Manuela Gretkowska, 43 anni, fondatrice del Partia kobiet, il partito delle donne, è la prima seduta a destra. La sua assistente Magdalena Andrzejczyk, la seconda in piedi, sempre da destra. In totale sono sette le donne “belle, nude, fiere” che posano per il manifesto elettorale più discusso in Polonia.
La foto, apparsa sul sito del partito (www.polskajestkobieta.org) il 18 settembre, è stata ripresa dai media polacchi e stranieri procurando alle protagoniste la visibilità che desideravano in vista delle elezioni anticipate del 21 ottobre.
“Non abbiamo soldi per campagne pubblicitarie e affissioni nelle strade” spiega Gretkowska a Panorama. “L’immagine non è pornografica, non ha niente a che vedere con il sesso. Le nostre facce sono intelligenti, determinate, orgogliose. È invece il simbolo dell’attuale situazione delle donne polacche, nude di fronte alla legge”.
Il programma elettorale del Partia kobiet ha obiettivi concreti: indire un referendum sull’aborto, regolamentato ora da leggi molto restrittive, battersi per la contraccezione libera e una migliore sanità, pretendere pari opportunità nel mondo del lavoro, riconoscere con una legge la possibilità di creare asili in case private. “Questo permetterebbe a un 20 per cento in più di casalinghe di avere un lavoro” precisa Manuela, che è mamma di una bimba di 6 anni, Polka.
Anticonformista e trasgressiva, la bionda leader del partito delle donne è nata a Lodz, ha studiato filosofia a Cracovia e antropologia medioevale a Parigi, dove ha esordito come scrittrice. Un passato di giornalista per Elle, è conosciuta per i suoi best-seller in cui affronta, senza falsi pudori, argomenti legati alla sessualità femminile, ancora un tabù nella patria di Radio Maryja.
Quando, lo scorso febbraio, ha fondato il Pk, le malelingue insinuarono che si trattava di una trovata promozionale per il suo ultimo romanzo. Non hanno avuto ragione.
Etichettata da destra come “marxista”, snobbata da sinistra, Gretkowska è riuscita in pochi mesi ad accattivarsi le simpatie delle donne. Nell’ultimo sondaggio del Tns Obop institute il Pk, 1.500 membri, ha ricevuto il 3 per cento di preferenze. “Non abbastanza per entrare in parlamento, dove c’è lo sbarramento al 5 per cento, ma sufficienti per accedere ai finanziamenti pubblici” calcola a Panorama Jacek Kucharczyk, direttore dell’Ipa, Institute of public affairs.
Il Partito delle donne presenterà le sue liste in 8 distretti elettorali su 41 contando soprattutto sul sostegno degli intellettuali. I 30 milioni di elettori polacchi sembrano orientati a non rinnovare la fiducia ai gemelli Kaczynski (il presidente Lech e il primo ministro Jaroslaw) e al loro partito Legge e giustizia.
“Lo scenario più probabile vede il Po, Piattaforma civica, e il Psl, partito dei contadini, moderato, guadagnare il 50 per cento dei voti” azzarda Kucharczyk. Con il sostegno del Lid, blocco dei democratici di sinistra, nato dall’unione di tre partiti e capitanato dall’ex presidente Aleksander Kwasniewski, potrebbero formare la prossima compagine governativa. Puntuale il siluro per l’ex comunista Kwasniewski: il suo nome è comparso nell’elenco dei collaborazionisti del passato regime, giusto tre giorni prima del dibattito tv con l’attuale premier. Fra gli spiati i gemelli Kaczynski, alla disperata ricerca di consensi.
- Lunedì 8 Ottobre 2007


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Il 9 Ottobre 2007 alle 19:43 L’Europa: moratoria contro le esecuzioni capitali » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] I governi del Consiglio d’Europa avevano dato via libera il mese scorso alla giornata abolizionista malgrado l’opposizione della Polonia, che aveva invece potuto impedire una analoga decisione in seno all’Ue. Varsavia dei gemelli Kaczynski, ora in piena campagna per le politiche anticipate, aveva controproposto all’Ue una giornata per la vita, contro l’aborto e l’eutanasia. Dopo le elezioni, ritengono gli osservatori, la Polonia potrebbe togliere il veto. Ma sull’abolizione - ha puntualizzato a Lisbona Frattini - “la Polonia è con noi”. “Da 3650 giorni” la pena di morte non è più stata eseguita nel vecchio continente, ha rilevato il segretario generale del Consiglio d’Europa, Terry Davis. I 27 Paesi dell’organizzazione di Strasburgo l’hanno abolita, ad eccezione della Russia dove è tuttavia in vigore una moratoria. Ma, ha avvertito Davis, “sappiamo che in Europa ci sono ancora molte persone favorevoli alla pena capitale. Ogni volta che c’è un crimine particolarmente odioso, o semplicemente, in alcuni casi, una elezione, si sentono voci chiederne il ripristino’’. Ma l’Europa ora guarda al resto del mondo. Nel 2006 ci sono state nel mondo 5628 esecuzioni capitali, in un numero crescente di Paesi, 27 invece dei 25 dell’anno precedente. La mappa dei Paesi in cui si condanna ancora a morte comprende la Cina, l’Iraq, l’Afghanistan, ma anche grandi democrazie consolidate come Usa e Giappone. Mentre parliamo - ha detto a Lisbona Piers Bannister, di Amnesty International - ventimila persone stanno aspettando che si decida quando devono morire’. Oggi però 133 Paesi del mondo hanno abolito la pena di morte o non la applicano più, ha rilevato Mario Marazziti, della Comunità di Sant’Egidio, e dal 1990 50 paesi hanno sposato la causa abolizionista che si diffonde con sorprendente velocità”. Il 28 settembre Italia e presidenza portoghese dell’Ue hanno lanciato all’Onu una iniziativa per una moratoria universale con l’adesione, ha detto a Lisbona il sottosegretario agli esteri Gianni Vernetti, di 101 Paesi. L’obiettivo comune di Strasburgo e Bruxelles è di arrivare all’adozione di una risoluzione che proclami una moratoria universale entro la fine dell’anno. Secondo Franco Frattini si è vicini ad una maggioranza in seno all’Assemblea Generale, ma occorre spostare verso il quei Paesi, in particolare africani, che pur non avendo abolito la pena capitale applicano di fatto una moratoria. [...]
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