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Bolivia: 40 anni dopo Che Guevara è diventato “San Ernesto”

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  • Tags: bolivia, che-guevara, cuba, La-Higuera, San-Ernesto-de-La-Higuera, Vallegrande
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“Se siamo in difficoltà lui ci aiuta e fa miracoli. Grazie a lui, qui è arrivata una strada e ci hanno costruito un cimitero e una scuola migliore. Certo che preghiamo per lui e celebriamo messe in suo onore”. Irma Rosado ha 50 anni ed è una delle poche persone - meno di cento - che ancora oggi vivono a La Higuera, minuscolo villaggio vicino a Vallegrande, dipartimento di Santa Cruz, in Bolivia. Ma, a differenza di quanto si potrebbe immaginare, Irma non parla di Gesù bensì di Ernesto Guevara de la Serva, il guerrigliero più famoso della storia che qui fu ucciso il 9 ottobre del 1967 dall’esercito boliviano, il “Che”. Che quando si trasforma in santo, per i boliviani ai bordi dei 60 Km di strada che unisce La Higuera con Vallegrande smette di essere il “Che” e diventa “San Ernesto”.
Nella città di Vallegrande, dove il corpo di Guevara fu esposto dopo la morte, ogni 9 ottobre si rende omaggio al mitico rivoluzionario che, tuttavia, qui è considerato più un santo che un guerrigliero. Padre Agustín, prete di Vallegrande, invoca ogni giorno la benedizione di “San Ernesto de la Higuera”, perché i suoi parrocchiani ne includono regolarmente il nome tra i defunti da ricordare. Assieme a quelli di parenti e amici. Quest’anno, poi, si commemorano i 40 anni dalla sua uccisione e le offerte di fiori, le candele accese e le richieste di ex voto superano di gran lunga le abituali.
Chi considera il “Che” come un avventuriero (o peggio ancora) può restare stupefatto per questo mix tra sacro e profano ma, come spiegava già qualche anno fa il compianto poeta boliviano Jorge Suárez, “la figura del Che a livello popolare ha subito una curiosa trasformazione e il popolo boliviano lo ha incorporato nel suo pantheon politico più come un santo che come un rivoluzionario, entrando a far parte della mistica popolare”.
Per rendersene conto è sufficiente ritornare a La Higuera e avvicinarsi al “santuario” a lui dedicato dove, al fianco di una grande statua del “Che” fanno bella mostra di sé un’enorme croce e una serie di immagini ex voto raffiguranti Giovanni Paolo II e Gesù. “Sono migliaia i contadini boliviani che pregano San Ernesto per chiedergli qualche miracolo o per ringraziarlo di una grazia ricevuta”, spiega Indymedia.

“Era come Cristo”, confessa al quotidiano argentino La Nación Susana Osinaga, forse la fedele più antica di “San Ernesto”. Fu lei, infatti, l’infermiera che quarant’anni fa lavò e ricompose il corpo del “Che” nella lavanderia dell’ospedale Nuestro Señor de Malta, prima che venisse esposto pubblicamente, a Vallegrande. Ed è lei a raccontare che da allora si rivolge direttamente a “San Ernesto”, la cui immagine ha collocato tra quelle della Vergine Maria e di Gesù sul piccolo altare che ha eretto nella sua umile casa.
Lungo i 60 chilometri che separano La Higuera da Vallegrande le storie dei miracoli compiuti da “San Ernesto” si moltiplicano, così come gli altari improvvisati con l’immagine del “Che” affiancata a quelle di Gesù, la Vergine Maria, Papa Wojtyla e il presidente boliviano Evo Morales. E sulle doti miracolistiche del rivoluzionario Primitiva Rojas, un’altra abitante de La Higuera, non ha dubbi. “Ho molta fede in lui. Qualche giorno fa mi sono ammalata, ho invocato “San Ernesto” e la stessa notte ho sognato un uomo con la barba nera e lo sguardo dolce che mi diceva: io sono colui che ti ha curato. La mattina dopo ero guarita”.
Oggi, a 40 anni dalla sua morte, la piazza principale di Vallegrande è tappezzata con immensi ritratti del Che e gli abitanti del luogo che nel 1967 non avevano aderito alla sua chiamata rivoluzionaria lo venerano come un santo. Chissà che ne penserebbe lui se oggi, 79enne, fosse ancora vivo…

Quaranta anni fa moriva Che Guevara. Ma il mito persiste: il video servizio

Che Guevara - gli ultimi anni

  • paolo.manzo
  • Martedì 9 Ottobre 2007

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Afghanistan, diserbanti sui campi di oppio »
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Il 9 Ottobre 2007 alle 16:08 Cuba fly and drive, alla ricerca dell’anima più vera dell’isola » Panorama.it - Viaggi ha scritto:

