Digiti il suo nome su google.fr e subito capisci che Nicolas Hulot è il personaggio televisivo preferito dai francesi. Oltre 1,6 milioni di link: questa la carta da visita di colui che ormai viene considerato da tutti il protagonista numero uno del Grenelle ambientale d’oltralpe. Dopo vent’anni trascorsi alla guida della più popolare trasmissione televisiva ecologica (Ushuaia Nature), Hulot ha deciso di dedicarsi (in parte) alla politica e imprimere così una svolta radicale a favore della causa del XXI secolo: la salvaguardia del pianeta. La prima pietra è il Patto ecologico pubblicato il 7 novembre 2006 che la Fondazione Nicolas Hulot fa sottoscrivere a tutti i candidati delle ultime elezioni presidenziali. L’iniziativa convince il neopresidente Nicolas Sarkozy a promuovere gli Stati Generali dell’Ambiente. Dopo mesi di dibattiti e di incontri intensissimi Hulot, l’ispiratore delle Grenelle, si presenta alla vigilia dell’appuntamento con “un sentimento di grande fiducia, ma con attese proporzionali alle mie esigenze”. E racconta a Panorama.it molte altre cose.
Signor Hulot, qual è la portata politica di questi Stati Generali?
In Francia, Grenelle segna una svolta epocale. Mai nel nostro paese la classe politica aveva dimostrato una così grande attenzione alle tematiche ambientali. In realtà, non poteva non prendere atto dei rischi che il pianeta sta correndo. Anzi, il paradosso di questi ultimi dieci anni è stato vedere i nostri politici esibirsi per la loro indifferenza alle questioni ecologiche mentre i rapporti scientifici non esitavano più a parlare di catastrofe in corso.
Che giudizio dà del processo di concertazione adottato dal governo francese?
Penso che l’audacia politica non è possibile senza una convergenza di interessi tra i cittadini, gli attori economici e la società civile. De facto, per la prima volta questa convergenza è stata raggiunta. Per quanto mi riguarda, non avrei mai accettato un catalogo di misure proposte dal governo in modo unilaterale. Grenelle è anche un’opportunità per adottare misure radicali e strutturali elaborate sulla base di volontà chiare. È in ballo il futuro della terra e della specie umana, le pare poco? Per una volta, mi permetto di dire che gli europei dovrebbero seguire il nostro esempio, compreso gli italiani.
Quali sono le sue attese per Grenelle?
La salvaguardia dell’ambiente passa per una trasformazione profonda del modo in cui produciamo ricchezza e benessere e cioè dei metodi e dei principi che attualmente regolano l’economia di mercato. Penso che una riforma fiscale sia indispensabile per avviare questa trasformazione. Il che significa spostare la fiscalità del lavoro su quella ambientale e fare in modo che una tassa sul carbone, la famosa carbon-tax, venga progressivamente imposta in tutti i settori produttivi. L’altra grande sfida riguarda il modo di produzione agricolo del nostro paese, estremamente dannoso per l’ambiente. Entrambi i problemi sono stati oggetti di grandi discussioni che andranno chiariti nei prossimi giorni. Una serie di accordi sono stati invece trovati sulla costruzione di edifici a cosiddetta “energia positiva”, sui mezzi e le reti di trasporto da privilegiare, e cioè il treno piuttosto che l’automobile, le linee ferroviarie al posto delle autostrade le cui costruzioni saranno sospese con una moratoria. Infine, convergenza c’è stata anche sulla necessità di alimentare massicciamente il mercato con prodotti bio.
Poca intesa invece sul nucleare e sugli ogm…
Il presidente Sarkozy ha già fatto capire che la Francia continuerà a puntare sul nucleare. Al massimo, si può sperare in una riduzione del peso di questa energia nei nostri consumi di elettricità. Sugli ogm invece, si prevede un congelamento del loro utilizzo.
Negli ultimi giorni ha denunciato “il peso incredibile delle lobby” su Grenelle. A che lobby si riferiva?
Sono i soliti protagonisti, e cioè le multinazionali del petrolio, dell’industria automobile e nucleare, le imprese e i sindacati agricoli piuttosto che le aziende chimiche o il Medef, la Confindustria francese. Sia a Bruxelles che a Parigi, queste lobby esercitano pressioni enormi sui deputati. Purtroppo, alcuni di questi giganti non si rassegnano all’idea che la salvaguardia dell’ambiente li costringe a rivedere le loro posizioni. Altri invece hanno capito che se non anticipano i tempi adottando metodi di produzione rispettosi dell’ambiente, altre aziende lo faranno al loro posto. Il che significa perdere in un prossimo futuro quote di mercato sempre più importanti. Insomma, vedremo come si comporteranno durante gli Stati Generali. In generale, per quanto riguarda Grenelle temo soprattutto i tempi di applizaioni delle nostre decisioni . È il tempo è il nostro più grande nemico.
LEGGI ANCHE: La Francia si tinge di verde. Al via gli Stati generali dell’ambiente
Guarda su YouTube il Patto Ecologico di Nicolas Hulot
- Mercoledì 24 Ottobre 2007

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Il 24 Ottobre 2007 alle 10:31 La Francia si tinge di verde. Al via gli Stati Generali dell’ambiente » Panorama.it - Mondo ha scritto:
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