- Tags: Bassora, Gordon-Brown, Gran-Bretagna, guerra, Hoshyar-Zebari, iraq, Moqtada-al-Sadr, Usa
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Forse è eccessivo chiamarlo ritiro ma certo l’abbandono dell’ultima base a Bassora indica un disimpegno dei militari britannici dalla seconda città irachena che rischia di creare seri problemi al governo di Baghdad e alle forze statunitensi. Le truppe britanniche hanno infatti completato stamattina il ritiro dall’ultima loro base in città situata all’interno di una residenza di Saddam Hussein sullo Shatt el Arab. Il controllo del Palazzo è passato all’esercito iracheno mentre i 500 soldati britannici del 4° Battaglione Fucilieri che lo presidiavano si è trasferito alla base che Londra mantiene all’aeroporto, a 20 chilometri dalla città, da dove verrà rimpatriato. Il primo ministro Gordon Brown ha sottolineato che il ritiro “era da tempo pianificato” e che nel sud dell’Iraq le truppe britanniche stanno assumendo progressivamente “un ruolo di supervisione” lasciando all’esercito iracheno la gestione della sicurezza anche se i 5.000 soldati inglesi che restano basati all’aeroporto mantengono la capacità di intervento in città. La situazione della sicurezza a Bassora è però costantemente peggiorata negli ultimi mesi a causa dei feroci scontri tra le milizie sciite, mentre ai guerriglieri filo-iraniani dell’esercito del Mahdi sono da attribuire i numerosi attacchi contro la base britannica sullo Shatt el Arab, 300 negli ultimi due mesi; i caduti sono stati 22 da maggio e 170 dal marzo 2003.
Le basi in città sono ora controllate dalle forze irachene che i rapporti dell’intelligence ritengono però inadeguate a far fronte alle milizie che si contendono il controllo della città mentre almeno un terzo dei poliziotti iracheni sarebbe colluso con le diverse fazioni. Fonti britanniche hanno espresso al quotidiano Times l’auspicio che il ritiro contribuisca a ridurre la violenza in città ma molti temono invece che si scateni un bagno di sangue. Perplessità e critiche giungono anche dagli americani. Il ritiro dalla città viene visto da Washington come il segno di un imminente disimpegno militare britannico dall’intero sud Iraq che costringerebbe gli Usa a inviare rinforzi anche in questa regione. Gli americani temono poi che il ripiegamento britannico lasci campo libero alle milizie sostenute dai pasdaran iraniani che potrebbero assumere il controllo della città e colpire i pozzi petroliferi e le linee di rifornimento che dal Kuwait alimentano le truppe statunitense nel centro e nel nord del paese. In termini militari il ripiegamento britannico verso l’aeroporto è un segnale di debolezza. Moqtada al-Sadr, capo dell’Esercito del Mahdi e principale strumento di Teheran in Iraq, ha annunciato in un’intervista al quotidiano The Independent che “i britannici si stanno ritirando a causa della resistenza che hanno incontrato”. Ai proclami di vittoria di al-Sadr rispondono le preoccupazioni del governo iracheno. Il ministro degli Esteri, Hoshyar Zebari, ha criticato lo “scarso impegno” dei soldati britannici a Bassora. La Gran Bretagna”, ha detto al Times, “è una grande potenza che non può fuggire dinanzi alle proprie responsabilità in Iraq. Pensavo che i britannici investissero maggiori sforzi nella ricostruzione dell’Iraq, delle forze di sicurezza e dell’amministrazione, ma per molto tempo hanno oziato senza impegnarsi troppo”. L’abbandono di Bassora è dettato soprattutto da ragioni politiche quali lo scarso consenso dell’opinione pubblica nei confronti dell’operazione in Iraq, la necessità di ridurre le perdite tra i soldati di Sua Maestà e l’esigenza per Brown di mostrare “segni di discontinuità” con il suo predecessore, Tony Blair. Aspetti che contrastano con la necessità militare di mantenere il controllo del territorio per contrastare la guerriglia. Anche gli italiani, dopo l’attentato contro la base Maestrale dei carabinieri, il 12 novembre 2003, ritirarono tutte le truppe fuori da Nassiryah lasciando alle forze irachene il controllo della città. Questo consentì ad alcune centinaia di miliziani filo-iraniani di assumere il controllo dei tre ponti sull’Eufrate impegnando gli italiani in ben tre battaglie tra la primavera e l’estate 2004. Se la stessa situazione dovesse verificarsi a Bassora i britannici dovrebbero affrontare una battaglia ben più imponente e sanguinosa, contro migliaia di miliziani, per riprendere il controllo della città.
Bush: visita a sopresa in Iraq
- Lunedì 3 Settembre 2007

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Commenti
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Il 3 Settembre 2007 alle 17:48 Corrado Buccieri ha scritto:
E dopo gl’inglesi,se ne andranno tutti.
Il 4 Settembre 2007 alle 12:57 ermete_di_fraia ha scritto:
…tutti tranne terroristi, bombaroli e fanatici della pena di morte e fondamentalisti religiosi. Tra qualche anno l’iraq avrà anche lui un bel dittatore come Saddam Hussein, magari vestito da prete. Mission accomplished, come si dice.
Il 4 Settembre 2007 alle 13:09 halibelivuk ha scritto:
In sintesi: gli occidentali vogliono tutti scappare dall’iraq, ma non sanno quali scuse inventarsi per andarsene.
Che figura.
Il 4 Settembre 2007 alle 17:56 nickneim ha scritto:
E un ritiro o la tardiva ammissione di una sconfitta?
Il 8 Settembre 2007 alle 10:17 Corrado Buccieri ha scritto:
C’era proprio una gran voglia di fare
una guerra.
Perchè se la causa era Saddam,invece di
ammazzarlo con la guerra lo potevano
eliminare come in una democrazia occidentale- vedi l’Italia di Moro-
Il 20 Dicembre 2007 alle 9:50 Microfoni aperti per Al Qaeda: al Zawahri si lascia intervistare via web » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il braccio mediatico di Al Qaeda, as-Sahab, ha invitato tutti coloro che lo desiderano, singoli individui, organizzazioni e giornalisti, a rivolgere domande per una intervista pubblica a Ayman al Zawahri, il vice di Osama Bin Laden. Lo ha scritto oggi la Bbc online. As-Sahab ha detto che le domande saranno trasmesse ‘’senza modifiche, sia che provengano da chi è d’accordo sia da chi non è d’accordo’’ con Al Qaeda. L’invito a rivolgere domande a Zawahri, inviandole ai siti sui quali il dirigente di Al Qaeda è solito pubblicare i suoi messaggi, è valido fino al 16 gennaio. ‘’Occorre fare attenzione a porre domande brevi e precise’’, avverte il testo del messaggio. ‘’Chiediamo anche ai fratelli, i supervisori (dei siti web) di raccogliere le domande e di trasmetterle senza modifiche, sia che provengano da chi condivide sia da chi non condivide il nostro pensiero’’. As-Sahab ha detto che cercherà di pubblicare le risposte di Zawahri ‘’quanto prima possibile’’, secondo la Bbc online. L’invito a intervistare Zawahri era stato messo alla fine di un messaggio dello stesso numero due di Al Qaeda diffuso su internet domenica scorsa. In quella registrazione, prodotta da as-Shahab, Zawahri aveva detto che la coalizione guidata dagli Usa in Iraq era stata ‘’sconfitta e cercava una via per uscirne’’; inoltre aveva detto che la decisione delle forze britanniche di ‘’fuggire’’ da Bassora, nel sud dell’Iraq, era la dimostrazione che gli insorti diventano più forti. [...]
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