
Il presidente russo è un uomo capace di mosse sorprendenti. Lo ha dimostrato anche ieri quando tutti i riflettori erano puntati sui risultati del voto in Ucraina.
Il congresso del suo partito, Russia Unita, che si è svolto a Mosca, doveva decidere la composizione delle liste alle elezioni parlamentari di dicembre. Tutti davano per scontato che il capolista sarebbe stato il leader del partito e presidente della Duma (il parlamento russo) Boris Gryzlov, il numero due il ministro Sergey Shoigu e il terzo sarebbe stata una donna come la campionessa olimpica Svetlana Zhurova o al limite il sindaco di San Pietroburgo Valentina Matvienko. Nessuno si attendeva il repentino cambio dell’ordine del giorno o l’entrata sulla scena di un ospite davvero eccellente.
Il Congresso è stato un tuffo nella memoria per i tanti che hanno una qualche reminiscenza del periodo sovietico: l’inno nazionale cantato in piedi, lo sventolio delle bandiere tricolori , lo scenario un po’ polveroso, i relatori rigorosamente di tutte le classi sociali (nell’epoca sovietica erano operai, contadini e intellettuali), i battimani ritmati. Tutto ricordava insomma i vecchi tempi delle assemblee del Pcus. Per non parlare del partito, che alla Duma ha già la maggioranza e comprende la maggior parte dei ministri, governatori e apparatchick di tutte le risme. Vladimir Putin, che pure non è formalmente membro del Partito, ha preso la parola in qualità di presidente e dall’alto ha potuto guardare tutti i relatori. Spettacolare è stata Elena Lakshina, una tessitrice di Ivanovov che ingenuamente, come ai tempi dei Congressi del Pcus, ha invocato un terzo mandato per il presidente, quasi che da questo dipendesse il suo futuro personale. “Qui in sala siete tutti intelligenti. Perché non pensate come far rimanere Vladimir Vladimirovich alla carica anche dopo il 2008?” ha chiesto notevolmente commossa la contadina. Subito dopo il campione paraolimpionico Mikhail Terentiev, salito su palco in carozzina, ha ribadito la necessità per tutto il Paese che Putin rimanga al potere. “Lei è fortunato! E finché sarete presidente, la Russia stessa sarà fortunata”.
Dopo questa felice rappresentazione tardo-sovietica, ha preso la parola con prontezza il rettore di Medicina di Samara, Ghennady Kotelnikov, per chiedere a Putin, “a nome di tutto il congresso”, di diventare capolista del partito e guidare il prossimo governo. Vladimir Putin, dopo aver atteso che i 10 minuti di applausi si esaurissero nell’entusiasmo generale, ha dato che sì, diventerà capolista di “Russia Unita” definendo per di più “realistica” l’ipotesi di diventare il prossimo premier. A due condizioni: “Che il partito vinca le elezioni, e che diventi presidente una persona competente e moderna con cui - ha sottolineato - si possa lavorare in tandem”. Putin, a scanso di equivoci, ha però detto che si presenterà come indipendente, come del resto, consente lo statuto del partito.
La stampa di tutto il mondo dà ora per scontato che Putin passi dalla poltrona poltrona presidenziale a quella di primo ministro. Uno scenario plausibile, ma non bisogna dimenticare che Putin fa e disfa a suo piacimento, ed è capace di mosse sorprendenti. Lasciandosi sempre un margine di manovra: “Io premier? È troppo presto per pensarci”, ha dichiarato. Prima di quest’ultima mossa, il partito “Russia Unita” già prevedeva di ottenere piu del 50% dei consensi. Ma con la popolarità di Putin alle stelle, la speranza è quella di ottenere la cosiddetta maggioranza costituzionale, ovvero 2/3 del parlamento. Se così fosse, Putin, con l’appoggio del suo partito e la “collaborazione” del prossimo presidente, potrà cambiare la Costituzione quando e quanto vorrà, ad esempio attribuendo dopo il marzo 2008 più potere al premier (guardacaso lo stesso Putin). Potrebbe però anche decidere altrimenti e non cambiare le regole del gioco: qualora il presidente debba dimettersi, ad esempio per “sopravvenuti problemi di salute”, sarà il premier a ricoprire la carica di presidente ad interim. E quindi, perché ritoccare la Costituzione, se poi tutto ritornerà come prima? Insomma: mani libere. Ad ogni buon conto, Putin, che domenica compie 55 anni, continuerà a esercitare il suo potere sconfinato su tutta la Federazione. Poco conta con quale titolo.
