Tagliare le tasse senza rivoluzionare lo stato sociale: è la sfida su cui si sta misurando il governo di Stoccolma, coalizione di centrodestra riunita sotto la bandiera di Alleanza per la Svezia. Nel settembre 2006 9 milioni di svedesi hanno dato loro fiducia preferendo un governo conservatore al partito mamma socialdemocratico che li ha governati per 65 degli ultimi 75 anni.
Non è facile vivere per decenni all’interno di un mito, quello della «società più baciata dal successo che il mondo abbia mai conosciuto», secondo la definizione che il quotidiano britannico The Guardian ha dato del modello svedese. Anche il sistema sociale più ammirato e invidiato può alla fine venire a noia, creando motivi di delusione e scontento. Così gli svedesi hanno scelto l’attuale premier Fredrik Reinfeldt, 42 anni, leader dei moderati: aveva saputo suonare il flauto ammaliatore del taglio delle tasse e usato molta cautela nell’annunciare il ridimensionamento del sistema previdenziale, ormai parte del dna nazionale, tanto che un attacco alla socialdemocrazia viene interpretato come una minaccia alla Svezia stessa.
«A un anno dal suo insediamento il governo sta percorrendo la strada giusta: nessuna rivoluzione, ma passi graduali per rendere più efficiente il welfare» dice a Panorama Klas Eklund, senior economist del gruppo finanziario Seb.
Le promesse elettorali sono state mantenute: il ministro delle Finanze Anders Borg presentando, lo scorso 20 settembre, il bilancio 2008 ai 349 parlamentari del Riksdag ha annunciato un’ ulteriore riduzione delle tasse di 1,2 miliardi di euro, che si aggiunge al primo taglio di 4,17 miliardi.
Il 2007 ha visto la fine della «wealth tax», la tassa sulla ricchezza istituita nel 1947 (odiatissima da miliardari come il patron dell’Ikea Ingvar Kamprad o il tennista Björn Borg che per evitarla si sono trasferiti in paradisi fiscali), un balzello dell’1,5 per cento sui beni posseduti oltre 1,5 milioni di corone, pari a 166 mila euro.
A gennaio 2008 sarà solo un ricordo anche la tassa sulla proprietà immobiliare, sostituita da un’imposta municipale per un massimo di 650 euro l’anno sulle ville unifamiliari e di 130 euro per gli appartamenti.
Il terreno più insidioso su cui il premier Reinfeldt ha dovuto muoversi è quello del ridimensionamento del welfare: «Ci deve essere una maggiore differenza di trattamento fra i lavoratori e chi non lavora» aveva dichiarato in campagna elettorale. Uno dei primi obiettivi della coalizione è stato ridurre i sostanziosi sussidi di disoccupazione, ritoccando al ribasso le indennità a chi resta senza impiego (80 per cento del salario per i primi 200 giorni, 70 per cento fino a 300 giorni, 65 per cento oltre quel periodo).
Altra mossa per stanare chi si crogiola nel confortevole ambito assistenziale è stata il rincaro del contributo assicurativo sulla disoccupazione. Con una conseguenza: 335 mila disoccupati non hanno pagato la quota dall’inizio 2007 e sono privi di protezione, accusa il Lo, il potente sindacato svedese.
«Il governo li considera piccoli cambiamenti, ma sono sufficienti per allarmare l’opinione pubblica» nota Stefan Lundgren, direttore del centro di studi politici Sns. «Nell’ultimo sondaggio la coalizione governativa è scesa di 6 punti: se si votasse domani i socialdemocratici tornerebbero a governare la Svezia». Anche al Nord di mamma ce n’ è una sola.
- Lunedì 29 Ottobre 2007


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Commenti
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Il 29 Ottobre 2007 alle 16:34 cini ha scritto:
Il premier Svedese Fredrik Reinfeldt ed il suo governo stá facendo un´ottimo lavoro.
Dopo solo un´anno al potere si evidenziano tangibili miglioramenti.
L´assenteismo dal posto di lavoro che era in crescita continua oggi a diminuire a seguito di nuovi regolamenti.
La disoccupazione é ai minimi storici,avendo passato una riforma con cui conviene trovarsi un lavoro invece di starsene a casa com in passato
La gente gode di un benessere maggiore trovandosi con piú soldi in tasca dopo l´abbassamento delle tasse e la quasi totale eliminazione dell´esagerata imposta sulle abitazioni.
A differenza dell´Italia i governi svedesi sia di destra che sinistra sono composti da gente con alto livello formativo e sopratutto altissimo livello morale.Inoltre i politici attivi sono tutti giovani e con una elasticitá mentale che si adatta facilmente ai tempestivi cambiamenti globali dei tempi moderni.
A 65 anni i politici vengono mandati a riposare,altroché Senatori a vita quasi centenari come da noi.
Non dimenticando la totale limpida trasparenza dei conti pubblici con la quale i cittadini sono in grado di consultare direttamente le spese di ogni ministero,ministro o funzionario pubblico.
Ci sarebbe tantissimo da poter imparare,se solamente lo volessimo ma sarebbe scomodo soltanto a parlarne.
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