Da Buenos Aires
Come ampiamente previsto ha vinto Cristina Elisabet Fernández de Kirchner e il prossimo 10 dicembre, quando Néstor le consegnerà la fascia di presidente della repubblica e le chiavi della Casa Rosada, l’Argentina entrerà nella storia.
Sono stati infranti, infatti, almeno una decina di record nelle elezioni di ieri, domenica 28 ottobre. Vediamo quali.
È stata la prima volta di una donna eletta presidentessa (o come dicono a Baires “presidenta”) tramite il voto. Isabelita Perón, infatti, la seconda moglie del “general”, arrivò alla Casa Rosada causa mortis perché Juan Domingo morì nel 1974. È stata la prima volta che i due partiti tradizionali della storia politica argentina, ovvero il partito peronista e quello radicale, non presentavano un candidato ufficiale con tanto di simbolo. Non c’è stato infatti nessun accordo previo, attraverso le primarie. È stata la prima volta che il presidente uscente con la possibilità di ricandidarsi e amplissime chance di essere rieletto, non lo ha fatto. Certo, Néstor lascerà il potere alla moglie con l’intenzione di riprendere il testimone nel 2011, ma il record resta. È stata la prima volta che un vice-presidente radicale, Julio Cobos, ha “accompagnato” un presidente “peronista”, anzi a una presidentessa, ovvero Cristina.
È stata la prima volta che non si è assistito a festeggiamenti di strada, mentre i comizi elettorali sono andati pressoché deserti.
È stata la prima volta al mondo che in una democrazia un marito ha scelto la moglie senza alcun tipo di primarie. È successo con Néstor e Cristina.
È stata la prima volta dal ritorno alla democrazia nel 1983 che il presidente-vincitore non ha celebrato la vittoria (Cristina) e che lo sconfitto non ha riconosciuto subito la sconfitta. La seconda arrivata Elisa “Lilita” Carrió, infatti, ha atteso notte fonda per ratificare un risultato che sembrava chiaro a tutti.
È stata la prima volta che un sondaggista - tra l’altro quello preferito del presidente Néstor Kirchner, ovvero Artemio López - ha infranto la “veda electoral”, il silenzio elettorale nelle ore del voto, pubblicando sul suo blog i risultati finali a tre ore dalla chiusura dei seggi. E tra l’altro con una precisione impressionante. È stata la prima volta dal 1983 che si è parlato diffusamente di frodi elettorali. In questo caso sono stati addirittura sette i partiti dell’opposizione ad aver denunciato la sparizione delle schede elettorali dei loro partiti e la presenza in parecchi seggi, soprattutto nella provincia di Buenos Aires, delle sole schede “oficialistas”, ovvero quelle governative.
È stata la prima volta che un Capo del Gabinetto presidenziale, in questo caso Alberto Fernández, ha detto (alle 8.30 della mattina del voto) “da tempi immemorabili chi perde denuncia frodi”. Un indovino. Infine, un paio di curiosità. In Argentina, a differenza di quanto accade in Italia, non c’è una scheda unica su cui sono presenti tutti i simboli dei partiti. Ogni candidato alla presidenza ne ha una propria che si deve tagliare e poi inserire nell’urna. Un metodo se vogliamo romantico, così come il fatto che i seggi sono rigorosamente suddivisi in due settori, quelli per sole donne e quelli per soli uomini, ma che si è dimostrato poco pratico. Soprattutto quando a Morón, nella provincia di Buenos Aires, sono stati arrestatati due ladri con le borse piene di schede elettorali. Quando si dice attaccamento al voto…
LEGGI ANCHE: Intervista a Menem: vi svelo l’altra faccia di Cristina Kirchner - Argentina, la noia nell’urna
- Lunedì 29 Ottobre 2007
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Commenti
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Il 29 Ottobre 2007 alle 17:40 quidproquod ha scritto:
a me questa storia del marito che lascia il posto alla moglie e poi se lo riprende nel 2011 fa un po’ ridere. Ma Lui lascia solo perché la costituzione gli vieta un altro mandato consecutivo o c’è qualche altro motivo?
Il 29 Ottobre 2007 alle 18:07 paolo.manzo ha scritto:
Gentile quidproquod, come ho scritto nel pezzo Néstor Kirchner si poteva candidare benissimo per un secondo mandato alla presidenza della Nazione.
In Argentina, a meno di future modifiche della Costituzione nazionale già fatte a livello regionale (in 5 “provincias” compresa Santa Cruz, dove lo stesso governatore può essere eletto all’infinito e Néstor Kirchner lo era stato per tre volte di fila dal 1991 al 2003) il limite massimo è di due mandati.