- Martedì 2 Ottobre 2007

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Il 5 Ottobre 2007 alle 12:10 Anna Politkovskaja, il fantasma che insegue Putin » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Saranno le 4 del pomeriggio del 7 ottobre a Mosca. L’ora esatta in cui un anno fa Anna Politkovskaja è stata ammazzata nell’ascensore di casa sua. In quell’attimo i russi, gli amici del gruppo Memorial e tutti quelli che l’hanno amata, accenderanno, in silenzio, una candela davanti alle sue foto attaccate ai muri della piazza Bolotnaya. Dall’altra parte della città, in piazza Pushkin, tutta l’opposizione, gli uomini, le donne e i bambini che sognano una Russia libera marceranno dietro all’ex campione di scacchi Garry Kasparov. Nello stesso tempo circoli, chiese e piccoli teatri palpiteranno a Mosca di incontri e di preghiere in memoria della giornalista Anna Politkovskaja. Speravano di averle ammazzato la vita e la penna per sempre. Invece c’è. E parla e illumina e urla la sua lotta contro l’ingiustizia, oggi più che mai. Lei che non sposava colori né partiti è diventata l’anima dei gruppi più forti dell’opposizione. Anya è il perché di tutti coloro che in Russia vogliono un’altra Russia. Vladimir Putin non se l’aspettava. Ma l’incubo Politkovskaja rischia di perseguitarlo per la vita: è stata uccisa proprio il giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno. “Ogni mattina di quell’anniversario si sveglierà e il nome di Anna gli martellerà la testa” prevede Andrej Mironov, intellettuale e amico fraterno travolto dalla nostalgia. Del resto quella tra Vladimir e Anya è diventata una vera guerra di compleanni. Era il 5 ottobre di un anno fa quando Anna firmò la sua condanna a morte, nel giorno del trentesimo anniversario di Ramsan Kadyrov, proconsole russo in Cecenia: “Il più bel regalo per lui?” disse Anna durante una conferenza. “Portarlo sul banco degli imputati con la torta e le candeline”. Ed ecco la vendetta dello zar Vladimir: il 30 agosto scorso, quando centinaia di moscoviti rendevano omaggio ad Anya, nata 47 anni prima, la sede della Novaja Gazeta (il giornale per cui scriveva Politkovskaja) a Nizni Novgorod, città a 700 chilometri da Mosca, viene perquisita dalla polizia. Tutti i computer confiscati. Sono pc vecchi e senza licenza. La redazione intera è paralizzata: nessuno scriverà più una riga su marce e manifestazioni previste per domenica 7 ottobre. [...]
Il 29 Novembre 2007 alle 18:02 Russia al voto: Putin sicuro di vincere. L’unica incertezza è sulle percentuali » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Domenica in Russia si terranno le elezioni parlamentari. Con una soglia del 7 per cento, solo 4 partiti possono realmente varcare le porte della Duma: Russia Unita di Vladimir Putin, il Partito comunista della Federazione Russa di Ghennady Zuganov, i Liberaldemocratici di Vladimir Zhirinovsky (in realtà nazional-populisti) e il partito di sinistra Russia Giusta, guidato dal Presidente del Senato russo Serghey Mironov. L’ultimo sondaggio ufficiale dà nettamente favorita con il 62.1 per cento Russia Unita. In base alla rilevazione passerebbero di sicuro anche i comunisti e i liberaldemocratici, rispettivamente con il 12.2 e l’8 per cento, mentre Russia Giusta sarebbe in bilico, con il 7per cento. Gli altri partiti di opposizione non otterrebbero neanche il 2 per cento. Le previsioni sono così nette, che sembrano quasi strane le diverse manifestazioni, come per esempio la “Marcia dei Dissenzienti” ed altre, ed ancora più strana la durissima reazione della polizia, con l’arresto di Garry Kasparov (che è stato rilasciato in queste ore) e di altri leader dell’opposizione. L’incertezza infatti riguarda solo la partecipazione alle urne (si prevede intorno al 53 per cento degli aventi diritto al voto) e quanto otterrà il partito di Putin, che intanto è tornato a parlare in tv con un controverso appello. Nessuno dubita che il partito del persidente prenderá piu della metà dei voti (e dopo l’annuncio ufficiale di Putin di essere il leader del partito, il consenso è salito da meno del 50 a oltre il 60 per cento), ma tutti si chiedono se Russia Unita riuscirá ad ottenere la cosiddetta maggioranza costituzionale, ovvero i 2/3 del parlamento. Se così fosse, RU potrebbe da sola cambiare la Costituzione a suo piacere. Se invece cosi non fosse, il jolly sarebbe Vladimir Zhirinovsky che, nei momenti cruciali, ha sempre votato per il Presidente: Eltsin prima, Putin dopo. Comunque le elezioni parlamentari sono solo il primo round dei giochi politici russi. Il 28 novembre è partita infatti la corsa per le Presidenziali, che si svolgeranno il 2 marzo 2008. Un recente sondaggio dice che tutti i possibili pretendenti possono contare solo sul 10 per cento circa dei voti. Ma se Vladimir Putin indicasse chiaramente il suo successore, il 41 per cento lo voterebbe subito. Così, “l’influenza” di Putin potrebbe rendere inutile persino il secondo turno. Putin resterá protagonista della scena politica russa anche dopo il 2 marzo, e la cosa è ormai risaputa. Lo ha confermato anche lui di recente: in che modo e in quale veste non importa. Putin fa e disfa a suo piacimento ed è capace di mosse sorprendenti. Lasciandosi sempre un margine di manovra. Se il suo partito sarà nelle condizioni di cambiare la Costituzione, Putin potrebbe per esempio decidere di attribuire - dopo il marzo 2008 - più potere al premier (guardacaso lo stesso Putin). Oppure decidere altrimenti e non cambiare le regole del gioco. E nel caso il presidente dovesse dimettersi per qualsiasi motivo, sarebbe il premier a ricoprire la carica di presidente ad interim. Mani libere, insomma. [...]
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