Quando ho saputo dell’esistenza di neonazisti in Israele non sapevo se ridere o piangere. È una cosa assurda e raccapricciante. Ma proprio tale assurdità tocca il ridicolo”. È perfino ironico Tommy Lapid, sopravvissuto alla Shoah, presidente del consiglio dello Yad Vashem, il museo dell’Olocausto di Gerusalemme, ma anche ex vicepremier e capo dello Shinui, formazione ultralaica che ottenne molti voti dalla comunità di immigrati russi cui appartengono gli otto neonazisti arrestati vicino a Tel Aviv. “Questi individui cercano l’azione estrema” continua Lapid. “E in Israele quelli sono gli atti più provocatori”.
Il primo ministro Ehud Olmert ha reagito dicendo: “Abbiamo fallito come società”. Non sono d’accordo. Israele ha compiuto un miracolo. È riuscito in pochi anni ad assorbire più di un milione di immigrati russi. In proporzione è come se voi italiani ne accoglieste 10 milioni. Che tra queste persone ci sia qualche delinquente è fisiologico, non è il segno di un fallimento. Tra i nuovi immigrati russi ce ne sono molti non ebrei, che con la storia ebraica non hanno nulla a che fare. Alcuni hanno problemi d’integrazione, come capita ovunque.
Oltre a picchiare ebrei di colore, arabi e punk, gli arrestati ce l’avevano con gli ultraortodossi. Segno di un risentimento particolare verso i religiosi?
Io ho combattuto moltissimo il potere sproporzionato che i religiosi detengono in Israele, ma le azioni di questi giovani non avevano nulla a che fare con le ragioni dei laici.
Si tratta dunque solo di ignoranti?
Ignoranti, appunto. In Europa si tira spesso in ballo la scarsa informazione sulla Shoah e la guerra, molti credono che in Israele si debba lavorare su questo. Come presidente dello Yad Vashem posso escluderlo. Non c’è un solo studente in Israele che non venga al museo, non c’è una sola classe che non abbia libri in proposito.
Siamo forse di fronte a un razzismo diffuso?
Direi piuttosto che ci sono in Israele gruppi di ultranazionalisti. Gli arabi sono semiti come noi ebrei, non avrebbe senso essere razzisti con loro. Anche gli ebrei che vengono dall’Etiopia trovano difficoltà a integrarsi, ma più per la differenza tra Israele e il mondo arretrato da cui provengono che per atteggiamenti razzistici.
Il clamore suscitato anche in Europa dall’episodio è, dunque, esagerato?
È chiaro che dopo questi fatti gli europei sono tentati di dirci: “Anche voi avete i nazisti, cosa volete da noi?”. Ma i nazisti in Europa hanno ucciso più di 6 milioni di persone, non erano otto piccoli delinquenti, questa è la differenza.
- Martedì 25 Settembre 2007


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