Il Pkk (Partito dei lavoratori del Kurdistan) è un’organizzazione che rivendica la creazione di uno stato curdo e che per per questo conduce dal 1984 la lotta armata per l’indipendenza contro la Turchia; secondo alcune stime, nelle sue azioni sarebbero morte 37.000 persone. È considerato un’organizzazione terroristica non solo dalla Turchia, ma anche dalla Ue e dagli Stati Uniti. La sua ideologia politica è originariamente ispirata al marxismo-leninismo. Negli ultimi anni, la rivendicazione dell’indipendenza è passata in secondo piano, per dare priorità a richieste più immediate come il riconoscimento di autonomia per i territori curdi in Turchia, l’amnistia per i ribelli e la liberazione di Abdullah Ocalan, capo storico della formazione, arrestato nel 1999 e condannato a morte, con pena commutata in ergastolo dopo che la Turchia, che vuole entrare nell’Unione europea, ha abolito la pena capitale. Dopo la caduta di Saddam Hussein, alcune migliaia di militanti si sono stabiliti nella zona curda dell’Iraq, da dove conducono azioni contro il territorio turco. Alcune dichiarazioni unilaterali di tregua e di cessate il fuoco, l’ultima delle quali lanciata nel 2006 dallo stesso Ocalan, non sono state accettate dal governo di Ankara, che vuole la resa. Ocalan, prigioniero nella prigione speciale di Imrali, rimane il capo storico del partito; ma il più importante comandante militare è considerato attualmente Murat Karayilan, un esponente dell’ala dura. Mentre l’ala politica del movimento è rappresentata soprattutto da esponenti che hanno ricevuto asilo politico in alcuni paesi d’Europa, in particolare il Belgio.
- Lunedì 22 Ottobre 2007

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Il 26 Ottobre 2007 alle 17:07 Turchia, cronache da un Paese che si prepara alla guerra » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Vahit cammina piegato sotto il peso delle bandiere: ne ha almeno una cinquantina sulle spalle, di qualsiasi grandezza. Quando le avrà vendute tutte, ne prenderà altre dal furgoncino che ha parcheggiato poco lontano. Per tutto il giorno ha camminato lungo la Istiklal, una delle vie più conosciute di Istanbul, piena di negozi, bar e ristoranti. Più volte ha percorso tutto il perimetro di piazza Taxim, ma la fatica è alleviata dagli incassi: in questi giorni, racconta, vanno gonfie vele. Il suo non è un caso isolato: secondo i giornali nazionali, nelle ultime settimane, le vendite della bandiera nazionale sono cresciute, in coincidenza dei più cruenti attacchi del Pkk, del 200 per cento. Bandiere che sventoleranno per le strade di Istanbul il prossimo 29 ottobre, giorno della Festa della Repubblica, durante la quale è facile aspettarsi nuove, imponenti manifestazioni di massa contro “il terrorismo separatista”. Ma non si possono nemmeno escludere clamorose azioni da parte del Pkk che potrebbero far precipitare un equilibrio politico già estremamente precario. [...]
Il 2 Novembre 2007 alle 15:58 Turchia, la mission impossible di Condoleezza » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Condoleezza Rice è sbarcata questa mattina all’aeroporto di Ankara con un obiettivo preciso: convincere i massimi dirigenti turchi a coordinare con Washington durata e modalità dell’ormai certa rappresaglia contro le basi del Pkk nell’Iraq settentrionale. Per il segretario di Stato americano – che ha definito l’organizzazione separatista curda-turca “un nemico comune” – il timore è quello che un’azione indiscriminata e solitaria di Ankara nell’Iraq del nord faccia saltare i fragili equilibri del governo sciita-curdo di Baghdad, ricompatti i guerriglieri separatisti da una parte e dall’altra del confine e infine induca il regime degli Ayatollah a bombardare le postazioni del Partito per la Libertà e la Vita (Pjak), l’organizzazione armata curda dell’Iran nordoccidentale alleata con Washington. Uno scenario che potrebbe produrre un effetto domino su tutta l’area come del resto ha dichiarato stamani, in un’intervista esclusiva pubblicata dal quotidiano panarabo al-Hayat, il capo del braccio armato del Pkk Bahuz Ardal: “Siamo pronti a rilasciare gli otto soldati turchi nelle nostre mani, ma all’invasione di Ankara risponderemo con una vasta resistenza popolare che porterà all’unificazione nazionale del popolo curdo’’. [...]
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