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- Un commento

Il Presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha ricevuto ieri nella residenza privata nella Casa Bianca il Dalai Lama, il leader spirituale tibetano costretto all’esilio in India dal 1959, mentre oggi il Parlamento americano consegnerà al premio Nobel tibetano la “Medaglia d’oro del Congresso”, la massima onoreficenza civile da parte del Parlamento statunitense. Negli ultimi giorni, il Presidente cinese Hu Jintao nel discorso di apertura al 17esimo congresso del Partito Comunista, il portavoce del ministero degli esteri Liu Jianchao e il presidente della Regione Autonoma del Tibet, Qiangba Puncog, avevano chiesto la cancellazione dell’incontro privato e della cerimonia al Congresso, pena un serio danneggiamento delle relazioni tra Repubblica Popolare e Stati Uniti.
Fino a ieri la stampa cinese aveva motivato la posizione adottata dai leader del paese presentando il Dalai Lama come un leader secessionista, un assassino e un sostenitore di sette di fanatici religiosi. Inoltre, Liu Jianchao aveva espresso al China Daily il proprio disappunto nei confronti di tutti i Paesi che utilizzano strumentalmente la questione tibetana per interferire negli affari interni della Cina. Oggi, a incontro avvenuto, i commenti sono molto vari. La stampa di Hong Kong, in inglese e in cinese, assume una posizione cauta, in attesa di vedere quali saranno le eventuali ripercussioni del Governo cinese. Quella dell’isola nazionalista di Taiwan non manca di sottolineare l’atteggiamento coraggioso degli Stati Uniti, elogiati per non aver preso in considerazione le ingiustificate proteste della Repubblica Popolare. I principali quotidiani del continente, invece, denunciano in prima pagina l’affronto commesso da Bush nei confronti del proprio governo, sottolineando che “per quanto il Governo cinese non abbia mai voluto incrinare le relazioni tra Cina e Stati Uniti, questo incontro ha inevitabilmente fatto calare un’ombra tra le stesse. E saranno gli Stati Uniti a doversi ritenere responsabili delle conseguenze”. Tuttavia, riportano la notizia solo le versioni in lingua inglese dei quotidiani cinesi, accessibili a lettori che abitualmente consultano anche la stampa straniera. Quelli in lingua cinese non menzionano i fatti. Ancora una volta, il Governo preferisce evitare che i cittadini vengano messi al corrente di questioni tanto delicate. Meglio continuare a fare in modo che la figura Dalai Lama, per chi ancora se ne ricorda, sia associata a quella di un secessionista che rinnega la propria Patria. La Cina, naturalmente.
- Mercoledì 17 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 6 Aprile 2008 alle 16:31 sigma_pa ha scritto:
L’irritazione del governo comunista Cinese è solo politica di basso livello.Invece di avviare una seria riforma liberaldemocratica e pluralista delle Istituzioni preferisce minacciare e reprimere sia Govern sia le Persone e Popoli che non si lasciano dominare.
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