
Dodici anni dopo il massacro della metropolitana di Tokyo, il Giappone rivive l’incubo delle sette religiose, protagoniste ancora una volta di un inquietante fatto di cronaca nera.
La polizia giapponese ha arrestato l’altro giorno una ventina di donne appartenenti alla setta Kigenkai, con l’accusa di aver picchiato a morte un’adepta colpevole di non aver eseguito correttamente un rituale. La vittima, Motoko Okuno, una 63enne proprietaria di un ristorante sushi della città di Komoro, era stata trovata uccisa in circostanze poco chiare il mese scorso. I suoi familiari sono coinvolti nell’inchiesta, con l’accusa di occultamento di evidenza. Le indagini delle autorità nipponiche si sono poi concentrate sulla setta frequentata dalla donna.
Nato nel 1970, quello Kigenkai è un culto legato allo Shintoismo, una delle due religioni dominanti del Giappone. Una delle sue regole consiste nel costringere l’intero nucleo familiare dell’adepto a unirsi alla setta, che conta circa 300 persone in tutto, concentrate nella prefettura nord-occidentale di Nagano. Gli abitanti della zona si sono spesso lamentati delle attività della Kigenkai, tra le quali sono previste offerte votive di frutta e verdure in un fiume. Oltre a questo, i membri della Kigenkai si occupano della vendita di pietre “magiche” e bottigliette d’acqua che – a loro dire – curerebbero ogni malattia. Infatti costano svariate centinaia di euro.
L’omicidio della sventurata Okuno getta una nuova ombra su un fenomeno molto comune in Giappone, che a volte ha scritto alcune delle pagine più nere della sua recente storia contemporanea. Molti ricorderanno il famoso attentato del 1995 nella metropolitana della capitale, quando alcuni membri della setta Aum Shinrikyo sprigionarono dosi di gas sarin, uccidendo 12 persone e avvelenandone tra le 4 e le 6mila.
Tra le varie sette apocalittiche ne figura un’altra, chiamata Panawave Laboratory, i cui membri quattro anni fa attesero l’arrivo di un Armageddon elettromagnetico coprendo gli alberi e le sponde di un fiume in una prefettura con dei grossi lenzuoli bianchi. L’elenco è ancora lungo, e le cronache giapponesi abbondano di bizzarrie e stranezze legate a piccole e medie sette locali.
Secondo alcuni esperti del fenomeno, la crescita di queste sette in Giappone è dovuta alla reazione di una società che, dopo una forte crescita economica negli anni ‘70 e ‘80, ha dovuto in seguito affrontare crisi e forti cambiamenti sociali, perdendo stabilità e fiducia nel futuro.
- Mercoledì 17 Ottobre 2007

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