
Il partito Russia Unita di Vladimir Putin, recentemente nominato dal Time Uomo dell’anno, ha scelto Dmitry Medvedev come candidato alle presidenziali del 2 marzo, con un voto che più plebiscitario non si può: 478 voti a favore e un solo contrario. Una candidatura che, sondaggi alla mano, equivale a un’inconorazione, nonostante la presenza di alcuni rivali, con poche chance di vittoria, tra cui spicca l’assenza dell’ex campione di scacchi, Gary Kasparov, e del liberale Grigory Yavlinsky, contrari a partecipare, così hanno detto, ad “elezioni farsa” manipolate dal Cremlino. Ma dalle fila dell’opposizione antiputiniana provengono anche pezzi da Novanta della dissidenza, come Vladimir Bukovsky, Mikhail Kasyanov e Boris Nemtsov, attualmente divisi ma pronti a sottoscrivere un possibile accordo unitario per sostenere il candidato che abbia più chance di emergere. Eccone i profili.

Vladimir Bukovsky (30.12.1942) è un ex dissidente dell’Unione Sovietica, famoso almeno in Russia quanto Solzhenizyn e Sakharov. E’ stato in prigione e in una clinica psichiatrica dal 1964 al 1976, quando la sua scarcerazione fu scambiata con quella del leader antifascista cileno Luis Corvalan, arrestato dopo il golpe di Pinochet del 1973. Dopo la liberazione Bukovsky va in esilio a Cambridge, Inghilterra, dove diventa neuropsicologo e scrittore. Per le elezioni russe è una novità assoluta. Ma potrebbe esserci un ostacolo legale alla sua candidatura: avendo la doppia cittadinanza, potrebbe essere bloccato dalla Corte Costituzionale.
Mikhail Kasyanov (8.12. 1957), ex premier russo dal maggio 2000 al febbraio 2004, è un uomo di grande esperienza passato solo recentemente nelle fila dell’opposizione a Putin di cui ha criticato, con parole insolitamente dure, le ultime scelte politiche: “Stiamo assistendo a tentativi di restaurare l’ordine sovietico con elementi di capitalismo di stato”. Il coraggio non gli manca, ma il quotidiano Kommersant sospetta che la sua discesa in campo, nonostante le velate minacce rivoltegli da Medvedev affinché lasci il Paese, sia dovuta non a una scelta ideale, ma al desiderio di trovare una protezione (grazie alla visibilità offerta dalla candidatura) contro eventuali mosse del Cremlino. Coinvolto in uno scandalo finanziario, non è riuscito a registrare il suo partito, “Unione Popolare Democratica”, ma correrà con un gruppo di supporto.
Boris Nemtsov (9.10.1959) è il leader di Unione delle Forze Destra (”Sojuz pravyh sil”), un’organizzazione favorevole alla privatizzazione a tappe forzate di quel che resta dell’apparato pubblico ex sovietico. Ex delfino di Eltsin e possibile suo successore, è stato vicepremier ed infine escluso a favore di Vladimir Putin dopo il crash dello stock-market russo nel 1998 di cui era stato giudicato corresponsabile. Per avere qualche chance di vittoria, ha stretto un’alleanza, lui liberale e liberista, con Anatoly Chubais, un ex tycoon favorevole a una politica più conciliante con il Cremlino.
Vladimir Zhirinovsky (25.04.1946) è il leader storico e fondatore del Partito liberal democratico, nonché vice presidente della Duma (parlamento russo). Grande oppositore dei comunisti, ultranazionalista, attacca Putin un giorno sì e l’altro pure ma nei momenti decisivi non fa venir meno il supporto al presidente.
Ghennady Zuganov (26.6. 1944), il leader del partito Comunista russo, è un nostalgico dello stalinismo duro e puro.
Accreditato del 10-15% delle preferenze dell’elettorato, si classificherà con ogni probabilità al secondo posto, a molte lunghezze dall’asso pigliatutto Dmitry Medvedev.
- Domenica 23 Dicembre 2007

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Il 27 Febbraio 2008 alle 12:00 Russia: la vittoria annunciata del delfino di Putin » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Una farsa. Così l’opposizione liberale russa, tenacemente boicottata anche oggi nonostante il monito di Amnesty International, dipinge le presidenziali del 2 marzo. Elezioni che consentiranno a Vladimir Putin di mantenere un ruolo di potere nelle nuove vesti di premier lasciando il suo fidatissimo delfino, e presidente di Gazprom, Dmitri Medvedev val Cremlino. [...]
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