Saranno le 4 del pomeriggio del 7 ottobre a Mosca. L’ora esatta in cui un anno fa Anna Politkovskaja è stata ammazzata nell’ascensore di casa sua. In quell’attimo i russi, gli amici del gruppo Memorial e tutti quelli che l’hanno amata, accenderanno, in silenzio, una candela davanti alle sue foto attaccate ai muri della piazza Bolotnaya. Dall’altra parte della città, in piazza Pushkin, tutta l’opposizione, gli uomini, le donne e i bambini che sognano una Russia libera marceranno dietro all’ex campione di scacchi Garry Kasparov. Nello stesso tempo circoli, chiese e piccoli teatri palpiteranno a Mosca di incontri e di preghiere in memoria della giornalista Anna Politkovskaja.
Speravano di averle ammazzato la vita e la penna per sempre. Invece c’è. E parla e illumina e urla la sua lotta contro l’ingiustizia, oggi più che mai. Lei che non sposava colori né partiti è diventata l’anima dei gruppi più forti dell’opposizione. Anya è il perché di tutti coloro che in Russia vogliono un’altra Russia.
Vladimir Putin non se l’aspettava. Ma l’incubo Politkovskaja rischia di perseguitarlo per la vita: è stata uccisa proprio il giorno del suo cinquantaquattresimo compleanno. “Ogni mattina di quell’anniversario si sveglierà e il nome di Anna gli martellerà la testa” prevede Andrej Mironov, intellettuale e amico fraterno travolto dalla nostalgia.
Del resto quella tra Vladimir e Anya è diventata una vera guerra di compleanni. Era il 5 ottobre di un anno fa quando Anna firmò la sua condanna a morte, nel giorno del trentesimo anniversario di Ramsan Kadyrov, proconsole russo in Cecenia: “Il più bel regalo per lui?” disse Anna durante una conferenza. “Portarlo sul banco degli imputati con la torta e le candeline”. Ed ecco la vendetta dello zar Vladimir: il 30 agosto scorso, quando centinaia di moscoviti rendevano omaggio ad Anya, nata 47 anni prima, la sede della Novaja Gazeta (il giornale per cui scriveva Politkovskaja) a Nizni Novgorod, città a 700 chilometri da Mosca, viene perquisita dalla polizia. Tutti i computer confiscati. Sono pc vecchi e senza licenza. La redazione intera è paralizzata: nessuno scriverà più una riga su marce e manifestazioni previste per domenica 7 ottobre.
Stessa città, stesso servizio nella sede del Fondo per il sostegno alla tolleranza, ong che lavora per una conferenza internazionale in memoria di Anna, sempre a ottobre. “Abbiamo spiegato che dopo tanti traslochi alcuni computer avevano licenze, altri no. Tutto inutile. Volevano annientare il giornale una volta per tutte” racconta Stanislav Dmitrievskji, giornalista con troppa passione per la Cecenia. “La verità è che preferiscono attaccare dalla provincia, sperando che i media si infiammino meno. Ma la persecuzione intorno al mondo di Anya, in primis il giornale dove lavorava, è chiara”.
Stanislav racconta dei giorni passati con lei a Grozny. “Era magra come un uccellino, ma il suo cuore aveva il potere dell’uragano. In questi giorni la nuova Russia sfilerà cantando il suo nome. Alcuni dicono: peccato che non possa vedere tutto questo. Ma lei vede”. Dmitrievskji racconta un paese molto spaventato “dove la gente cova lo stesso terrore del tempo di Stalin”.
Non sarà un’esagerazione? “No. Ecco un esempio: giorni fa un ragazzo, Dimitri, trova un manifesto terroristico per terra. Diligente, lo porta subito alla polizia. Dopo un giorno il giovanotto confessa di averlo scritto lui. Naturalmente era innocente”.
Oggi Stanislav e gli altri della ong paventano per loro l’accusa di “estremismo”. Si capisce. Entrati in vigore il 26 luglio, i nuovi emendamenti alla legge sull’estremismo avrebbero dovuto punire i giovani nazisti, killer di “esseri non slavi” (54 ammazzati nel 2006), ma mentre questi vengono condannati a pene lievi per vandalismo, adesso il finanziamento, l’organizzazione e la propaganda, attraverso articoli e libri, di atti considerati estremistici saranno colpiti da 8 fino a 15 anni di galera. Un urlo di sfida contro chi, rischiando la vita, continua il lavoro di Anya.
