Gli studenti dei “cosiddetti collettivi di lotta” hanno tentato di assestare una spallata alla donna che essi stessi presentano come l’incubo della gioventù francese: la bionda trentenne Valérie Pécresse, ministra dell’Istruzione superiore e dell’Università. Lo scorso luglio l’astuta Pécresse è riuscita a far approvare dal Parlamento, senza troppe polemiche, la sua legge per “l’autonomia delle università”, che tende in pratica a favorire l’afflusso di investimenti privati a beneficio degli atenei transalpini. Per un po’ nessuno ha protestato. Ma in ottobre, in coincidenza con l’inizio della mobilitazione dei ferrovieri contro la riforma pensionistica, sciopero ora concluso, le organizzazioni universitarie vicine ai partiti di sinistra – soprattutto quelle dominate dal Partito comunista e dai due movimenti trotzkisti in perenne concorrenza tra loro – hanno cominciato a dar vita ai “collettivi di lotta”. Adesso lo scontro è aperto e oggi i fautori della protesta hanno tentato a Parigi di occupare la Sorbona. È stata un’operazione maldestra, a cui la polizia ha potuto rispondere immediatamente senza particolari problemi, mentre le autorità accademiche decretavano la chiusura fino a lunedì del più celebre ateneo francese. Solo qualche giornalista superficiale ha preso lucciole per lanterne, sparando senza troppe verifiche la notizia dell’occupazione della Sorbona. In realtà nel pomeriggio di oggi l’università parigina è tranquillissima. E non a caso: è vuota all’interno e presidiata dalla polizia all’esterno. Un presidio che non ha comunque nulla a che vedere col gigantesco spiegamento di forze dell’anno scorso, all’epoca delle proteste giovanili contro il CPE (Contratto di primo impego).
In questo momento i due terzi degli atenei francesi sono chiusi o comunque perturbati nel loro funzionamento. Questa situazione accentua proprio il pericolo che gli studenti contestatori dicono di voler scongiurare: quello della svalutazione delle lauree ottenute nelle università meno prestigiose rispetto ai diplomi degli atenei di prima qualità. In questo momento le università più serie – pubbliche e private – funzionano più o meno normalmente, mentre le università che non sono d’eccellenza (tra cui c’è la stessa Sorbona, un po’ decaduta rispetto alla fama planetaria di cui continua a godere) sono semiparalizzate. Così gli studenti che dicono di non voler restare indietro non fanno altro che accentuare la propria arretratezza rispetto a quelli che – nei migliori atenei – continuano imperturbabilmente a seguire i propri corsi e a dare i propri esami. Un paradosso in più in questo autunno caldo francese.
- Venerdì 23 Novembre 2007


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