrambe le strutture offrono opportunità di lavoro che viene pagato ovviamente ai livelli minimi nazionali me che serve al mantenimento di loro stessi e della struttura.
In questo modo si ottiene un triplo beneficio:
1 - Si riducono drasticamente i delitti e le persone che soffrono nella società civile, che è la meta più alta.
2 - Si offre una migliore prospettiva di vita ai “selezionati indesiderati” che così imparano a guadagnarsi la vita onestamente.
3 - Si riducono i costi sociali causati dagli indesiderati, si risparmiano interventi della polizia, risorse altrimenti perdute per destinarle a tempestivi risarcimenti alle vittime dei reati, dimostrando un salto vero dei valori sociali, e tutti staremo meglio.

Allora si, una volta che realizziamo tutto questo e dimostriamo al mondo che siamo stati capaci di ridurre le sofferenze umane prodotte dal crimine con misure intelligenti, un numero molto maggiore dei condannati a morte, allora avremmo la faccia e la statura intellettuale per andare a dire cosa devono fare gli altri.

Altrimenti, Emma Bonino & Company , come italiani dovreste riflettere:
Da que pulpito nasce la predica!

Grazie.

Armando58.

Il 9 Ottobre 2007 alle 19:54 L’Europa: moratoria contro le esecuzioni capitali » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] In diretta dal braccio della morte: Mumia Abu-Jamal si racconta - Pena di morte: 5.628 esecuzioni nel 2006 - Hugo, Tolkien e Dostoevskij contro la pena capitale [...]

Il 16 Novembre 2007 alle 11:36 L’Italia vince all’Onu: approvata la moratoria sulla pena di morte » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Pena di morte: 5.628 esecuzioni nel 2006 - Pena di morte, la Cina frena: solo in casi estremi - Iniezione letale: la scienza si interroga sul ruolo dei medici - [...]

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