Pace, conflitti, cooperazione, migrazioni, tutela ambientale, good governance, diritti umani e rapporti economico-commerciali. Tanti quanto cruciali sono i temi che l’Unione Europea e l’Africa si apprestano ad affrontare a Lisbona nel prossimo week-end. E davvero tanta è stata l’attesa per il vertice bilaterale. Il motivo? Bisognerebbe chiederlo al presidente della Commissione Ue, Manuel Barroso, letteralmente terrorizzato all’idea che lo scontro frontale tra il governo laburista inglese e il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe, possa offuscare i dibattiti del summit. A dire il vero, è già tanto se il vertice euro-africano sia stato mantenuto.
Dal 2000, prima l’ex premier inglese Tony Blair, poi l’attuale inquilino di Downing Street Gordon Brown hanno imposto ai loro omologhi europei il rifiuto di fare incontrare i capi di Stato dei rispettivi continenti qualora il dittatore fosse stato incluso nella lista degli invitati. Mugabe tuttavia, ha sempre potuto contare sull’appoggio dei suoi pari, convinti che l’esclusione di un “membro della famiglia” equivalesse a uno schiaffo politico inaccettabile per il continente africano.
Ma quest’anno la musica è cambiata. E non tanto perché le posizioni della Gran Bretagna si siano ammorbidite – anzi, Gordon Brown ha già fatto sapere che dopo la conferma della presenza di Mugabe a Lisbona non parteciperà al vertice -, quanto per la convinzione da parte di molti paesi europei che la recente offensiva cinese in terre africane necessita di una risposta chiara da parte dell’Ue. Non sarà facile.
Mentre Pechino accumula i contratti milionari con gli africani, Bruxelles è invischiata in una guerra commerciale senza quartiere con i paesi Acp (Africa-Caraibi-Pacifico). Ma piuttosto che attirare l’attenzione sulle sfide del summit, i media europei non fanno altro che puntare i riflettori sul caso Mugabe. Per i giornalisti inglesi, l’ossessione è d’obbligo. “Per favore, venite” titola The Economist rivolgendosi ai leader africani, “ma non portate i vostri mostri”. Chiaro il riferimento a Mugabe e al suo omologo sudanese Omar el Beshir, “due dittatori che non avrebbero mai dovuto essere accolti a Lisbona”. Il quotidiano The Indipendent da invece spazio alle posizioni dei leader europei, convinti che “la presenza di Mugabe non offuscherà i dibattiti”. Di sicuro, per Gordon Brown è uno smacco.
“In realtà” ricorda a Panorama.it Giovanni Carbone, politologo dell’Università degli Studi di Milano, “il Regno Unito non è mai riuscito a levare questa cortina di opposizione contro Mugabe. Questo rivela che al di là della Cina, l’Africa ha sempre rivendicato una certa autonomia nei confronti dell’Europa”.
- Venerdì 7 Dicembre 2007

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