‘Pace entro il 2008′. Il presidente americano George W. Bush ha lanciato alla conferenza di Annapolis, affiancato dal premier israeliano Ehud Olmert e dal presidente dell’Autorità palestinese (Anp) Abu Mazen, un obiettivo nel nuovo impegno per risolvere i decennali contrasti tra israeliani e palestinesi. Un obiettivo che coincide, non a caso, con l’uscita del presidente Bush dalla Casa Bianca e dalla politica internazionale.
Secondo il segretario di stato Condoleezza Rice è un obiettivo che può essere raggiunto: “E’ adesso il momento per far scattare il processo di pace. Ci sono le condizioni per arrivare al successo. “Ad Annapolis abbiamo realizzato un passo avanti significativo”, ha detto la Rice. Ma i sauditi e gli altri Paesi arabi giunti ad Annapolis con molto scetticismo hanno rilanciato la posta: i negoziati tra israeliani e palestinesi devono essere accompagnati da analoghi sforzi sul fronte del contenzioso tra Israele e Siria.
Dopo lunghi negoziati, mediati dagli americani, israeliani e palestinesi hanno raggiunto in extremis una dichiarazione comune d’intenti (leggi qui) che prevede di “lanciare immediatamente negoziati bilaterali per raggiungere il traguardo di concludere un accordo di pace” affrontando tutti i problemi non ancora risolti, senza eccezioni, comprese le questioni dei confini dello Stato palestinese, lo status di Gerusalemme, il problema dei profughi palestinesi. Il punto di partenza del negoziato sarà il 12 dicembre quando si riunirà la commissione israelo-palestinese che dovrà stilare le linee guida dei negoziati. Dopo la conferenza dei donatori in programma a Parigi il 17 dicembre, la Russia ha offerto di organizzare in gennaio a Mosca una conferenza dedicata alla questione israelo-siriana.
“Siamo determinati a mettere fine al bagno di sangue, alle sofferenze, a decenni di conflitto tra i nostri popoli”, afferma la dichiarazione sancita oggi ad Annapolis da una stretta di mano tra Olmert e Abu Mazen, con Bush al centro sorridente. Resta da vedere se questa stretta di mano diventera’ un documento storico o andra’ ad aggiungersi alle tante occasioni perdute sulla strada della eterna ricerca di pace tra i due popoli. Alla conferenza hanno partecipato 50 tra Paesi e organismi internazionali, compresi la Siria e l’Arabia Saudita.
Bush, affermando che Annapolis “è solo l’inizio” del “duro lavoro” e dei “difficili compromessi” che attendono nelle prossime settimane e nei prossimi mesi israeliani e palestinesi, ha ribadito che “questo è il momento giusto” per rilanciare il processo di pace. Secondo il presidente, che ha parlato di “occasione storica”, è il momento giusto per una serie di ragioni: perché “israeliani e palestinesi hanno leader determinati a raggiungere la pace”, perché “è in corso una battaglia per il futuro del Medio Oriente” e anche perché “il mondo comprende l’importanza e l’urgenza di sostenere questi negoziati”.
Il presidente Usa ha sottolineato che raggiungere la meta di uno Stato palestinese “non sara’ un traguardo facile”: “Molto lavoro deve essere fatto. Ma le parti possono operare con fiducia. Perché è il momento giusto. Perché la causa è giusta. Con molto impegno è possibile avere successo”.
Il premier israeliano Ehud Olmert, facendo eco a Bush, ha detto nel suo intervento che “è giunto il momento”.
“Vogliamo la pace. Chiediamo la fine del terrore, dell’incitamento all’odio - ha detto - Siamo pronti a fare dolorosi compromessi, anche rischiosi, per realizzare questa aspirazione alla pace”.
“I negoziati tra di noi non saranno qui ad Annapolis - ha aggiunto Olmert - ma piuttosto nella nostra casa e nella vostra.
Saranno negoziati diretti, bilaterali, continui, in uno sforzo per completarli entro la fine del 2008″.
Olmert ha espresso ottimismo: “Penso che riusciremo a raggiungere un accordo in sintonia con la visione del presidente Bush, due Stati per due popoli”.
Il premier, rivolgendosi ai numerosi Paesi arabi presenti alla conferenza ha detto che “non c’è un solo Paese arabo con cui non cerchiamo la pace. Non c’e’ alcun paese musulmano con cui non vogliamo stabilire relazioni. A tutti coloro che desiderano pace con noi diamo il benvenuto dal profondo del nostro cuore. E’ giunto il momento anche per voi: e’ il momento di porre fine al boicottaggio nei confronti dello Stato di Israele”. Olmert ha ribadito di “non credere che possa esistere strada diversa dalla pace, che non esista soluzione diversa da quella di due Stati per due popoli”.
Il presidente dell’Anp Abu Mazen (Mahmud Abbas), nel suo intervento alla conferenza, ha affermato che Gerusalemme Est deve essere capitale del nuovo Stato palestinese, e ha invitato Israele a por fine agli insediamenti nei territori occupati.
“L’ora della violenza e del terrore e’ terminata - ha detto Abu Mazen - Domani dovremo iniziare negoziati profondi e completi su tutti gli argomenti dello status finale, compresi Gerusalemme, i profughi, le frontiere, gli insediamenti, l’acqua, la sicurezza, e tutto il resto”. Hamas, che non partecipa alla conferenza, ha definito “solo parole” gli impegni assunti ad Annapolis, “una perdita di tempo” e “un esercizio di pubbliche relazioni: del presidente Bush non ci fidiamo”. Ma Bush, alla ricerca di un successo diplomatico dopo avere puntato invano sull’Iraq, ha ribadito che intende impegnarsi a fondo per evitare che Annapolis diventi solo un altro nome nel lungo percorso verso il sogno di pace tra israeliani e palestinesi. (ANSA)
- Mercoledì 28 Novembre 2007

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Il 28 Novembre 2007 alle 15:49 Voci contro: Annapolis vista dalla giornalista ebrea che ha scelto la Palestina » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] “Pace entro il 2008″: conclusa la Conferenza di Annapolis [...]
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