Oltre all’ipotesi che la fa un po’ ridere, un altro buon motivo della staffetta come lo stesso Néstor ha detto più volte è quello di potersi dedicare in questi quattro anni alla ricostruzione “full time” del “frantumato” Partito Peronista di cui, il prossimo anno, Mr. Kirchner cercherà di farsi eleggere presidente o, come diremmo noi, segretario. La sua missione, con Cristina alla presidenza, sarà dunque questa. Se poi nel 2011 tornerà a candidarsi lo vedremo fra quattro anni. Cordiali saluti e continui a leggerci e a farci domande!
Il 6 Novembre 2007 alle 19:14 Da Chávez a Colom, perché l’America Latina si tinge di rosso » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il “fattore Chávez” che fa impennare le spese militari La divisione tra i governi della sinistra “vegetariana” della Bachelet in Cile, Lula in Brasile, Tabaré Vasquez in Uruguay e Alain García in Perù da un lato e quelli “carnivori” di Chávez in Venezuela, Morales in Bolivia, Correa in Ecuador, Ortega in Nicaragua e Cristina Kirchner in Argentina (una novità, questa, ancora da verificare) è stata ripresa anche dal quotidiano brasiliano La Folha di San Paolo che, domenica 4 novembre, ha spiegato la corsa al riarmo dei paesi della regione come conseguenza dell’abnorme shopping militare fatto negli ultimi due anni dal presidente venezuelano. Il Brasile aumenterà nel 2008 del 30% le sue spese militari mentre dal canto suo la Russia ha già detto di volere triplicare nei prossimi anni le vendite di armi a Caracas. La “rivoluzione rossa”, insomma, per ora si arma ma la cosa curiosa è che alcuni dei governi di sinistra questa volta lo fanno non per contenere l’imperialismo statunitense bensì il bolivarismo dell’ex tenente-colonnello Hugo Chávez i cui sogni rivoluzionari non si limitano più al Venezuela ma si stanno espandendo a macchia d’olio, grazie anche ai petrodollari, sul piano continentale. [...]
Il 18 Dicembre 2007 alle 19:19 Tango bond: arrivano i soldi per i 450mila risparmiatori italiani » Panorama.it - Economia ha scritto:
[...] Si riaccende la speranza per i 450 mila risparmiatori italiani rimasti vittime dei tango bond, i quali, sia pure tramite un complicato meccanismo di riconversione, potrebbero veder rientrare 1 miliardo e mezzo dei 4 miliardi originariamente investiti. Meglio di niente. Il presidente dello stato sudamericano, Cristina Fernández de Kirchner, in carica dal 10 dicembre, ha promesso infatti di aumentare il valore dei titoli di stato crollati nel 2001. Se le aspettative degli analisti finanziari sudamericani venissero rispettate, la banca centrale potrebbe comprare i tango bond al 50 per cento del valore originario, a patto che il venditore si impegni a investire la quota rimborsata in Argentina, e precisamente nei settori a maggiore tasso di crescita, come il turismo o l’energia. Un passo avanti, o quantomeno una limitazione del danno, se si pensa che oggi gli obbligazionisti italiani (molti pensionati) hanno in mano titoli che non sanno a chi rivendere e che valgono appena il 20 per cento dell’investimento. Cristina Fernández de Kirchner, che si sta mostrando molto più elastica del suo predecessore e marito Nestor Kirchner, vuole ricostruire il rapporto di fiducia con l’Italia, incrinatosi all’indomani del crac dopo decenni di relazioni economiche. “L’Argentina sta crescendo a un tasso dell’8 per cento da ormai 5 anni e ha fame di capitali stranieri” spiega Hugo Alberto Pruzzo, avvocato del De Naro Papa e associati, uno studio legale con sedi a Milano e a Buenos Aires. “Un gruppo di banche e società finanziarie potrebbe acquistare i bond dai titolari italiani al 37 per cento del prezzo originario, per poi rivenderli alla banca centrale al 50 per cento. E tramutare quella liquidità in capitale investito, da utilizzarsi per costruire alberghi, centrali eoliche o idroelettriche”. Questo sistema comporterebbe dei vantaggi sia per i risparmiatori, che incasserebbero quasi il doppio rispetto alle ultime valutazioni, sia per gli operatori finanziari. Si dice che la catena Four Seasons, facendo da apripista, abbia comprato un albergo a Buenos Aires proprio con l’ausilio di un meccanismo simile. [...]
