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Bucarest, viaggio nel quartiere rom dove i rumeni non vogliono entrare

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  • Tags: bucarest, Ferentari, rom, romeni, rumeni, zingari
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Disseminata di rifiuti di ogni genere, una piazza del quartiere di Bucarest 'Ferentari', una bidonville malfamata che ospita il principale insediamento di Rom nella capitale romena.
Disseminata di rifiuti di ogni genere, una piazza del quartiere di Bucarest ‘Ferentari’, una bidonville malfamata che ospita il principale insediamento di Rom nella capitale romena.

da Bucarest, di Flaminia Bussotti (Ansa)

A ‘Ferentari’, il ‘Bronx’ di Bucarest, i rumeni non ci mettono piede: è il quartiere più malfamato della capitale, zona ‘off limit’, dove si trova il maggior insediamento rom. È da qui che la maggior parte dei ‘nomadi’ si mette in viaggio per l’Italia. Una ventina di chilometri più avanti, a sud est di Bucarest ma separato, c’è il paese di Sintesti, dove risiede invece l’élite dei rom, i ricchi che non hanno bisogno di espatriare e che alloggiano in ville apparentemente sontuose dove l’architettura, anche se di dubbio gusto, sottintende una forte simbologia del potere: più torri e pagode svettano, e più l’inquilino è potente.

A Ferentari, in giro in auto, vetri chiusi e senza sosta, lo spettacolo è di totale degrado: una bidonville con baracche fatiscenti tirate su con materiali deperibili (lamiere, legname, e qualche mattone), alternate a costruzioni in cemento senza intonaco che ricordano le immagini dei bombardamenti a Sarajevo o in Kosovo durante le guerre dei Balcani. Strade sterrate devastate dalle buche, pozzanghere e fango ovunque, detriti e immondizia, voragini e mucchi di terra qua e là. Le case sono in genere basse, con ingresso sulla strada, qualche scritta o insegna ogni tanto, ma nessun negozio o esercizio commerciale riconoscibile a occhio nudo. Solo dei rivenditori di verdura a qualche angolo con prevalenza di verze verdi. Panni stesi ovunque, antenne paraboliche alle finestre e una matassa nera di fili elettrici di ogni tipo che pende bassa nel cielo.

È il distretto (su sei in tutto) più diseredato e pericoloso di Bucarest, classificato come ‘Comfort 3′, il livello più basso dopo 1 e 2 e il superlusso ‘Lux Comfort’.
L’acqua c’è ma la luce no e viene generalmente, a detta dei bucarestini, rubata con allacci abusivi alla rete cittadina. Uno slum di 60-70mila abitanti (su 2,5 milioni di Bucarest). Statistiche attendibili, come sempre quando si parla di rom, non esistono, ma fra sentito dire e dati storici certi si sa che a Ferentari i rom che lavorano come robivecchi, raccattando e rivendendo materiali (come ferro) per la strada, di piccoli commerci e accattonaggio. Ma ha anche fama di zona del crimine: droga, prostituzione, delinquenza. Una strada del quartiere, Zabrauti, è chiamata la ‘via della droga’: casermoni desolati con drappelli di giovani e ragazzini su marciapiedi e scale, cumuli di immondizia con cani randagi che sembrano sciacalli affamati in cerca di cibo. Qua e la’ auto di lusso.

“Chiuda il finestrino, non scenda e non fotografi, qui non si scherza”, avverte l’autista Cristian Voiculescu, un romeno di 45 anni. Dopo la fine del comunismo avviò un business ed era ricco, poi un rovescio lo ha portato a prendere una licenza di taxi. Come molti in Romania, dove di correttezza politica non c’è ombra, dice, pur assicurando di non essere nostalgico, che ai tempi di Ceausescu molte cose andavano meglio. Ad esempio i rom, che qui chiamano tutti senza tanti complimenti ‘tzigani’: Ceausescu li aveva confinati proprio a Ferentari ma dovevano lavorare, erano controllati e non commettevano reati. Dopo il crollo del regime nell’89 molti rom hanno occupato case e edifici e ci sono rimasti. Come molti romeni, Voiculescu li vede con diffidenza e non accetta di chiamarli rom perche’ si confonde con romeni.
“Ci discreditano all’estero, la differenza fra noi e loro è che loro quando non hanno soldi rubano noi no”, dice concedendo che i disonesti ci sono ovunque. Ma a Ferentari “prima non c’era criminalità, ora è un focolaio di infezioni, povertà, deviazione, c’è mafia, riciclaggio, prostituzione”.

Uno dei palazzi di lusso nel villaggio Sintesti, alla periferia di Bucarest, dove abitano i boss della malavita e l' elite dei Rom.
Uno dei palazzi di lusso nel villaggio Sintesti, alla periferia di Bucarest, dove abitano i boss della malavita e l’ elite dei Rom.

Tutt’altro scenario invece a Sintesti, l’area residenziale dei rom ‘bene’: una landa alquanto desolata punteggiata pero’ da ville di gusto singolare con pretese architettoniche: ricordano i castelli spettrali delle fiabe pieni di vette, torri e torrette. Il profano pensa a un equivoco di progettazione ma l’esperto spiega il messaggio simbolico sottinteso: piu’ torri ci sono e più potente è il proprietario. E la gerarchia distingue in ‘Gruia’, il boss locale, ‘Bulibasa’, il capo del villaggio, e il capo vero e proprio della ‘cupola’ (gli ultimi erano due fratelli, Nutu e Sile Camataru e sono stati arrestati). Davanti a quelle ville troneggiano grandi auto tedesche dai 100.000 euro in su. Un tentativo di parlare con alcuni rom davanti a una villa fallisce. Un uomo e una donna con due denti d’oro e una bimba in braccio si avvicinano ma non vogliono parlare con la stampa italiana: “Qui lavoriamo, commerciamo”, è tutto quel che si riesce a tirar fuori. Pochi secondi e accorrono due rom ben piazzati che urlano: Niente domande, noi non andiamo all’estero, non andiamo in Italia, stiamo bene qui”.

  • redazione
  • Venerdì 9 Novembre 2007

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