
“Certo, per noi potrebbero esserci presto ripercussioni economiche, potremmo anche perdere il posto di lavoro, ma nulla vale più della sicurezza della nostra Patria”. Base aerea di Incirlik, sud-est della Turchia a 12 chilometri da Adana. A parlarci è un dipendente dell’aeroporto militare, un civile consapevole che le tensioni che si vanno accumulando tra due alleati di ferro come Turchia e Stati Uniti potrebbero avere ripercussioni anche sulla sua vita privata. Ma non sembra importaglierne granché.
Attualmente la base ospita 1.700 soldati statunitensi: da qui partono il 70% dei rifornimenti alle truppe stanziate in Iraq. La mozione approvata dalla commissione esteri del Congresso americano, che esplicitamente parla di genocidio armeno avvenuto su suolo turco nel 1915, e la decisione di Ankara di condurre, “se necessario”, una massiccia incursione nel nord Iraq per stanare gli oltre tremila guerriglieri che lì hanno le loro basi logistiche, sta avendo l’effetto di mettere in dubbio la permanenza degli americani all’interno di questa base strategica.
Il parlamento ha approvato la mozione dell’incursione in Iraq con un consenso plebiscitario, come non accadeva dai tempi del padre della patria, Mustafa Kemal “Ataturk”, più di 80 anni fa. Ad esprimere parere contrario solo i 19 deputati del partito curdo Dtp. E mentre la diplomazia turca, irachena e americana sono al lavoro, 30mila soldati (qualcuno azzarda più di 40mila) si troverebbero già al confine con l’Iraq, nella zona di Sirnak, dove i soldati del secondo più grande esercito della Nato continuano a morire quasi quotidianamente. Una vera e propria guerra a bassa tensione, che ha creato un’ondata di emozione e rabbia in Turchia, con la morte di 12 civili lo scorso settembre e 15 soldati il 7 ottobre. E poi c’è il governatore del Nord Iraq Balrani guardato con crescente sospetto dai turchi. Il governo del Kurdistan iracheno ha invitato il governo di Ankara a negoziati diretti per risolvere la questione dei ribelli del Pkk. In un comunicato, il governo regionale ha assicurato che non “consentirà a nessuno di utilizzare il territorio sotto il suo controllo per attaccare o destabilizzare la Turchia o qualsiasi altro paese vicino”. Ma nel Paese della Mezzaluna la pazienza sembra ormai essersi esaurita.
- Venerdì 19 Ottobre 2007

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Commenti
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Il 22 Ottobre 2007 alle 8:22 Turchia, valigia quasi pronta. ha scritto:
[...] Qui c’è ormai un freddino pungente, là ci sono circa 10° in più la notte e 5 il giorno… Ma se l’esperienza insegna col nostro solito culo ci ritroveremo col primo freddo a sorpresa. I genitori e la suocera sono felicissimi dei risvolti politici del momento e ci fanno i complimenti per la scelta… mentre io sono più in pensiero per Ayasofya… un po’ perché spero che ancora vi si possa accedere, un po’ perché potrebbe cadermi in testa. Comunque a questo viaggio non rinuncio… è da quando avevo 12 anni che voglio visitare Istanbul… Nessun commento, Commenta o fai un Ping [...]
Il 22 Ottobre 2007 alle 11:40 Crisi curda, il confine è insanguinato » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] È guerra all’ultimo sangue contro i ribelli curdi del Pkk. L’imboscata dei guerriglieri, in cui sono rimasti uccisi sedici soldati, ha indotto Ankara a bombardare le basi del partito-guerriglia fondato da Ocalan lungo i villaggi di confine. Una decisione, dopo le tensioni dei mesi scorsi, che ha ricompattato generali kemalisti e islamisti democratici di Erdogan. Ma ora il rischio è quello di un’escalation militare nel nord dell’Iraq, dove - secondo la Turchia - trovano rifugio i miliziani turco-curdi. Significative le reazioni dei leader curdo-iracheni: il presidente del Kurdistan iracheno Massud Barzani si è rifiutato di bollare come terrorista il Pkk, mentre il presidente della Repubblica, Jalal Talabani, ha usato toni più sfumati, spingendo per una “soluzione politica” ma mettendo in chiaro che “il governo autonomo non è in grado di combattere i membri del Pkk nelle montagne”. Gli americani, preoccupati delle possibili conseguenze di un attacco su vasta scala nel Kurdistan iracheno, hanno dato l’ok soltanto ad “azioni mirate contro le basi del Pkk in Iraq”. [...]
Il 17 Novembre 2007 alle 15:23 Turchia, valigia quasi pronta. | Missk Lorina ha scritto:
[...] Qui c’è ormai un freddino pungente, là ci sono circa 10° in più la notte e 5 il giorno… Ma se l’esperienza insegna col nostro solito culo ci ritroveremo col primo freddo a sorpresa. I genitori e la suocera sono felicissimi dei risvolti politici del momento e ci fanno i complimenti per la scelta… mentre io sono più in pensiero per Ayasofya… un po’ perché spero che ancora vi si possa accedere, un po’ perché potrebbe cadermi in testa. Comunque a questo viaggio non rinuncio… è da quando avevo 12 anni che voglio visitare Istanbul… SHARETHIS.addEntry({ title: “Turchia, valigia quasi pronta.”, url: “http://www.misskonline.com/2007/10/22/turchia-valigia-quasi-pronta/” }); [...]
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