Il 24 settembre è cominciato a Mosca il processo contro Andrei Piontkovski, politologo e giornalista vicino agli ideali di Politkovskaja e, come lei, critico acerrimo del Cremlino. Quanti giornalisti d’ora in poi saranno colpiti con la stessa arma?
“Le pallottole di Anna costavano troppo, dunque tornano ai vecchi sistemi” afferma Mironov. Parla degli oppositori blindati nei manicomi, pratica sovietica rispolverata con il caso di Larissa Arap, detta ormai l’altra Politkovskaja (vedere l’intervista a pagina 169), e con quello di Nikolai Skatchkov, che per aver protestato contro le brutalità della polizia è stato rinchiuso 16 mesi. Una fine che, a detta dell’associazione degli psichiatri indipendenti, rischiano nei prossimi giorni molti dei manifestanti per Anya.
“Anna, la sua vita, la morte e la sua luce sono diventati la fiamma dell’opposizione intera. Ognuno di noi si spartirà i sogni della sua anima” ha detto Garry Kasparov, ex imperatore di scacchi a tre mesi dalle elezioni. “Lotteremo e vinceremo pensando a lei”.
Quello che Anna Politkovskaja non può più vedere (o forse sì, chissà) sarà il balletto struggente che i suoi bambini di Beslan preparano in segreto per il pomeriggio del 7 ottobre in una cantina teatro. “Il titolo sarà: Anna per sempre” racconta una delle madri di Beslan. “In questa danza Anna sarà interpretata da una piccola rimasta senza una mano nell’inferno della scuola. Ma il suo destino le ha fatto incontrare Anna Politkovskaja che l’ha portata alla salvezza in un ospedale irlandese”.
Quello che Anna avrebbe voluto vedere, e forse non vedrà (perché le autorità potrebbero fermarlo), è il pullman di Memorial fitto dei moscoviti che l’hanno amata e che, domenica mattina alle 10, li porterà alla sua tomba nel cimitero fiorito di Trojekurovskoje. “Alla fine molte celebrazioni avranno un copione improvvisato”. Ljda Iusupova, detta “Grillo tigre”, che con Anna ha diviso lacrime e battaglie sulle colline cecene, racconta che molti incontri avranno il via all’ultimo momento, con un sms, telegrafo del cuore.
“Per sviare gli agguati del Fsb, i servizi segreti russi: anche se loro sanno che un 7 ottobre imbrattato di sangue sarebbe un terribile boomerang mediatico”. Sorride Iusupova e aggiunge che Putin cerca di minimizzare il contagio del suo esempio e il desiderio di giustizia che ha fatto fiorire. La verità è che il nuovo zar è davvero impressionato dal tatuaggio indelebile lasciato dalla giornalista sulla coscienza dei russi. “Tanto che nel giro di valzer delle prossime elezioni si dice che Putin pensi a uno scenografico leader donna, per dare un’immagine rivoluzionaria alla Russia di oggi”. Chi? “Forse la moglie del sindaco di San Pietroburgo”.
Chi tace, chi soffre, chi aspetta di più sono i compagni della Novaja Gazeta di Mosca. Viacheslav Ismailov, che ha raccolto la memoria professionale di Anna e la sua rabbia, è oggi affondato in un letto d’ospedale: ictus. Il direttore Dmitrij Muratov sta chiuso dentro un silenzio pietrificato. Parlerà del “nostro angelo coraggioso” soltanto in piazza Pushkin. Sulle indagini nemmeno un sospiro. Qualche parola arriva dal giornalista Sergei Solokov: “Collaboriamo con la polizia e intanto raccogliamo le nostre informazioni”. “Se alla fine non saremo soddisfatti dei loro risultati, pubblicheremo i nostri”.
L’inchiesta è un’operetta tragica. L’operazione Vulcan, titolo troppo caldo dato dai servizi alle indagini, si è spenta a fine agosto con l’annuncio fiero del procuratore Jurij Chajka. “Abbiamo gli assassini! Arrivano soprattutto dalla mafia cecena, mentre i mandanti vivono all’estero e vogliono trascinare la Russia nella crisi”. Un’allusione al finanziere Boris Berezovsky, nemico giurato dello zar.
Il capo dei killer sarebbe Shamil Buraev, politico ceceno che nel 2003 sfidò Putin. Non basta. Del giro fa parte, secondo Chajka, Pavel Rjaguzov, ex del Kgb che ha aiutato il clan criminale ceceno con informazioni sulla Politkovskaja. Peccato che dopo solo 15 giorni, su 11 sospetti ne rimangano in galera solo quattro. Peccato che il responsabile delle indagini Piotr Gabrijan, investigatore stimato dalla Novaja e dalla famiglia di Anna, venga rimosso. Troppo lavoro. Al suo posto Sergei Ivanov, uomo di Putin.
