
La revoca della licenza ad operare in Iraq alla società di sicurezza statunitense Blackwater potrebbe avere pesanti conseguenze sull’intero comparto della sicurezza in Iraq e influire sui previsti piani di parziale riduzione delle truppe USA nel paese. Dopo l’uccisione di otto civili da parte dei body guards della società americana durante un attacco dei guerriglieri nel centro di Baghdad, il governo iracheno ha deciso infatti che le Private Security Companies dovranno d’ora in poi rispondere alla giustizia irachena ignorando così la convenzione che ha finora esentato i contractors dalla sovranità giuridica di Baghdad. D’altra parte, la tesi dell’imboscata fornita dalla società di contractors viene smentita dalle autorità irachene, secondo quanto riportato dal New York Times, che non hanno esitato a parlare di “crimine nei confronti del quale non è possibile tacere”.
L’impatto di questo cambio repentino di indirizzo rischia di creare non poche difficoltà ai 35 mila body-guard attivi in Iraq alle dipendenze di un centinaio di Psc per lo più anglo-americane tra le quali le più importanti sono Blackwater, Triple Canopy, DynCorp , Aegis e Control Risk che gestiscono la sicurezza del personale civile straniero, di operatori economici, cantieri, imprese e diplomatici.
La revoca della licenza alla Blackwater ha già indotto Washington a vietare ogni movimento di personale diplomatico americano fuori dalla Zona Verde di Baghdad, il quartiere fortezza che ospita ambasciate, ministeri e comandi militari.
Se Baghdad decidesse i cacciare le Psc dal paese anche il ritiro di 30 mila soldati entro il luglio 2008 verrebbe compromesso perché molti compiti di scorta e sicurezza assegnati ai privati ricadrebbero poi sulle forze armate. Per questo Pentagono e Dipartimento di Stato premono sul governo di Nouri al-Maliki per trovare una soluzione di compromesso alla crisi.
- Mercoledì 19 Settembre 2007
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Il 5 Ottobre 2007 alle 15:35 Iraq: le pistole Glock vanno a ruba » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Continua la saga delle armi che gli americani hanno fornito negli ultimi anni alle forze militari e di polizia irachene delle quali si è persa ogni traccia. In giugno un rapporto del Congresso di Washington aveva confermato la scomparsa di circa la metà delle armi leggere fornite tra il 2004 e il 2005 agli iracheni: 190 mila armi da fuoco, 110 mila fucili e 80 mila e pistole. L’ispettore generale del Pentagono, il generale in pensione Claude Kicklighter, sta indagando in particolare sulle pistole di modello austriaco Glock calibro 9 millimetri, assegnate ai poliziotti iracheni in 125.163 esemplari dei quali 13.180 sono scomparsi senza lasciare traccia. Alcune testominianze di ex agenti iracheni sembrano aver trovato la spiegazione. “Gli americani ci davano Glock senza registrare il numero di matricola e senza ricevuta” ha giurato un ex poliziotto iracheno che dopo essersi congedato alla fine del 2004 ha tenuto e poi rivenduto la sua pistola per 800 dollari. Migliaia di ex-agenti hanno rivenduto le loro moderne pistole sul mercato clandestino che sono finite nelle mani di diversi miliziani. I turchi le hanno trovate addosso ai guerriglieri curdi del PKK e pare che le Glock “americane” siano divenute uno status symbol per i comandanti delle milizie sunnite dell’esercito Islamico. Le forniture di armi (così come il problema delle società private di contactors tipo la Blackwater) restano al centro dei dissidi tra comando Usa e governo iracheno. Il primo vorrebbe un maggiore controllo sulle armi, il secondo pretende di ricevere più armi ed equipaggiamenti pesanti. Per questo Baghdad sta acquistando armi sul mercato con ordini significativi in Russia e in Cina che non sono visti di buon occhio dagli americani. [...]
