Con una decisione che i media non hanno esitato a definire “coraggiosa”, la Corte suprema di Pechino ha esortato stamani i magistrati a comminare la pena capitale soltanto in casi estremi. E, comunque, per “un numero ristretto di criminali”, in ogni caso non per i reati di natura economica e nemmeno per quelli di sangue dove il condannato decida di collaborare con la giustizia. Si tratta però, secondo Amnesty International (ascolta l’intervista audio sul Corriere.it) di una notizia che solo potenzialmente può essere considerata in modo positivo. Da un lato perché la Cina continua a rifiutarsi di fornire dati ufficiali sul numero di condanne a morte nel Paese, ritenute un “segreto di Stato” dal governo di Pechino. Dall’altro perché c’è il dubbio, secondo Amnesty, che si tratti semplicemente di un’operazione di maquillage legata a necessità d’immagine, in vista delle Olimpiadi 2008, più che a una reale volontà politica di ridurre il numero delle esecuzioni capitali.
Da sempre la Cina detiene il primato assoluto del numero di condanne a morte ed è seconda solo a Singapore in relazione alla popolazione del Paese. Nel 2006 sarebbero state, sempre secondo Amnesty, 8.000 le persone giustiziate in Cina, l’89% del totale mondiale. Una cifra enorme, che conferma la Cina come il paese in cui il boia lavora con maggiore lena al mondo: un elemento che, oltre a suscitare le critiche delle organizzazioni per i diritti umani, ha iniziato a far riflettere le stesse autorità di Pechino, preoccupate dal potenziale boomerang d’immagine in vista delle Olimpiadi di agosto 2008. Nei mesi scorsi la riforma più significativa del sistema giudiziario è stata l’approvazione di un emendamento in base al quale tutte le condanne devono essere approvate dalla Corte Suprema per evitare gli errori delle singole magistrature provinciali. L’invito della Corte suprema è il secondo passo avanti sul quale però le associazioni umanitarie invitano alla massima cautela.
LEGGI ANCHE: Il rapporto di Nessuno tocchi Caino - FORUM - Il superlavoro del boia texano - Pena di morte: la scienza si interroga sul ruolo dei medici - Internet: anche il Grande Fratello di Pechino si distrae
- Venerdì 14 Settembre 2007

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Commenti
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Il 14 Settembre 2007 alle 18:03 sara77 ha scritto:
Finalmente, nel bene o nel male, si torna a parlare di Cina.
Leggo sempre i vostri articoli, sull’asia e sull’africa, sperando di costruirmi nel tempo un’idea piu’ realistica di questi due mondi, cosi’ lontani e diversi dal nostro.
Grazie!
Il 15 Settembre 2007 alle 12:17 Corrado Buccieri ha scritto:
Giusto sara,nel bene e nel male,però
per la pena di morte,se giusta,va bene.
Il 8 Ottobre 2007 alle 15:03 molasche1 ha scritto:
Ritengo che la pena di morte vada abolita in ogni caso e ritengo che se anche la Cina forse sotto la pressione dei media internazionali allenti la presa sia un buon segnale, fortunatamente le iniziative sono molteplici, làimportante é continuare su questa strada, vi voglio segnalare un bellissimo editoriale sul web di un cantautore che ha realizzato una canzone contro la pena di morte il cui titolo é “Libero Barabba” di Daniele Babbini. ciao
Il 8 Ottobre 2007 alle 17:48 kalimba ha scritto:
Ciao Molasche1 per cortesia mi puoi dare i link grazie, sono curioso di ascoltare la canzone contro la pena di morte credo sia una cosa molto importante! grazie, saluti,
Carlo
Il 8 Ottobre 2007 alle 21:01 molasche1 ha scritto:
X kalimba L’editoriale lo trovi su giocoguida.net e poi trovi anche il link del cantante, trovo che tutte le iniziative per abolire questa pratica incivile siano fondamentali.
Carlo
Il 9 Ottobre 2007 alle 19:21 Hugo, Tolkien e Dostoevskij contro la pena capitale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Scriveva nel 1829 Victor Hugo (Le Dernier Jour d’un Condamné), mentre in Place de Grève, a Parigi, venivano giustiziati uomini, sotto i colpi della ghigliottina, davanti ad un pubblico di benpensanti che pagava i posti a sedere sulle terrazze per vedere meglio rotolare la testa del condannato: “A favore della pena di morte resta la terza e ultima ragione, la teoria dell’esempio. Bisogna dare esempi… allora ridateci il XVI secolo, siate veramente formidabili: ridatecì la varietà dei supplizi, ridateci i tormentatori giurati, ridateci la forca, la ruota, il rogo, i tratti di corda, il taglio delle orecchie, lo squartamento… ecco l’esempio in grande; ecco la pena di morte ben intesa; ecco un sistema di supplizi che ha una certa proprozione…ma dite un po’, siete davvero seriamente convinti di dare un esempio quando scannucchiate miserabilmente un povero diavolo nel punto più deserto dei boulevards esterni?”. Lo scritto del letterato francese non è però l’unico passo spesso citato dagli abolizionisti per contrastare la barbarie della morte comminata per legge. Ne La Compagnia dell’Anello, il primo libro della trilogia degli Anelli, è lo scrittore John Ronald Reuel Tolkien a spiegare perché per un cattolico non tocca mai all’uomo, ma a Dio, comminare la morte: “Merita la morte. Se la merita! E come! Molti tra i vivi meritano la morte. E parecchi che sono morti avrebbero meritato la vita. Sei forse tu in grado di dargliela, la vita? E allora non essere troppo generoso nel distribuire la morte nei tuoi giudizi: sappi che nemmeno i più saggi possono vedere tutte le conseguenze”. Ma è nel romanzo L’Idiota che viene pronunciata forse la più dura delle requisitorie letterarie dell’Ottocento contro la pena capitale. L’autore è il principe Myskin, alias Fëdor Dostoevskij, cui capitò di essere condannato alla pena capitale (per attività sovversive) poi commutata in lavori forzati permanenti dallo zar: “La punizione di uccidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L’omicidio in base a una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l’omicidio del malfattore”. Tre citazioni, al di là dei grandi dibattiti filosofico-giurisdizionali che hanno attraversato gli ultimi tre secoli europei. Tre citazioni che, accanto alle riflessioni dell’antesignano Beccaria, stanno alla base dell’attuale cultura giuridica del continente. L’unico, fatta eccezione per la Bielorussia (che però non è nell’Ue), dove è stata abolita la pena capitale. L’unico continente che a Lisbona, il 10 ottobre, tramite il Consiglio d’Europa, aderisce all’iniziativa volta a ottenere una moratoria contro le esecuzioni capitali, lascito - secondo molti - di quelle pene medievali e premoderne di cui scrisse con arguzia il grande storico Michel Foucalt: un messaggio rivolto ai cinquantuno Stati (dalla Cina all’Iran fino agli Stati Uniti) che ancora fanno ricorso al lavoro del Boia. Guarda la cartina (wiki) [...]
Il 16 Febbraio 2008 alle 22:30 Il cittadino in rete ha scritto:
La risoluzione per la moratoria della pena di morte…
(Ecco il testo in italiano della risoluzione sulla moratoria della pena di morte approvata il 18 dicembre 2007 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, con 104 voti favorevoli, 29 astenuti e 54 contrari). L’Assemblea generale, guidata dagli obiet…
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