Quando il giornalista della prestigiosa rivista Usa Time, Andrew Downie, ha accettato di scrivere un reportage sul traffico della caotica San Paolo non immaginava che la prima vittima sarebbe stato lui. In una metropoli che conta a fatica i suoi indisciplinati 19 milioni di abitanti non è stato facile tenere testa al traffico impazzito. Del resto Downie ha deciso di seguire una squadra di soccorsi che proprio per poter far fronte alle emergenze circolano normalmente su due ruote, intrufolandosi nel traffico e facendone le spese. Il bilancio è stato terribile. Rischi di incidente, scivolate, escoriazioni. In centro città Andrew si è ritrovato perfino a pregare Iddio che il suo giro finisse. I medici che erano con lui, invece, sembravano rassegnati. Solo lo scorso anno su 73.302 incidenti a San Paolo, ben 1.487 si sono rivelati fatali, soprattutto per colpa dei tre milioni di moto che circolano in città. Muoversi in uno scenario del genere diventa a questo punto una missione impossibile. Nelle ore di punta le code arrivano fino a 160 chilometri e neanche in questo caso cessa l’indisciplinatezza degli automobilisti.
E non bastano le misure antitraffico (un’auto su cinque nelle ore di punta deve rimanere a casa). Né tantomeno il coraggio quotidiano dei medici della Associazione Brasiliana di Medicina del Traffico e dei pompieri. A San Paolo sull’asfalto si continua a morire. Andrew però, almeno lui, è riuscito a finire di scrivere il suo articolo. Sano e salvo.
- Giovedì 25 Ottobre 2007

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