Villa 21, Barracas, “favela” di Buenos Aires. Chi la abita adesso ha un’occasione unica. Recitare il ruolo di quello che realmente è nella vita: povero. Un neorealismo recuperato dal talento eccentrico ma generoso e socialmente operativo di Julio Arrieta, direttore del teatro locale, attore, padre di 12 figli e uomo dalle mille risorse. “Questa gente è indigente davvero, ho pensato, fare la parte dei poveri per loro sarà una passeggiata. E con i soldi ricevuti in cambio onestamente potranno sperare di costruirsi un avvenire migliore”.
Qui a Villa 21 si offrono, così, attori, catering, luci e tutto quello che serve per girare, dallo spot pubblicitario al film. Se si cercano facce nuove per film, spot o quant’altro abbia a che vedere con una cinepresa o una telecamera, è qui che vengono da tutto il mondo. L’idea ha avuto subito successo e colpisce pensare che questo progetto sia partito proprio quando l’Argentina se l’è vista brutta, ai tempi del crack economico del 2001. I registi e i cineasti del pianeta sono arrivati ad uno ad uno, incuriositi dall’iniziativa e in cerca di nuovi set.
Il regista Sebastián Antico, per esempio, è venuto a girare un film di fantascienza e perfino Alan Parker per “Evita” aveva pensato di ambientarvi le scene più importanti. Peccato che a suo dire ci fossero troppe antenne della televisione e il progetto fallì. Sono tanti, comunque, gli aneddoti di questa favela trasformata in Cinecittà d’Oltreoceano. Il regista Edgardo Cozarinsky racconta che, mentre filmava il suo “Ronda”, ingaggiò una famiglia di cartoneros, persone che vivono raccogliendo di notte i cartoni dalle immondizie, per interpretare il ruolo di se stessi. Al primo ciak la donna si presentò truccatissima come mai sarebbe stata nella realtà e alle rimostranze del regista lei rispose che era pur sempre cinema. Meno male che l’intrepido Arrieta ha capito il pericolo e si è fatto avanti per evitare danni maggiori trasformandosi perfino in manager per i “suoi” attori di strada. Che gli hanno dato credito visto che nel suo ufficio campeggiano le sua foto che riceve premi in loro nome. Ecco, il successo di Arrieta, in questa isola di povertà, è stato proprio questo: aver trasformato il dolore e la miseria in una cartolina e aver dato a chi nella cartolina si è trovato suo malgrado una via di fuga, divertente e non violenta.
La vita l’ha premiato. Adesso a raccontare la storia di quest’isola di celluloide anche un film-documentario di Federico León dal titolo che, speriamo, sia anche un bellissimo augurio: “Estrellas”, cioè “stelle”.
- Sabato 29 Settembre 2007

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