Non è la voce di Yolanda Pulecio quella che arriva al telefono dalla stanza 354 dell’Hotel Minia di Caracas. È l’eco di uno strazio. “Quella lettera mi ha spezzato la vita” ha detto “mi è stata rubata dal governo colombiano che l’ha data ai giornali perché i guerriglieri delle Farc sembrassero i mostri che sono”. Ingoia il dolore. “A me, a una madre che la aspettava da 3 anni, hanno mandato una fotocopia. Dissacrando l’intimità di quelle parole e sputando sulla maternità e sulla tenerezza di una figlia sola”.
Cosa farà dunque? “Aprirò un’inchiesta su questa storia. Voglio sapere come quella missiva è arrivata davvero. Voglio sapere chi mi ha rubato il cuore di Ingrid”. Oso, a proposito dell’immagine tristissima e bellissima di Ingrid: un Cristo al femminile davanti alla sua croce… “Quella foto è lo specchio di una figlia a cui il vampiro delle Farc ha succhiato per 5 anni la giovinezza e il coraggio, l’ardire di vivere e la voglia di amare. Non è Ingrid, è già la sua ombra”.
Yolanda racconta dell’infrangibilità di Betancourt. “Covava un fuoco dentro capace di incendiare se stessa, ma soprattutto gli altri. Oggi sento che sta per consegnarsi al suo destino. Che manca poco”. Si interrompe, non ce la fa. “È come stare davanti a una stanza di vetro dove l’acqua monta alla gola di tua figlia. Poi sale, sale… E tu che gli hai dato la vita sei lì condannata a impedirne la morte”. Poi, d’improvviso, la voce ritorna: “Ma io non mi arrendo”. È lei, è Yolanda Pulecio, “la Reina”, come la chiama la gente di Bogotà.
Splendente Miss Bogotà a 20 anni, irruente vicesindaco della città a 30, poi assessore, ambasciatore. Ma soprattutto madre e madrina dell’Albergue infantil, casa che raccoglie i bambini di strada colombiani. “Loro mi hanno insegnato a essere madre totale. A non abbandonare mai. Soprattutto i casi perduti”. Questa donna, che dimostra come si può essere bellissime a 60 anni, era una dama riverita dell’alta Bogotà. Dopo il rapimento è diventata una vera spina nella carne del presidente Alvaro Uribe. E oggi combatte da sola la sua lotta. Così, dopo quella lettera, Yolanda è volata a Caracas con 40 di febbre. Sta chiusa in quella stanza da giorni. “Non mi vesto e non dormo. Voglio essere pronta per quando il presidente Hugo Chávez mi riceverà. Deve farlo e deve vedermi. Lui solo può convincere le Farc a riaprire le trattative”.
Vuole dire che Chávez può fare questo passando sopra la decisione di Uribe, che gli ha impedito di continuare le trattative per l’accordo umanitario? Yolanda risponde come può. “Solo un rivoluzionario come Chávez può entrare nella testa e nell’onore di Manuel Marulanda Vélez, leader delle Farc”.
Quali erano i patti della trattativa interrotta? “Sono quattro i prigionieri che le Farc vogliono liberi. Quattro contro 50 politici, diplomatici, uomini che marciscono nella giungla da 10 anni. Bisogna farlo presto. L’Europa e l’Italia, che tanto ci sono state vicine, non ci cancellino dalla memoria. Altrimenti Ingrid se ne andrà”.
Un telefono squilla. È il collegamento di ogni giorno con La voce del sequestro, un programma radio che raccoglie i messaggi dei familiari e che l’amato prigioniero può ascoltare da una radiolina nel buio della giungla. “Mamita, ascoltarti è stata la mia forza: così mi ha scritto Ingrid in quella lettera. Oggi sto per parlarle. Lasciatemi il tempo di dar forza alla mia voce. Lasciatemi il tempo di dirle che deve continuare a sperare. Che tra pochi giorni la vedrò scendere da un elicottero della Croce rossa. E correrà verso di me, libera e viva”.
- Domenica 9 Dicembre 2007


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Commenti
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Il 11 Dicembre 2007 alle 15:09 andreabertocci ha scritto:
La Bétancourt, proprio nei giorni scorsi, era tornata a parlare grazie ad una lettera ai suoi familiari: “Qui viviamo come dei morti. Fisicamente sto male, non mi sono rialimentata, ho l’appetito bloccato, i capelli mi cadono in gran quantità”. Nella lettera di 12 pagine alla madre Yolanda Pulecio scrive anche : “Amo la Francia con tutto il mio cuore, perché ammiro la capacità di mobilitazione di un popolo che, come diceva Camus, sa che vivere é impegnarsi. Tutti questi anni sono stati terribili ma non credo che potrei essere ancora viva senza l’impegno che hanno portato a tutti noi che qui viviamo come dei morti”.
Il 14 Gennaio 2008 alle 16:28 dandara ha scritto:
salve a tutti io sono paolo un ragazzo di napoli centro. sono un carissimo amico e sicuramente anche di piu di un amico, di una bellissima ragazza di nome astrid betancourt, questa carissima e graziosa ragazza di 21 anni fu adottata 13 anni fa , ma la sua citta natale e’ in colombia . quindi e da 13 anni che astrid non vede sua mamma .ora lascio questo annuncio con la speranza, che è l’ultima a morire, di ritrovare la sua mamma; so che se mi aiutate è possibile, da solo non ci riuscirei , se potete fare qualcosa vi sarò debitore a vita, oltre a riempire un vuoto che non si colma da 13 anni .vi prego con tutto il cuore di fare qualcosa, so che potete se volete, vi ringrazio tantissimo auguri di buon anno a tutti.
Il 14 Gennaio 2008 alle 16:30 dandara ha scritto:
VI PREGO AIUTATELAAAAAAAA!!!!!
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