
Dopo sei anni di lavorio interno e di tentativi di riforma fermati dai referendum di Francia e Olanda, e poi di crisi e di stallo, l’Ue (a cinquant’anni di vita) a Lisbona si è data i mezzi per ripartire, con la ’storica’ firma del Trattato che adegua le istituzioni europee al grande allargamento verso Sud e Est. Ora scatta la fase cruciale delle ratifiche, che tutti sperano non riservi come in passato cattive sorprese.
“È una giornata veramente molto importante: due anni fa l’Europa viveva una tragedia completa. Si è ricostruito adagio adagio un momento di unità, adesso si può ripartire” ha commentato Romano Prodi, che ha firmato il trattato per l’Italia con Massimo D’Alema. Un richiamo alla situazione di crisi e di incertezza creata dalla bocciatura della Costituzione europea nel 2005 da parte di francesi e olandesi.
La presidenza portoghese dell’Ue ha voluto dare una cornice grandiosa all’avvenimento: i leader hanno firmato il Trattato di Lisbona nel celebre e spettacolare Monastero dei Jeronimos, costruito nel 1500 sulle rive del Tago in omaggio a Vasco da Gama. Il documento è stato siglato durante una cerimonia show nell’antico chiostro ‘manuelino’ dei Jeronimos, trasformato in studio tv. Sola nota stonata l’assenza del premier britannico Gordon Brown, arrivato dopo la cerimonia, per la colazione conclusiva. Brown ha firmato dopo, separatamente. Ufficialmente e’ stato ritardato da una riunione dei Comuni. Ma secondo la stampa inglese non ha voluto figurare sulla ‘foto di famiglia’ del vertice per non irritare gli euroscettici forti anche nel suo stesso partito, il Labour.
Tanti i commenti soddisfatti fra i leader europei, che hanno anche preso il tram per andare a pranzo nel vicino ‘Museu dos Coches‘. La Commissione Ue ha parlato di “giornata storica”. Il premier portoghese José Socrates, presidente di turno dell’Ue, non ha esitato a dire che “questo era il progetto europeo di cui molte generazioni hanno sognato”. “L’Europa era bloccata senza sapere come andare avanti, ma abbiamo trovato una soluzione con questo trattato” ha aggiunto il francese Nicolas Sarkozy e il presidente della Commissione Manuel Barroso ha detto che “ora e’ tempo di andare avanti: l’Europa deve raccogliere molte sfide, interne e esterne, e i nostri cittadini chiedono risultati concreti”.
Il nuovo trattato, dopo un duro negoziato al vertice di Bruxelles in giugno sotto la presidenza del cancelliere tedesco Angela Merkel e un chiarimento finale al summit di Lisbona in ottobre sotto presidenza portoghese, modifica le regole del gioco istituzionali nel senso, si spera, di una maggiore efficacia e incisività: crea l’incarico di presidente fisso dell’Unione, rafforza il ruolo del “ministro degli Esteri” Ue, che sarà anche membro della Commissione, snellisce la composizione dell’eurogoverno di Bruxelles, rafforza i poteri di codecisione del Parlamento Ue, riequilibra il rapporto fra ‘grandi’ e ‘piccoli’ stati nelle decisioni. Il nuovo trattato prevede anche per la prima volta una ‘clausola di uscita’ per i paesi che volessero lasciare l’Unione.
Ora per i 27, memori dei precedenti e soprattutto dell’insuccesso della Costituzione, parte la fase ad alta suspence delle ratifiche, che deve concludersi per l’ inizio del 2009. La maggior parte dei governi vuole evitare referendum sempre ad alto rischio, perché potenzialmente inquinabili da altre tematiche, come quando nel 2005 gli elettori francesi votarono contro la Costituzione per protesta contro l’ipotesi di una adesione della Turchia e contro la disoccupazione, che non c’entravano.
Per ora solo l’Irlanda, per ragioni costituzionali, ha previsto un referendum. Ma anche le ratifiche parlamentari potrebbero riservare cattive sorprese. Potrebbe così essere a rischio il Regno Unito, secondo l’ex-capo dello stato portoghese Mario Soares, se ci sarà una coalizione fra euroscettici di sponde opposte. Il ministro degli Esteri portoghese Luis Amado ha avvertito oggi in una intervista che un “no” creerebbe “una crisi politica seria in Europa, peggiore di quella che abbiamo attraversato”.
- Giovedì 13 Dicembre 2007


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Commenti
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Il 13 Dicembre 2007 alle 23:44 luanmagi ha scritto:
“È una giornata veramente molto importante: due anni fa l’Europa viveva una tragedia completa. … ha commentato Romano Prodi, che ha firmato il trattato per l’Italia con Massimo D’Alema. Ma non ne bastava uno??? l’omo è sicuramente confuso la “tragedia completa” era in Italia, dove abbiamo seppellito 4 giovani bruciati in una fabbrica tedesca che, forte dell’assenza di controlli, a quanto pare, se ne frega. (avrà detto qualcosa alla Merkel? noooo ci vogliono gli attributi, se non li hai quella ti stende) la confusione massima si ha quando dice che .. adesso si può ripartire” se lo dice per sè e D’Alema, potremmo essergliene grati, per il resto siamo ripartiti perchè i tir hanno tolto il blocco.
Non è che li paghiamo per farsi belli in europa? cativo pensiero, quelli belli non lo diventano più…
Il 19 Dicembre 2007 alle 7:19 links for 2007-12-19 | Francesco Costa ha scritto:
[...] Trattato di Lisbona, Gordon Brown c’è ma non si vede Brown è alla frutta. E l’assenza alla firma di Lisbona per accontentare gli euroscettici del suo partito è una mossa patetica e codarda. Tony avrebbe mai fatto qualcosa di simile? (tags: lisbona brown blair europa ue trattato) These icons link to social bookmarking sites where readers can share and discover new web pages. [...]
Il 4 Maggio 2008 alle 10:35 Cronaca di una sconfitta annunciata | Francesco Costa ha scritto:
[...] OVER TO YOU, MR. CAMERON Giuliano Ferrara lo aveva spiegato bene in un suo articolo su Panorama: in una politica in cui conta tantissimo sapersi vendere, Brown ha collezionato disastri su disastri, dando di sé un’immagine approssimativa e impacciata fortemente stridente con la brillantezza e l’abilità comunicativa del suo predecessore. Anche in politica estera Gordon Brown è stato una mezza figura: incapace di guidare in Europa un paese fortemente euroscettico, preso in contropiede dai suoi avversari e dedito a imbarazzanti sceneggiate per cercare di accontentare tutti. A un certo punto il primo ministro inglese ha persino dovuto ricorrere a un consulente antigaffe che guidasse passo passo le sue apparizioni pubbliche allo scopo di porre rimedio alla sua cronica goffaggine. Mettete insieme tutto questo, la crisi economica incombente, gli scioperi e gli scandali, la fine di un ciclo di governo e il talento dell’opposizione e vi renderete conto facilmente di come la batosta delle amministrative sia tutto meno che una sorpresa. Si tratta in realtà di una sconfitta annunciata, così come annunciato è ormai - salvo miracoli – l’approdo di David Cameron sulla poltrona di primo ministro dopo la prossima general election: toccherà a lui tentare di rimettere in piedi la più antica democrazia moderna e aprire un nuovo ciclo di governo. [...]
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