Il 18 Dicembre 2007 alle 20:22 economia » Blog Archive » Tango bond: arrivano i soldi per i 450mila risparmiatori italiani ha scritto:
[...] Si riaccende la speranza per i 450 mila risparmiatori italiani rimasti vittime dei tango bond, i quali, sia pure tramite un complicato meccanismo di riconversione, potrebbero veder rientrare 1 miliardo e mezzo dei 4 miliardi originariamente investiti. Meglio di niente. Il presidente dello stato sudamericano, Cristina Fernández de Kirchner, in carica dal 10 dicembre, ha promesso infatti di aumentare il valore dei titoli di stato crollati nel 2001. Se le aspettative degli analisti finanziari sudamericani venissero rispettate, la banca centrale potrebbe comprare i tango bond al 50 per cento del valore originario, a patto che il venditore si impegni a investire la quota rimborsata in Argentina, e precisamente nei settori a maggiore tasso di crescita, come il turismo o l’energia. Un passo avanti, o quantomeno una limitazione del danno, se si pensa che oggi gli obbligazionisti italiani (molti pensionati) hanno in mano titoli che non sanno a chi rivendere e che valgono appena il 20 per cento dell’investimento. Cristina Fernández de Kirchner, che si sta mostrando molto più elastica del suo predecessore e marito Nestor Kirchner, vuole ricostruire il rapporto di fiducia con l’Italia, incrinatosi all’indomani del crac dopo decenni di relazioni economiche. “L’Argentina sta crescendo a un tasso dell’8 per cento da ormai 5 anni e ha fame di capitali stranieri” spiega Hugo Alberto Pruzzo, avvocato del De Naro Papa e associati, uno studio legale con sedi a Milano e a Buenos Aires. “Un gruppo di banche e società finanziarie potrebbe acquistare i bond dai titolari italiani al 37 per cento del prezzo originario, per poi rivenderli alla banca centrale al 50 per cento. E tramutare quella liquidità in capitale investito, da utilizzarsi per costruire alberghi, centrali eoliche o idroelettriche”. Questo sistema comporterebbe dei vantaggi sia per i risparmiatori, che incasserebbero quasi il doppio rispetto alle ultime valutazioni, sia per gli operatori finanziari. Si dice che la catena Four Seasons, facendo da apripista, abbia comprato un albergo a Buenos Aires proprio con l’ausilio di un meccanismo simile. [...]
Il 3 Aprile 2008 alle 16:51 Argentina nel caos: paura di un altro crack » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Una tregua di un mese per arrivare a un accordo con il governo argentino di Cristina Fernandez de Kirchner. Lo stop alle agitazioni è stata annunciato ieri in Argentina dai sindacati del settore rurali che per 21 giorni hanno bloccato la distribuzione delle produzioni agricole, dalla soia al mais, passando per il latte e la carne. Risultato? Prezzi alle stelle, penuria di alcuni piatti tradizionali in tavola, tra cui il celebre “asado” di carne e, soprattutto, una raffica di posti di lavoro persi: 52mila secondo il segretario generale del “Sindacato de la carne”, Silvio Etcheún. Ma a cosa si deve lo sciopero dei “campesinos” e come è stata gestita dalla Kirchner questa gravissima crisi che ha fatto ritornare in piazza, con pentole e cucchiai in mano, i cosiddetti “cacerolazos”, come nel dicembre 2001 quando il governo dell’epoca arrivò a bloccare tutti i conti correnti bancari? I contadini e le loro associazioni sono letteralmente infuriati per la decisione del governo della “presidenta” di aumentare sino al 45% il carico fiscale sulle esportazioni di soia, semi di girasole e altri prodotti agricoli. Difficile prevedere se si arriverà a un accordo. Ciò che è certo è che la crisi è stata esacerbata dagli insulti con cui la “presidenta” si è rivolta ai contadini del suo Paese. “Estorsori che fanno scioperi del benessere”, li ha definiti una decina di giorni fa, scatenando la furia dei “campesinos”. Lei denuncia una guerra civile ma in realtà il settore rurale argentino si è visto in pochi mesi tartassato da prezzi controllati e tasse sulle esportazioni. E mentre l’inflazione reale continua a crescere si diffondono due notizie boomerang per l’esecutivo: da un lato che il marito di Cristina, l’ex presidente Néstor Kirchner, ha assunto una media di 23 dipendenti pubblici al giorno nei suoi quattro anni di presidenza, dall’altro che, durante gli scioperi, il governo avrebbe assoldato gruppi di picchiatori per creare disordini. Il sindacato degli agricoltori ha già fatto sapere ieri per bocca del leader dei sindacati rurali argentini, Mario Lambías, che la tregua annunciata ieri è solo “momentanea” e che continueranno “a fare pressioni affinché siano ritirati gli aumenti fiscali. In caso contrario torneremo in strada”. Per vedere come terminerà la guerra tra Cristina e i “campesinos” non resta che aspettare cosa succederà nei prossimi 30 giorni. [...]
Il 5 Maggio 2008 alle 6:48 DUE SINISTRE PER L’AMERICA LATINA (L’Ora del Salento, 3 maggio 2008, pag.11) | Recensioni & Storia.it ha scritto:
[...] In una posizione mediana è situabile Cristina Kirchner in Argentina, mentre si attende di vedere quali saranno gli schieramenti di campo del neo-eletto Fernando Lugo in Paraguay, che pur essendo un ammiratore del Che e un sostenitore della teologia della liberazione, ha sinora prudentemente preso le distanze da Hugo Chavez. [...]
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