In America la polemica politica cerca da tempo nuovi canali nel mondo del web 2.0. Così, racconta il sito Saloon.com, il dibattito sul nucleare si trasforma in una specie di telenovela che “va in onda” su YouTube e che ha per protagonisti da una parte una band di musicisti attempati e dall’altra, potenzialmente, l’intero popolo di Internet.
Una legge sull’energia, approvata dal Senato degli Stati Uniti e ora al vaglio del Congresso prevede un consistente stanziamento di fondi per la costruzione di nuove centrali nucleari. Sull’opportunità di investire sull’energia nucleare come soluzione ai problemi energetici e, perversamente, anche a quelli ambientali, si torna a parlare sempre più spesso anche da noi. Ma perfino negli Usa una decisione del genere non viene accolta senza proteste. È anzi nata un’animata battaglia mediatica che si combatte a colpi di video. Tre musicisti, Jackson Browne, Graham Nash e Bonnie Raitt, che già negli anni ‘70 avevano fatto propria la lotta al nucleare, tornano a impegnarsi per raccogliere firme in calce a una petizione che chiede al Congresso di rivedere i finanziamenti. I reattori sono un bersaglio per i terroristi, una minaccia per l’ambiente e producono scorie difficili da smaltire e pericolose da spostare, dicono i tre dal loro sito Nukefree.org. E per far sentire la propria voce fanno ciò che gli viene meglio: cantano. In un video che ricorda un po’ Band Aid e Usa for Africa, sulle note della canzone For what it’s worth, pezzo storico dei Buffalo Springfield il cui testo è stato opportunamente modificato, i cantanti invitano gli spettatori a dire no a nuovi fondi per il nucleare.
La clip non è rimasta senza risposta. Su YouTube sono ben presto comparsi due video che confutano le tesi di pericolosità contenute nell’appello dei musicisti: nel primo una portavoce del Nuclear Energy Institute spiega perché nucleare è bello (e pulito), nel secondo uno studente di informatica di Atlanta, Kyle Woodlock, fa il controcanto ai musicisti ribattendo punto su punto ogni loro affermazione e conclude che se il nucleare non è la soluzione ideale di certo a muovere i suoi contestatori sono solo motivazioni ideologiche che hanno scarsa attinenza con la realtà.
Per avere l’ultima parola, il direttore del sito Nukefree.org in persona, Harvey Wasserman, attivista antinucleare di lungo corso, ha postato su Youtube un ulteriore video che ribatte alle critiche e conferma i pericoli.
Chi avrà la meglio? La petizione ha superato le 120.000 firme, tra cui compaiono molti nomi prestigiosi della musica e del cinema americano (per esempio Robert Redford, Susan Sarandon, Pearl Jam, Rem e Ani DiFranco), ma nel frattempo il 23enne studente di Atlanta ha postato un nuovo video di 9 minuti per ribattere a Wasserman. Così mentre fortunatamente la guerra nucleare è ormai uno scenario anacronistico, quella dei video, per il momento, non conosce tregua.
- Martedì 30 Ottobre 2007


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