- Tags: elezioni, Kenya, Mwai-Kibaki, Raila-Odinga
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Manca la proclamazione ufficiale, ma sembra quasi certo che Raila Odinga, 62 anni, leader dell’opposizione, sarà - salvo colpi di scena che però non possono essere esclusi - il prossimo presidente del Kenya. Il distacco col Capo dello Stato, Mwai Kibaki, è forte e tende a crescere.
Una vittoria molto ampia sembra profilarsi anche nel Parlamento. L’Orange Democratic Mouvement, il partito creato da Odinga dopo la rottura con Kibaki, appare maggioritario. E gli uomini del presidente sono stati falcidiati. Non eletto il vicepresidente Moody Awori, un anziano signore molto amato, così come una decina di ministri, e non secondari, di Kibaki. Neanche il Nobel per la Pace Wangari Mathai, che però era già stata scartata dai principali partiti e si presentava -senza speranze, malgrado il lustro- per partiti minori.
Se questi risultati venissero confermati sarebbe una vera e propria rivoluzione. Mai fino ad oggi in Kenya un presidente uscente era stato sconfitto elettoralmente.
La morte (Yomo Kenyatta), o le norme costituzionali (Daniel Arap Moi) avevano aperto la strada ad un successore, mai il voto. Ma si temono contraccolpi tribali: la sconfitta di Kibaki, se confermata, segnerebbe di fatto un ridimensionamento del potere dei Kikuyo, principale etnia del Kenya, finora detentrice dei poteri chiave del Paese. Un passaggio difficile, ma che si spera indolore.
Le notizie sulle oeprazioni di voto sono per ora contraddittorie. Si è votato ieri, pare in maniera sostanzialmente regolare, come attestano anche gli osservatori internazionali, ma le operazioni di voto hanno subito un netto rallentamento. In molti seggi, se non intere aree, sembra siano state riscontrate, o quantomeno denunciate, gravi irregolarità. Ci sono stati anche alcuni incidenti e la tensione in quelle zone rimane forte, mentre Nairobi appare quasi deserta: la gente è restata a casa, in attesa di eventi. Le irregolarità potrebbero quindi comportare un ritardo nella proclamazione dei risultati.
Il vantaggio di Odinga resta chiaro, ma fonti vicine al presidente in carica Kibaki segnalano che non sono ancora terminati gli scrutini in aree storicamente legate all’attuale capo dello stato, cosa che potrebbe ridurre -se non azzerare- l’attuale sensibile gap a favore del leader dell’opposizione. Resta, però, che in Parlamento il vicepresidente Moody Awori ed una decina di importanti ministri non sono stati rieletti, lasciando il posto a persone legate ad Odinga.
- Venerdì 28 Dicembre 2007


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