
Quando un mese fa i sondaggi decretarono uno stacco di venti punti tra Hillary Clinton e Barack Obama, erano in pochi a scommettere sulla rimonta del candidato nero dell’Illinois. Sin dalle prime battute della campagna per la nomination, lo staff dell’ex First Lady aveva saputo costruire con sapienza l’immagine di un presidenziabile rivale inesperto e un po’ naive, inadeguato a proteggere il popolo americano dal terrorismo, troppo mobido, anche sui temi della lotta all’immigrazione, per avere qualche seria chance di vittoria nelle presidenziali del 4 novembre 2008. E anche per mettere in ombra chi come Hillary già si atteggia a quarantaquattresimo presidente degli Stati Uniti. Quella della senatrice di New York sembrava insomma una marcia trionfale, un one-woman show all’interno del Partito democratico che fatalmente l’avrebbe lanciata, sulle ali dell’entusiasmo, verso la vittoria finale.
È stato lì che Obama ha cominciato a risalire la corrente (leggi lo speciale Reuters), rosicchiando prima nove punti percentuali nel giro di un mese (38 H.C. vs 27 B.O.; -11% rispetto alle precedenti rilevazioni) e diventando poi in Iowa, il primo Stato dove gli elettori saranno chiamati a eleggere i candidati alla nomination il 3 gennaio prossimo, il favorito nelle indicazioni di voto degli elettori dell’Asinello: 30 per cento a Obama contro i 26 a Hillary e 22 a Edwards, l’avvocato dei diritti civili. Un quadro rovesciato rispetto a un mese fa: a dimostrazione che in America, più che gli steccati ideologici sono gli umori del momento e anche i dossier utilizzati come armi letali contro gli avversari (persino all’interno dello stesso partito) a guidare spesso le scelte dell’elettorato. Tanto più che la Clinton - tra i cui punti di forza viene indicata in tutti i sondaggi la credibilità e l’esperienza - appare più vulnerabile, e non solo secondo gli elettori dell’Iowa, sul piano dell’onestà personale e intellettuale ma anche della comprensione dei problemi. Temi sui quali Obama batterà al fine di colpire la Clinton, nella convinzione - suffragata anche da un alcuni importanti opinionisti - di essere assai popolare anche presso quell’elettorato indeciso e pragmatico (né repubblicano né democratico) che ha in antipatia l’ex First Lady e che potrebbe decidere l’esito finale.
Il discorso di Obama in Iowa

L’incertezza che prevale nel campo democratico, dove la Clinton conserva comunque un vantaggio di 11 punti su scala nazionale, fa da contraltare a un quadro leggermente più chiaro nel campo repubblicano, dove Rudolph Giuliani (che pure non avrebbe chance di vittoria in Iowa e in New Hampshire) ha consolidato la propria leadership sul rivale Fred Thompson, ex senatore e attore hollywoodiano staccato di quattordici punti (29 vs 15), il sei per cento in più di analoghe rilevazioni su scalata nazionale realizzate a ottobre. Dopo il voto nell’Iowa il 3 e nel New Hampshire l’8 gennaio prossimo, il primo Stato popoloso a esprimersi sarà la Florida che già nel 2000 decretò, per un pugno di voti (per altro contestati), la vittoria sul filo di lana di Bush su Al Gore. Ma è il 5 febbraio che emergeranno i due candidati, in quello che è già stato definito il supermartedì delle nomination, grazie al voto in una ventina di Stati tra cui Ny, Texas e California. La corsa, per altro, si fa Stato per Stato, grazie anche a un sapiente lavoro di lobbying, e non sulle proiezioni e sui sondaggi nazionali. Quello che conta è vincere, anche solo di un voto, specie negli Stati chiave. Perché la battaglia non si gioca sui voti assoluti ed è più aperta che mai.
- Venerdì 23 Novembre 2007

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Commenti
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Il 23 Novembre 2007 alle 19:27 Stati Uniti: torna a brillare la stella di Obama ha scritto:
[...] Original post by paolo.papi [...]
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