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Antiterrorismo: l’Africa dice no agli Stati Uniti

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  • Tags: africa, Africom, Al Qaeda, Algeria, Stati Uniti, terrorismo
  • 5 commenti

Al Qaeda minaccia. Bush prova a rispondere. Ma sono guai. E non soltanto in Iraq. Dall’Africa arrivano pessime notizie. Oltre la cronaca (vedi l’attentato ad Algeri in cui è rimasto ferito un italiano), a tenere banco è l’imbarazzo che si sta creando nel Pentagono in seguito al rifiuto di alcuni paesi africani alleati a Washington di aderire al vasto progetto antiterrorista della Casa Bianca in terra d’Africa.

Annunciato dal presidente Bush in persona il 6 febbraio 2007, Africom (United States Africa Comand) era destinato a diventare dopo Pacom (Pacifico) e Eucom (Europa) il terzo comando regionale dell’esercito statunitense nel mondo. L’inaugurazione del centro, prevista entro settembre 2008, rischia però di essere rimandata alle calende greche, almeno finché l’amministrazione Bush non sarà in grado di convincere un paese africano ad ospitarne la sede. La scelta doveva essere ufficializzata in questo mese, al massimo in ottobre, ma le ultime notizie lasciano intuire che per gli americani si annuncia una corsa ad ostacoli. Nel marzo scorso, il fedelissimo regime algerino aveva aperto le danze annunciando per voce del suo ministro degli Esteri che l’Algeria “non era coinvolta nel progetto”. A ruota, il Marocco ha smentito qualsiasi interesse ad accogliere Africom. Con il Maghreb fuori gioco, è toccato poi all’Africa australe deludere le aspettative di Bush. Nel corso di un summit regionale tenutosi a Lusaka (Zambia) nell’agosto scorso, i paesi della Sadc (Comunità per lo sviluppo dell’Africa meridionale), con in testa il Sudafrica, hanno deciso all’unanimità che nessun paese membro avrebbe accettato la proposta statunitense. Per ora, si conta una sola candidatura ufficiale: la Liberia. Voci di corridoio evocano anche la disponibilità di Djibouti e dell’Etiopia (già alleati nella lotta anti-terrorismo che gli Stati Uniti stanno portando avanti nel Corno d’Africa), per il resto è un fuggi fuggi generale giustificato dal fatto che molti paesi africani sospettano gli americani di voler rafforzare la loro presenza in Africa non tanto per combattere al Qaeda, ma per mettere le mani sul petrolio, risorsa assai ambita dal nemico commerciale numero uno degli Stati Uniti: la Cina.

  • joshua.massarenti
  • Venerdì 21 Settembre 2007
Afghanistan, perse le tracce di due militari italiani »
« Al Qaeda, l’offensiva algerina

Commenti

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Il 4 Gennaio 2008 alle 12:22 Stati Uniti in campo per pacificare il Kenya, avamposto anti jihad » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Antiterrorismo, se l’Africa dice no agli Usa - Lo speciale sulla crisi in Kenya - Guarda la GALLERY sulle violenze esplose dopo le elezioni kenya: le news in tempo reale (fonte Google News) [...]

Il 9 Marzo 2008 alle 7:06 Stati Uniti in campo per pacificare il Kenya, avamposto anti jihad | rubriche ha scritto:

[...] LEGGI ANCHE: Antiterrorismo, se l’Africa dice no agli Usa - Lo speciale sulla crisi in Kenya - Guarda la GALLERY sulle violenze esplose dopo le elezioni [...]

Il 1 Ottobre 2008 alle 16:00 Nasce Africom: gli americani guardano al continente nero » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] “Nel passato” sostiene De Lorenzo in un’intervista rilasciata a Voice of America, i governi africani avevano ripetutamente espresso il loro malcontento riguardo la necessità di doversi rapportare a tre diversi comandi militari americani. Erano convinti che l’Africa meritasse maggiore attenzione, e quindi un comando ad hoc”. Ma quanta fatica. Negli ultimi mesi, membri del Pentagono e del Dipartimento della Difesa hanno perlustrato il continente intero ne tentativo di convincere un paese di ospitare la sede di Africom. Con l’eccezione della Liberia (paese di scarso interesse dal punto di vista geostrategico), i governi africani sollecitati hanno declinato le offerte di mirabolanti contratti militari e civili promessi da Washington giustificando il loro rifiuto con i rischi che comportava in termini di sicurezza la presenza di un comando militare Usa sul loro territorio. Non solo. Gli africani hanno sempre sospettato gli Stati Uniti di nascondere interessi ben diversi rispetto a quelli annunciati. [...]

Il 2 Ottobre 2008 alle 15:32 SuccedeOggi » Blog Archive » Nasce Africom: gli americani guardano al continente nero ha scritto:

[...] “Nel passato” sostiene De Lorenzo in un’intervista rilasciata a Voice of America, i governi africani avevano ripetutamente espresso il loro malcontento riguardo la necessità di doversi rapportare a tre diversi comandi militari americani. Erano convinti che l’Africa meritasse maggiore attenzione, e quindi un comando ad hoc”. Ma quanta fatica. Negli ultimi mesi, membri del Pentagono e del Dipartimento della Difesa hanno perlustrato il continente intero ne tentativo di convincere un paese di ospitare la sede di Africom. Con l’eccezione della Liberia (paese di scarso interesse dal punto di vista geostrategico), i governi africani sollecitati hanno declinato le offerte di mirabolanti contratti militari e civili promessi da Washington giustificando il loro rifiuto con i rischi che comportava in termini di sicurezza la presenza di un comando militare Usa sul loro territorio. Non solo. Gli africani hanno sempre sospettato gli Stati Uniti di nascondere interessi ben diversi rispetto a quelli annunciati. [...]

Il 13 Gennaio 2009 alle 17:54 Bush l’africano » Panorama.it - Mondo ha scritto:

[...] In nessuna parte del mondo, tranne Israele e pochi altri Paesi, Bush può vantare un indice di gradimento così alto. Questo nonostante, negli ultimi otto anni, la politica americana in Africa non sia stata certo una passeggiata trionfale. Il fallimento della strategia di Washington in Somalia, dove il governo sostenuto dalla Casa Bianca sta cadendo sotto i colpi delle milizie islamiche, ne è la riprova, così come lo scetticismo con cui è stato accolto Africom, il nuovo comando militare unificato americano per il continente, talmente poco amato da essere costretto a mantenere la propria sede in Germania. Considerazioni che però non reggono di fronte alle folle festanti che hanno accolto Bush in Liberia, Ruanda, Tanzania e Benin solo per citare alcuni dei Paesi in cui il presidente ha fatto più breccia. L’attaccamento alla religione e alla famiglia espressi da Bush hanno fatto il resto: in un’Africa ancora povera, e che ha subìto la faccia peggiore della globalizzazione, il richiamo ai valori tradizionali costituisce ancora un fattore importante. Così come il sostegno del continente è una piccola consolazione per l’unico presidente americano a cui è toccata l’umiliazione di dover schivare scarpe in una conferenza stampa. Almeno in Africa, l’uomo di Crawford non sarà dimenticato. [...]

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