
Le tre condanne a morte eseguite questa mattina nel Paese del Sol Levante hanno lasciato una patina di sgomento su tutto il territorio. Non tanto per il fatto che siano arrivate a nove le esecuzioni capitali portate a termine nel Paese solo nel 2007, ma soprattutto perchè, per la prima volta, il neo-Ministro della Giustizia Kunio Hatoyama ha deciso di non fare mistero dell’identità dei condannati.
Fino ad oggi, racconta la BBC, le autorità giapponesi avevano sempre preferito evitare di rendere note le generalità dei condannati per limitare lo stress psicologico dei loro familiari, in una società in cui “perdere la faccia” può facilmente portare al suicidio.
Secondo quanto riportato da Japan Today, Hatoyama avrebbe scelto di rivelare nomi, cognomi e capi d’accusa dei detenuti, insieme al luoghi in cui sarebbero state eseguite le condanne, “in segno di rispetto nei confronti delle famiglie in lutto e per dimostrare all’opinione pubblica la proporzionalità tra pena e reato”. I tre condannati di oggi, Noboru Ikemoto, 75 anni, Seiha Fujima, 47, e Hiroki Fukawa, 42, erano in carcere per aver commesso una serie di omicidi tra il 1981 e il 1999.
Immediate le proteste di Amnesty International: “una volta rivelati i nomi dei condannati, le sentenze sono state eseguite all’istante, senza neppure avvisare i familiari delle vittime”. Inoltre, il trend di crescita delle esecuzioni registrato nel 2007 non fa che allontanare il Giappone dal movimento internazionale che lotta per l’abolizione della pena di morte. “Persino negli Stati Uniti è calato il numero di condanne. È inaccettabile che in Giappone la tendenza sia inversa”.
Critiche dure anche da parte di altre associazioni umanitarie, sopratutto contro il nuovo regolamento introdotto da Hatoyama, in base al quale il titolare del dicastero della giustizia non deve più autorizzare personalmente ogni condanna, poichè l’esecuzone viene resa automatica una volta che l’imputato è condannato in ultimo grado di giudizio.
Tuttavia, è difficile immaginare che tali polemiche possano avere seguito in un Paese in cui, secondo i sondaggi riportati dalla BBC, la percentuale della popolazione contraria alla pena di morte non arriva neppure al 10%.
- Venerdì 7 Dicembre 2007
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