Tra dibattiti su YouTube, profili di Facebook e MySpace, conversazioni su Twitter, i candidati per le presidenziali Usa del 2008 stanno letteralmente invadendo la rete. Un presenzialismo in salsa 2.0 che spesso finisce col produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Come nel caso delle “posizioni pericolose” di alcuni banner pubblicitari di Mitt Romney, governatore del Massachuttes, in pole position insieme a Rudolph Giuliani per la vittoria delle primarie del Partito Repubblicano. Lo scorso agosto un’inserzione con l’invito ad “unirsi al team di di Mitt” è comparsa per errore su Gay.com. Niente di strano, se non fosse che Romney corteggia da sempre le minoranze religiose dell’elettorato Usa, manifestando apertamente la sua contrarietà ai matrimoni tra omosessuali. Come ben spiega in questo video.
Per fare un paragone (forzato) con l’Italia, è come se i banner elettorali di Rocco Buttiglione (che parla di omosessualità in termini di “disordine morale“) o Giancarlo Gentilini (vicesindaco di Treviso famoso per le sue esternazioni omofobe) comparissero su Gay.it. Immaginate le reazioni degli utenti? Ad ogni modo, lo staff di Romney ha subito provveduto a far rimuovere le inserzioni, facendo anche un po’ di mea culpa: “Internet - ha dichiarato al New York Times il direttore della sua strategia online - è un terreno ancora poco battuto, e ognuno sta cercando di capirlo meglio”. Eppure gli investimenti di certo non mancano. Anzi, procedono a tappeto, come se il web fosse la tv o la stampa.
Secondo un report dell’istituto di ricerca Nielsen (disponibile qui in pdf), Romney è il candidato con la più potente macchina da marketing online, seguito da Bill Richardson e Barack Obama. Anche quest’ultimo, tra l’altro, di recente è stato vittima di un incidente imbarazzante: una sua inserzione pubblicitaria è apparsa su una pagina di Amazon dedicata a un volume (”The Israel Lobby and U.S. Foreign Policy”) considerato antisemita. Altrettanto pericolose le posizioni di alcuni banner di Rudolph Giuliani pubblicati su Daily Kos, influente blog allineato con i Democratici. O quelle su Iwon.com, frequentatissimo casinò online, di Hillary Clinton, una delle candidate più bersagliate dalla contro-propaganda generata dal basso.
Nonostante questo overload di presenza online, molti utenti ancora si rivolgono ai motori di ricerca per informarsi sul proprio candidato. Al proposito, l’istituto di ricerca Hitwise ha anticipato su Time alcuni dati davvero bizzarri. Al di là di temi molto sentiti (come la sanità e le tasse), i navigatori ricercano soprattuto informazioni su questioni come “la casseruola di Hillary Clinton” o il suo taglio di capelli. Lo stesso per gli altri candidati: numerose richieste riguardano “Rudy Giuliani travestito” (curiosità alimentata da alcune foto che circolavano qualche anno fa) o maggiori informazioni sulla voce (poi smentita) secondo cui Obama da piccolo avesse frequentato una Madrasa.
- Sabato 10 Novembre 2007

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