
Il 26 settembre avrebbe festeggiato il suo primo anniversario da premier del Giappone. E invece il giorno dopo le sue dimissioni, Shinzo Abe non si ritrova in un buen retiro fuori città, bensì in un ospedale di Tokyo. Da tempo giravano voci sulle sue cattive condizioni di salute ma ben pochi ci credevano - e in pochi ci credono oggi. Anzi, le voci circa l’imminente esplosione di uno scandalo per evasione fiscale si fanno sempre più insistenti. La cosa d’altra parte non sorprenderebbe nessuno, visto che negli ultimi 12 mesi il governo di Abe è stato travolto da scandali finanziari e politici e ha visto anche il suicidio di uno dei suoi ministri. Certo è che il Partito liberaldemocratico giapponese, al governo quasi ininterrottamente dal 1955, ha fissato per domenica 23 settembre l’assemblea dei delegati che eleggerà il nuovo presidente, il quale assumerà automaticamente la carica di primo ministro.
Il tempo stringe, data la delicata situazione parlamentare. La questione più scottante riguarda l’appoggio alla missione in Afghanistan: l’opposizione, che controlla il Senato (Camera Alta) dopo la sconfitta dei liberaldemocratici alle elezioni del 29 luglio, è contraria al prolungamento della missione navale di sostegno logistico alla coalizione internazionale. Tema ancor più delicato se si pensa che la Costituzione giapponese vieta un vero esercito e, per appoggiare le missioni militari, Tokyo aveva varato una legge antiterrorismo ad hoc nel 2001: rinnovata tre volte, la prossima scadenza è il primo novembre.
Intanto circolano già i nomi dei candidati più quotati alla successione: Taro Aso, segretario generale del Partito liberaldemocratico, e l’attuale ministro delle Finanze Fukushiro Nukaga. Eppure si continua a tenere d’occhio anche le mosse del popolarissimo predecessore di Shinzo Abe, Junichiro Koizumi. Alcune fonti della stampa giapponese sostengono che l’ex premier avrebbe telefonato ai vertici del partito al governo per smentire l’intenzione di candidarsi.
Ma c’è chi proprio non perdona Abe di essersi dimesso in un periodo così difficile: la stampa nipponica. Tra i più duri, il quotidiano di centro sinistra Mainichi shinbun, che ha scritto che Abe “è venuto meno al suo dovere: non possiamo non qualificare il suo comportamento come totalmente irresponsabile”. La maggior parte dei giornali giapponesi non auspica l’immediata elezione di un nuovo presidente del partito liberaldemocratico, ma lo scioglimento della Camera dei deputati e la convocazione di elezioni anticipate. Anche il quotidiano economico Nihon keizai (Nikkei) shinbun ritiene che “per porre fine alla confusione…è auspicabile lo scioglimento della Dieta e la formazione di un governo stabile che si fondi sul verdetto delle urne”. E: “Anche se l’economia giapponese è in ripresa, un lungo periodo di crisi politica può influenzare il morale dei leader industriali, degli investitori e dei consumatori”.
- Giovedì 13 Settembre 2007

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Commenti
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Il 24 Settembre 2007 alle 16:17 Un altro Fukuda alla guida del Giappone » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Tuttavia, se Shinzo Abe si è visto costretto alle dimissioni per non aver trovato un’intesa col Minshuto, il Partito Democratico di centro sinistra, sul rinnovo della legge antiterrorismo del 2001 che prevedeva un sostegno giapponese alla guerra in Afghanistan, anche Fukuda sembra non voler cedere su questo punto. Ancora prima delle elezioni ha affermato di non voler cercare un compromesso ma di puntare sull’ “approvazione di una nuova legge” in una sessione parlamentare straordinaria. Un’intesa col Minshunto, invece, si potrebbe trovare relativamente alla riforma del sistema pensionistico. [...]
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