[...] Non che le spiagge di Varadero o Cayo Largo lascino a desiderare. O che l’atmosfera indolente dell’Avana sia poco affascinante. Ma se, in attesa di sapere cosa porterà il futuro, siete alla ricerca della Cuba più vera, noleggiate un’auto e dirigetevi verso Santa Clara, cuore dell’isola, prima di virare decisamente a Oriente. Caldissimo, povero, ricco di storia e tradizioni, con gioielli coloniali intatti che occhieggiano dalle sterminate piantagioni di canna da zucchero, culla del son. Il centro e l’est cubano sono l’alternativa se vi siete stancati di resort a cinque stelle dove gli unici nativi che incontrate sono quelli che vi servono il mojito a bordo piscina. Prima di puntare a est, però, Santa Clara vale una sosta da nostalgici, non fosse altro che per vedere il mausoleo dedicato al Che, dove riposano le sue spoglie (a 40 anni dall’anniversario della morte), ammesso che lo siano davvero. Un enorme, brutto edificio nel peggior stile sovietico che probabilmente il Comandante stesso avrebbe disapprovato. Ma in ogni caso testimonianza storica e meta di pellegrinaggio incessante da parte di cubani e turisti, soprattutto oggi che ci avviciniamo al 40mo anniversario della morte. Lasciata Santa Clara, si fa tappa a Camagüey, città dei tinajón, grandi orci in argilla utilizzati per conservare l’olio, oggi ornamento dei cortili. Città, soprattutto, dal centro storico tortuoso e dalle mille chiese. Perché l’urbanizzazione, dovuta alla dominazione spagnola, si è sviluppata in tanti micro quartieri in cui in pratica ogni signorotto locale costruiva la sua casa e la sua chiesa. Risultato, un dedalo di sensi unici e strade senza sbocco da piano regolatore impazzito. Se arrivate in auto, quindi, cercate una sistemazione in un hotel o una casa particular al più presto e girate sempre a piedi. Da in città apprezzare la ricca vita culturale, con programmi di teatro e balletto secondi solo all’Avana, e le splendide spiagge della zona di Santa Lucia. Da Camagüey, la prossima tappa è Trinidad, nella provincia di Sancti Spiritus. Un incredibile gioiello coloniale perfettamente conservato, vicino a una delle più belle spiagge della zona, la Playa de Ancon. Un consiglio: i pullman dei tour organizzati scaricano orde di turisti dai vicini resort in giornata, ma quasi nessuno di loro si ferma a dormire; la città magicamente si svuota verso sera. Per cui programmate almeno un pernottamento per godere della vera atmosfera di Trinidad senza troppo caos e soprattutto per passare una serata alla Casa della Musica, anfiteatro all’aperto che ospita orchestrine dal vivo e balli scatenati fino all’alba. Prima di ripartire, riservate un paio d’ore alla Valle de los Ingenios, patrimonio Unesco. Una verdissima vallata coperta di zuccherifici, tra cui la Manaca Iznaga, antica tenuta dove gli schiavi lavoravano di machete dall’alba al tramonto. Da Trinidad è un bel tratto ad arrivare a Santiago, la capitale dell’est, la seconda città più importante dell’isola, affacciata su una baia e circondata dal fitto della Sierra Maestra, dove nacque il primo germe della Revolucion. L’impatto può non essere dei migliori. Caldissima e umida, affollata, rumorosa e inquinata, costruita su salite e discese che spiazzano e fanno perdere l’orientamento, la città del son non ha il fascino decadente dell’Avana. Bisogna attendere la sera, quando il concerto di clacson si quieta, per apprezzare un rum d’autore al Museo del Ron e soprattutto la languida l’atmosfera tropicale della Casa de la Trova, in Calle Heredia. Il posto deputato dove ascoltare musica live, ballare o ammirare le evoluzioni dei salseri, per poi cercare un po’ d’aria fresca sul balcone di legno turchese che sembra sporgersi nel nulla. Di giorno, meglio un tuffo nella vicina spiaggia di Siboney, il borgo dove nacque Compay Segundo, ricordato anche in una famosa canzone. Ma se cercate un po’ di refrigerio, salite alla Gran Piedra, un enorme blocco di roccia vulcanica che marca uno dei punti più alti della Sierra, a più di 1.200 sul livello del mare. Per veri nostalgici, è d’obbligo una tappa alla Granjita Siboney, la fattoria dove venne progettato l’assalto alla caserma Moncada. Da non perdere anche una puntata alla fortezza del Castillo del Morro, appena fuori dal centro, e al Santuario della Virgen del Cobre, luogo di culto per eccellenza dei cubani, dove spesso le tradizioni, i colori e i riti cattolici sono velati da quelli, ancestrali, della santerìa. [...]

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