Sono ancora in stato di fermo, ad Abéché, nel Ciad orientale, i sedici cittadini europei arrestati il 25 ottobre scorso dalle autorità locali con l’accusa di rapimento e traffico di bambini. Tra loro, si contano nove cittadini francesi (sei membri dell’ong “L’Arche de Zoé” e tre giornalisti al loro seguito), sette spagnoli e un pilota belga appartenenti all’equipaggio dell’aereo noleggiato dall’organizzazione non governativa per il trasferimento per motivi umanitari in Francia di 103 bambini del Darfur. Nel paese d’Oltralpe, “l’affaire Arche de Zoé” è ormai un caso politico.
Il governo francese ha rigettato in blocco un’operazione giudicata dal presidente Nicolas Sarkozy “illegale” e “inaccettabile”. A scatenare il caso è stata la sfida temeraria lanciata il 28 aprile scorso dall’Arche de Zoé per salvare “10 000 bambini del Darfur”, la regione sudanese travolta da una guerra civile che ha spinto 200.000 civili a oltrepassare la frontiera con il Ciad e rifugiarsi nei campi profughi allestiti dalla Comunità internazionale. Ora, da mesi Parigi è impegnata a coordinare il dispiegamento previsto entro fine anno di una forza europea incaricata di proteggere le popolazioni civili del Ciad orientale colpite dal conflitto in Darfur. Già nell’estate scorsa, Rama Yade, sottosegretaria agli Affari Esteri con delega ai diritti umani, aveva sconsigliato il presidente dell’Arche de Zoé, Eric Breteau, di avventurarsi in un’impresa così rischiosa. Di fronte alla pioggia di accuse (tra cui quella di aver agito sotto falsa sigla), l’avvocato dell’ong francese, Gilbert Collard, ha riconosciuto “i metodi poco consoni al formalismo umanitario” adottati dall’Arche de Zoé, per poi ricordare che “non essendo favorevole” alla presenza di militari europei in Ciad, il presidente ciadiano Idriss Déby starebbe sfruttando la vicenda “per chiedere una moneta di scambio con le autorità francesi”.
- Lunedì 29 Ottobre 2007

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Commenti
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Il 30 Ottobre 2007 alle 13:35 joshua.massarenti ha scritto:
E’ di poco fa la notizia secondo la quale la Procura di Abéché ha formalmente incriminato i sei membri dell’ong “L’Arche de Noé” di “truffa” e “rapimento di minori”, mentre per quanto riguarda i tre giornalisti francesi e i membri dell’equipaggio dell’aereo noleggiato dall’organizzazione non governativa per trasferire in Francia i 103 bambini prelevati in Darfur, l’accusa è di “complicità”. Il ministro degli Interni ciadiano, Ahmat Bachir, ha fatto sapere che se condannati, i sedici europei rischiano i lavori forzati (addirittura sino a 20 anni per i volontari e cooperanti dell’ong).
Il 30 Ottobre 2007 alle 16:44 joshua.massarenti ha scritto:
Nuovo colpo di scena nella vicenda dei volontari dell’ong “L’Arche de Noé” arrestati in Ciad per “sequestro” di minori. Secondo il Consigliere speciale del ministero degli Esteri francese, Eric Chevalier, i 103 bambini che l’organizzazione non governativa voleva trasferire dal Ciad orientale alla Francia a bordo di un aereo spagnolo, non sarebbero orfani originari del Darfur, bensì nella maggior parte dei casi “ciadiani con genitori ciadiani”. Secondo Le Monde, le rivelazioni di Chevalier sono state confermate dal portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Kouchner, il quale esprimendosi per la prima volta in pubblico ha definito l’iniziativa di “L’Arche de Noé” non in linea con la sua visione dell’umanitario.
Il 21 Dicembre 2007 alle 15:09 Ciad: al via il processo contro i francesi accusati di sequestro di bambini » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] N’Djamena in agitazione. Stamane si è aperto presso la Corte criminale della capitale del Ciad, il processo dei sei francesi dell’ong d’oltralpe L’Arche de Zoé, accusati di aver voluto espatriare illegalmente in Francia 103 minori dell’est del paese. Assieme a loro, altri tre ciadiani e un sudanese siedono sul banco degli imputati con l’accusa di complicità. Per “tentativo di sequestro di bambini e falsificazione di documenti”, i sei francesi, tra cui il presidente dell’associazione Eric Breteau, rischiano dai cinque ai vent’anni di lavori forzati. Gli avvocati della difesa hanno già fatto sapere che a fronte delle irregolarità processuali, peraltro evidenziate da alcuni magistrati locali, chiederanno “un proscioglimento” degli accusati. Protagonisti dal 28 aprile scorso di un’operazione umanitaria tesa ufficialmente a salvare 10.000 bambini orfani del Darfur , i membri di L’Arche de Zoé erano stati arrestati il 25 ottobre sulla pista di decollo dell’aeroporto di Achébé (città ciadiana confinante con il Darfur) quando l’aereo noleggiato dall’ong era pronto per trasferire 103 minori con un volo diretto a Parigi. Dal carcere, il presidente Breteau ha sempre difeso l’operato di L’Arche de Zoé, ma un’inchiesta internazionale ha poi rivelato che la quasi totatilà dei bambini erano del Ciad, con almeno un genitore alle spalle. [...]
Il 2 Aprile 2008 alle 17:38 Bambini rubati in Ciad: liberi i sei operatori dell’Arche de Zoé » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Tutto inizia nell’ottobre 2007 quando i membri dell’ong, allora impegnati in un’operazione umanitaria destinata a evacuare in Francia un centinaio di orfani (o presunti tali), vengono arrestati in Ciad con l’accusa di “tentato sequestro di minori” nell’est del Paese. Travolti da uno scandalo i cui controni non sono mai stati del tutto chiariti, i sei volontari affrontano una processo-farsa in Ciad al termine del quale la Corte criminale di N’Djamena li condanna a otto anni di lavoro forzato per aver cercato di sottrarre i bambini alle loro famiglie d’origine. Per il mondo umanitario è un colpo durissimo. [...]
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