“La verità è che alla Novaja sanno tutto” dice ancora Mironov. “Ismailov aveva fatto il nome di Muslim Khuliev, tesoriere della fondazione di Kadyrov, e di altri. Ma il pericolo è fortissimo. Il regime affosserebbe tutto e non solo…”.
Su un particolare forse Putin ha qualche ragione. Anche se non vorrebbe. Anna verrà celebrata più in Occidente, dove la sua memoria è viva, che nella sua Russia, dove la gente ha paura. In America, dove a New York il Premio per lo sviluppo della democrazia, a lei intitolato, è stato ritirato da una giornalista della Novaja Gazeta ricevuta dal presidente George W. Bush in persona. In Francia, dove a parte i ricordi ufficiali, una giovanissima regista come Manon Loiseau ha firmato un delizioso film dalla trama segreta (il titolo potrebbe essere Politkovskaja amore mio) che verrà proiettato al Beaubourg proprio il giorno dell’anniversario. In Italia, da Reggio Emilia a Bologna, da Bari a Milano. A Roma Walter Veltroni scoprirà a Villa Pamphili il largo Anna Politkovskaja. “Ci sarò anche io con la mia bambina, che si chiama come lei” dice Vera, figlia di Anya. “E in quel momento la voce di mia madre parlerà nel mondo della bellezza e della verità che ci ha regalato”.
LEGGI ANCHE: Intervista alla nuova Politkovskaja - È “Russia Unita”, ma sembra il Pcus
- Venerdì 5 Ottobre 2007

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Il 5 Ottobre 2007 alle 12:13 L’altra Politovskaya: “Stiamo tornando agli anni del terrore staliniano” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Anna Politkovskaja, il fantasma che insegue Putin Panorama Canali Mondo L’altra Politovskaya: “Stiamo tornando agli anni del terrore staliniano” [...]
Il 7 Ottobre 2007 alle 22:38 radicalimilano ha scritto:
Oggi, domenica 7 ottobre, Anna Politkovskaja è stata ricordata con un minuto di silenzio davanti al consolato russo di Milano. L’iniziativa è stata organizzata dai militanti dell’associazione radicale “Enzo Tortora” - Radicali Milano e ha visto la partecipazione di una trentina di persone. Dopo il minuto di raccoglimento, esattamente all’ora (16:01) in cui la giornalista venne assassinata a Mosca un anno fa, i partecipanti hanno sfilato silenziosamente davanti ai cancelli chiusi dell’ambasciata, andando a deporre crisantemi (i “fiori dei morti”) sul muro: un modo per ricordare il drammatico e macabro coincidere della data di morte di Anna Politkovskaja con il giorno del compleanno del presidente russo Vladimir Putin.
Il 16 Novembre 2007 alle 18:57 Elezioni in Russia, stampa di opposizione nel mirino » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il settimanale, che continuerà a essere distribuito agli abbonati dell’area di Mosca, conta diverse vittime tra i giornalisti antiputiniani. Prima tra tutte Anna Politkovskaja. Ma anche Yuri Shchekochikhin, morto nel 2003 in circostanze ignote e Igor Domnikov, ucciso nel 2000. La campagna di Putin contro i dissidenti in Russia non accenna insomma a fermarsi e anche a Mosca, il sindaco Yuri Luzhkov ha negato la manifestazione del 24 novembre prossimo all’ex scacchista Garry Kasparov, leader del movimento di opposizione “Altra Russia”. [...]
Il 19 Febbraio 2009 alle 16:53 Tutti assolti gli imputati del processo Politkovskaya » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Ritratto della nemica di Putin [...]
Il 19 Febbraio 2009 alle 20:00 Tutti assolti gli imputati del processo Politkovskaya « Loriscosta’s Weblog ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Ritratto della nemica di Putin [...]
Il 16 Luglio 2009 alle 14:40 Chi ha ucciso Natalia Estemirova? “Chiedete al Cremlino” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Natalia, dopo aver denunciato da sola per anni, in prima persona, le torture e gli abusi dell’esercito russo e del regime filo-Cremlino, era diventata collaboratrice proprio di Memorial. Il suo omicidio è un nuovo caso Anna Politkovskaya. [...]
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