Il 17 Ottobre 2007 alle 16:02 Contractors sotto il controllo dell’Us Army: la svolta di Washington » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il segretario alla Difesa Usa, Robert M. Gates, ha chiesto di porre sotto il controllo militare i 10.000 contractors che oggi in Iraq svolgono compiti di scorta e sicurezza per conto del governo degli Stati Uniti. La proposta punta a garantire controlli più stretti sulle Private Security Companies e a smorzare il confronto con il governo di Baghdad il cui premier, Nouri al Maliki, ha chiesto a Washington di richiamare il personale della Blackwater. La società americana ha un migliaio di agenti in Iraq impegnati anche a scortare i diplomatici statunitensi ma è stata messa sotto accusa dal governo iracheno dopo la sparatoria del 16 settembre scorso nella quale morirono 17 iracheni e altri 23 rimasero feriti. La pragmatica proposta del Pentagono tende a porre per la prima volta sotto un centro di coordinamento dell’US Army le attività delle società private, accusate anche dagli ambienti militari di avere troppa indipendenza e di non rispondere giuridicamente a nessuno. L’iniziativa infatti non trova d’accordo il Dipartimento di Stato, che utilizza solo in Iraq circa 2.500 guardie private delle quali 800 della Blackwater. Gates ha precisato che si tratterebbe di costituire una catena di comando e controllo comune a tutte le Private Security Companies che operano per le diverse istituzioni americane attive in Iraq ma è evidente che, anche nel campo della sicurezza, le agenzie non intendano mettere la propria autonomia nelle mani dei militari. La questione ha un grande rilievo strategico per gli americani poiché un ritiro eventuale delle PSC dall’Iraq renderebbe impossibile la riduzione delle truppe USA da 160.000 a 130.000 soldati prevista dal presidente Bush. Anche per questo sul tema è atteso un confronto tra Robert Gates, Condoleezza Rice e il consigliere per la sicurezza nazionale, Stephen J. Hadley. -Gates: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]
Il 14 Novembre 2007 alle 16:47 Iraq, anche l’Fbi critica la società di sicurezza privata Blackwater » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Sembrano non finire i guai per la Blackwater, la società di sicurezza privata americana accusata dalle autorità irachene di avere il grilletto facile. Una recente inchiesta ha appurato come i contractors abbiano ucciso il 16 settembre scorso 17 civili in quello che la Blackwater sostiene fosse un agguato della guerriglia. In realtà però dalle prime risultanze dell’inchiesta affidata all’Fbi sulla vicenda, a quanto riporta il New York Times, emerge che furono completamente immotivate le uccisioni di almeno quattordici dei diciassette civili iracheni uccisi dalle bodyguards. La notizia piomba sulla società che ha l’appalto per garantire la sicurezza del personale del Dipartimento di Stato americano dopo altre e recenti accuse di uccisioni e violenze immotivate. Benché il governo di Baghdad voglia porre sotto la legge irachena tutti gli operatori delle società private e abbia sospeso la licenza alla Blackwater, i mille bodyguard della società americana continuano a lavorare anche se con modalità più ristrette. L’accordo di compromesso in fase di negoziato tra americani e iracheni garantirebbe infatti alle Psc (Private Security Company) di non essere sottoposte alla legge di Baghdad ma le loro attività verrebbero poste sotto il controllo delle forze americane. Attualmente in Iraq sono presenti circa 30 mila guardie private delle quali quasi un terzo lavorano a contratto con i governi statunitense e britannico, mentre gli altri proteggono installazioni e scortano convogli di società private, straniere e irachene. Le Psc sono concentrate per lo più a Baghdad e Bassora ma sono presenti con basi operative anche a Nassiryah, Mosul e nei principali centri iracheni. I loro compiti sono ancora indispensabili nonostante il forte calo delle azioni di guerriglia e terrorismo e anche i tecnici italiani della Farnesina ancora presenti a Nassiuryah si avvalgono della scorta degli specialisti britannici della Aegis. Senza le Psc i compiti di scorta e protezione ricadrebbero sui militari alleati, 170 mila in tutto dei quali 160 mila statunitensi. Forze destinate a ridursi nel 2008 in base ai programmi della Casa Bianca (130 mila soldati entro giugno e forse a 100 mila entro la fine dell’anno) e comunque insufficienti a garantire la protezione di installazioni e personale civile. [...]
Il 27 Ottobre 2008 alle 17:22 Pirati somali: contractors nel Golfo di Aden » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’impiego dei contractors, anche per limitate operazioni di scorta, desta comunque perplessità. Non è chiaro quali siano le regole di ingaggio che le compagnie private dovrebbero rispettare, e che la Nato non ha ancora specificato. Un punto che andrà chiarito per non ripetere l’eccidio di Baghdad, che ha avvelenato per mesi i rapporti tra il governo americano e quello iracheno, il quale aveva chiesto l’espulsione della Blackwater dal proprio territorio. Anche perché, in una terra di nessuno com’è al momento la Somalia, devastata da 17 anni di guerra ininterrotta e con un governo che si regge in piedi solo grazie alle truppe inviate dall’alleata Etiopia, i contractors potrebbero sentirsi legittimati ad agire ancora di più secondo il proprio arbitrio. [...]
Il 28 Ottobre 2008 alle 2:35 SuccedeOggi » Pirati somali: contractors nel Golfo di Aden ha scritto:
[...] L’impiego dei contractors, anche per limitate operazioni di scorta, desta comunque perplessità. Non è chiaro quali siano le regole di ingaggio che le compagnie private dovrebbero rispettare, e che la Nato non ha ancora specificato. Un punto che andrà chiarito per non ripetere l’eccidio di Baghdad, che ha avvelenato per mesi i rapporti tra il governo americano e quello iracheno, il quale aveva chiesto l’espulsione della Blackwater dal proprio territorio. Anche perché, in una terra di nessuno com’è al momento la Somalia, devastata da 17 anni di guerra ininterrotta e con un governo che si regge in piedi solo grazie alle truppe inviate dall’alleata Etiopia, i contractors potrebbero sentirsi legittimati ad agire ancora di più secondo il proprio arbitrio. [...]
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