- Tags: emile-lahoud, Fuad-Siniora, Hezbollah, lebanon, Libano, Saad-Hariri
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Elezione rinviata, per la quinta volta negli ultimi due mesi, al 30 novembre. Neanche oggi, infatti, il Parlamento libanese ha scelto il nuovo Presidente, visto che in aula c’erano solo i deputati della maggioranza, insufficienti per raggiungere il quorum. Almeno fino a venerdì prossimo ci sarà quindi un vuoto istituzionale. Il mandato del filo-siriano Emile Lahoud scade alla mezzanotte di oggi (le 23 in Italia) e il governo gli ha già intimato di lasciare il palazzo presidenziale, se non vuole essere incriminato per violazione della Costituzione.
Dal canto suo il capo dello Stato uscente conferma che si dimetterà entro mezzanotte, ma prima deciderà se adottare “provvedimenti per garantire la sicurezza nazionale”. Potrebbe, ad esempio, dichiarare lo stato d’emergenza e affidare il controllo del Paese al capo dell’esercito, Michel Sleiman (che mesi fa era stato proposto come candidato alla presidenza, visto che è cristiano- maronita e gode di una buona fama tra la gente, per aver combattuto contro i miliziani integralisti nel campo di Nahr Al Bared).
La mossa di Lahoud sarebbe però molto azzardata e rappresenterebbe il disperato tentativo di evitare che il governo filo-occidentale di Fuad Siniora si appropri delle prerogative presidenziali ad interim, come previsto dall’articolo 62 della Costituzione in caso di assenza del capo dello Stato.
Nonostante il muro contro muro, maggioranza e opposizione continuano a dirsi favorevoli alle trattative, caldeggiate anche ieri dal ministro degli esteri italiano Massimo D’Alema, in visita a Beirut con i colleghi di Francia e Spagna, Kouchner e Moratinos. La speranza di tutti è arrivare il 30 novembre ad eleggere un candidato che rappresenti l’unità del Paese. Sempre che il Paese non si sia diviso prima, irreparabilmente.
- Venerdì 23 Novembre 2007
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Il 26 Novembre 2007 alle 11:49 Libano, occhi puntati su Annapolis » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Il futuro del Libano si decide ad Annapolis. La stampa libanese sottolinea che la conferenza di pace israelo-palestinese, che si apre domani negli Stati Uniti, è la chiave per la sbloccare l’elezione del presidente a Beirut. [...]
Il 30 Novembre 2007 alle 18:24 Libano: il capo dell’esercito mette tutti d’accordo. O quasi » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Tutti per uno, o quasi. Per l’elezione del Presidente della Repubblica in Libano, maggioranza e opposizione convergono ormai sul nome di un candidato che raccoglie consensi trasversali: il capo dell’esercito. Michel Suleiman (o Sleiman o Sleimane, a seconda delle diverse traslitterazioni dall’arabo) mette d’accordo Arabia Saudita e Vaticano e persino Stati Uniti e Siria (che hanno dato apertamente il loro via libera e che la Conferenza di Annapolis sembra aver riavvicinato agli Usa, a scapito dell’Iran). [...]
Il 10 Maggio 2008 alle 2:07 EPOLIS :: Libano verso il colpo di stato di Hezbollah? :: May :: 2008 ha scritto:
[...] Soldati Unifil. “Quando ho sentito le parole di Nasrallah, ho capito che può accadere il peggio”, ci dice Dalia Khamissy, una fotografa libanese. “Ciò che vedo mi riporta alla mente le immagini della guerra civile degli anni Settanta e Ottanta. Ognuno dà la colpa all’altro senza ammettere le proprie. E queste divisioni fratricide non possono che far piacere ai nostri nemici esterni. Sono passati meno di due anni dai bombardamenti di Israele.” Il braccio di ferro tra governo e opposizione che da cinque mesi impedisce l’elezione di un Presidente della Repubblica rischia ora di coinvolgere anche i soldati italiani della forza internazionale Unifil, stanziati nel sud. Dopo le accuse della stampa israeliana (secondo cui l’Unifil non avrebbe contrastato le attività degli Hezbollah e il traffico d’armi), si è riaperta la polemica sulle regole d’ingaggio, che non consentono ai militari di sparare se non per difendersi. Mentre l’Onu ammette che in futuro le regole potrebbero essere cambiate, come ipotizzato da membri del governo Berlusconi, Nasrallah - che con le sue milizie controlla il sud del Paese, al confine con Israele - mette in guardia l’Italia dal modificare il suo status se vuole continuare ad essere accettata e non considerata forza di occupazione. [...]
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