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L’Argentina in piazza per López, il primo desaparecido della democrazia

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  • Tags: Argentina, desaparecidos, dittatura-militare, Jorge-Julio-López, Miguel-Etchecolatz, torturatori
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Un poster delle Madri di Plaza de Mayo con le immagini delle persone scomparse (http://www.flickr.com/photos/ha_mas/ on Flickr)

Tutte le informazioni le aveva raccolte in un diario, assieme ai suoi ricordi che continuavano a tormentarlo anche dopo trent’anni. Parole terribili quelle scritte dal primo desaparecidos della democrazia argentina o, come lo definiscono oggi i mass-media del paese del tango, dall’uomo scomparso due volte. Jorge Julio López aveva nascoste le sue annotazioni in una borsa di cui nessuno conosceva l’esistenza. Nessuno a parte l’amico Pastor, con cui si era confidato, come chi lascia un’eredità speciale, assieme ai suoi timori, perché da qualche giorno si sentiva pedinato. “Pastor, ti lascio queste lettere per vedere se almeno tu, un giorno, potrai rendermi giustizia”, gli aveva detto poco prima della sua scomparsa, la sera del 18 settembre 2006.
López, un muratore che militava nel partito peronista che oggi governa l’Argentina, era stato sequestrato tra il 1976 e il 1979, tradotto in più campi di concentramento e, nonostante le terribili torture a cui fu sottoposto, riuscì a sopravvivere. Trent’anni dopo la testimonianza di questo pensionato di 77 anni è stata fondamentale per condannare quello che, sinora, è l’unico torturatore finito in galera in Argentina dopo l’annullamento fortemente voluto dal presidente Néstor Kirchner delle leggi menemiste di amnistia: Miguel Etchecolatz, il direttore del reparto investigativo della Polizia della provincia di Buenos Aires.

Ciò che fa raggelare il sangue nella vicenda López è la sequenza delle date. Il 18 settembre 2006 Lopez testimonia in tribunale alle 17.20 del pomeriggio


La testimonianza di López

La sera dello stesso giorno scompare. Il 19 settembre 2006, alle 20.22, Etchecolatz è condannato all’ergastolo. Il messaggio intimidatorio verso i testimoni è chiaro e la domanda che molti seppur sommessamente si pongono in Argentina dopo questa sparizione è: da oggi in poi quanti saranno davvero disposti a testimoniare contro i torturatori della dittatura?


La condanna di Etchecolatz

A un anno dalla sua seconda scomparsa il caso López sta mobilitando da mesi la società civile argentina e martedì 18 settembre le madri di Plaza de Mayo assieme ad altri 10mila manifestanti hanno occupato Plaza de Mayo per reclamare la “aparición en vida” dell’ex muratore.


Le manifestazioni a Plaza de Mayo per l’apparizione in vita di López

Lo stesso è accaduto in tutte le piazze del paese e, in molti – tra cui l’avvocato Guadalupe Godoy che difende gli interessi della famiglia López – cominciano ad accusare il governo Kirchner di portare avanti una lotta “più formale che effettiva” contro i torturatori della dittatura. Nel suo diario lasciato all’amico Pastor poche ore prima di trasformarsi nel primo desaparecido della democrazia, López ha fatto anche dei disegni “molto impressionanti dei campi di concentramento dove era stato rinchiuso dalla dittatura”. È lo stesso Pastor, intervistato dalla televisione di news argentina Todo Noticias ha svelare i contenuti dei diari di López e a mostrare i disegni in cui si vedono chiaramente le posizioni in cui erano costretti a sopravvivere i prigionieri, ma anche i torturatori e gli assassini.
Torniamo alle parole contenute nei diari di López, parole che entrano come delle lame roventi di un coltello nella memoria di chiunque abbia vissuto quella parte di storia dell’Argentina, la più tragica del paese. “Terzo giorno: dopo una feroce sessione di picaña (pungolo elettrico usato come strumento di tortura dalla dittatura argentina. Generalmente veniva usato sul corpo nudo della vittima e un prolungato contatto degli elettrodi sulla pelle ne provocava la bruciatura. I torturatori sceglievano i punti più sensibili, il pene, i testicoli, i seni, e sopratutto le parti umide del corpo, la vagina, l’ano, le gengive o gli occhi, ndr) ci siamo gettati tutti e cinque a terra, in cella. Però più o meno alle 8 di sera è arrivato di nuovo il gruppo di tortura… Li hanno uccisi, uno per uno, attraverso una pistola con il silenziatore. Sentivo un colpo, come una sculacciata, e un grido… ahhh… e restavano a terra, immobili… Qui Tate, ridotto molto male, balbettando mi dice in un orecchio: López, se ti salvi in un altro posto c’è Mirta. E avvisa a casa mia per dire loro dove siamo finiti… Seduto, il gorilla, ossia Etchecolatz, faceva le domande”. Il 18 settembre 2006 López era ansioso di testimoniare di fronte ai giudici. Non vedeva l’ora perché, “per lui testimoniare contro Etchecolatz era come togliersi un peso dal cuore”, spiega Pastor dal momento che, come aveva scritto sui suoi diari prima di scomparire per la seconda volta “questi crimini non scadono mai”…

  • paolo.manzo
  • Martedì 25 Settembre 2007
Ma otto neonazisti non infangano Israele »
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