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Nicolas Sarkozy ha incontrato lunedì 12 novembre a Berlino Angela Merkel nell’ambito dell’abituale “consiglio dei ministri franco-tedesco”, ma a Parigi lo attende una settimana di passione: scioperi nelle università, nelle scuole medie, nei Tribunali, nei trasporti pubblici e in generale nel settore ferroviario. La sinistra d’Oltralpe, sconfitta nelle urne, cerca ora la rivincita nelle piazze. Sempre che non ci si metta di mezzo qualche altra rivendicazione, come quella degli autotrasportatori in lotta contro l’aumento dei costi del carburante.
Il caso più grave, attorno al quale si sta aggregando un movimento di protesta dalle dimensioni imprevedibili, è quello della riforma pensionistica. In Francia sono state modificate negli anni scorsi le pensioni del settore privato (prima) e di quello pubblico (poi). In pratica – attraverso un meccanismo di scalini e scaloni – i cugini d’Oltralpe potranno lasciare il lavoro col massimo della pensione solo dopo 40 anni di contributi. Fanno però eccezione alcuni settori, in cui si continua a poter lasciare il lavoro (col massimo della pensione) a un’età anagrafica compresa tra i 50 e i 55 anni. Tra questi settori ci sono le ferrovie, i trasporti pubblici urbani e anche i dipendenti dei teatri appartenenti allo Stato o alle collettività locali. Adesso il presidente della Repubblica Nicolas Sarkozy ha voluto completare le precedenti riforme pensionistiche, estendendole a tutti i settori e mettendo dunque un termine ai privilegi di coloro che dispongono dei cosiddetti “regimi speciali”. Apriti cielo. C’è stato un primo sciopero dei trasporti il 18 ottobre e ce ne sarà un secondo a partire dal 14 novembre. Fin quando? Nessuno può dirlo.
Intanto le università e anche le scuole medie superiori si mobilitano contro la riforma che prevede l’autonomia degli atenei. In prima fila ci sono le organizzazioni legate all’opposizione di sinistra, che dopo aver perso le elezioni presidenziali di maggio e quelle legislative (per il rinnovo dell’Assemblea nazionale) di giugno, cercano una rivincita contro Sarkozy. La cercano nelle piazze, non essendo riuscite a ottenerla in Parlamento. Soprattutto l’ormai microscopico Partito comunista francese (Pcf), che al primo turno delle presidenziali ha dovuto accontentarsi del 2 per cento dei voti, sfutta adesso la sua influenza sulla confederazione sindacale CGT per mobilitare il Paese contro Sarkozy e il suo governo. Nelle università, i gruppi comunisti e trotzkisti hanno dato il via all’attuale ondata di proteste, che riguarda ormai un terzo degli atenei transalpini. Anche l’Unef, il sindacato studentesco legato al Partito socialista, si è ormai mobilitato anima e corpo (dopo qualche perplessità) contro la riforma sull’autonomia delle Università, che il governo aveva fatto scaturire da un dialogo con le forze più rappresentative del mondo accademico (compresa la stessa Unef).
Nel caso dei Tribunali, le proteste riguardano la riforma che prende il nome dalla ministra della Giustizia Rachida Dati, fedelissima di Sarkozy, che vuole eliminare alcune sedi considerate ormai “inutili”: la carta giudiziaria della Francia attuale deve essere modernizzata per rispondere meglio alle necessità di una popolazione che negli ultimi decenni si è spostata tra le varie parti del Paese. Ci sono aree in cui i Tribunali sono oggi fin troppi e altre in cui se ne sente la mancanza. La Dati ha deciso di usare le forbici, ma giudici, cancellieri e avvocati non hanno alcuna voglia di traslocare. Proteste diversissime tra loro si stanno fondendo in un’unica alta mare di malcontento, che rischia di mettere in difficoltà il governo di centrodestra, guidato dal primo ministro François Fillon. Gli sconfitti delle elezioni di primavera soffiano sul fuoco per ragioni puramente politiche. L’autunno francese sta diventando caldo.
- Martedì 13 Novembre 2007


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Il 15 Novembre 2007 alle 18:07 Francia e Germania, lo sciopero dei treni paralizza l’Europa settentrionale » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] LEGGI ANCHE: Francia, l’autunno caldo di Sarkozy [...]
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