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Le persone del suo entourage la descrivono come una donna di ferro, volitiva e coraggiosa. E certo ci vuole coraggio per ricoprire il delicato incarico, per la prima volta nella storia della Siria contemporanea, di leader dell’opposizione. Fida Hurani è stata eletta a fine novembre presidente della coalizione anti-Assad creata nell’autunno 2005 da un gruppo di intellettuali siriani.
Il fatto che la “Dichiarazione di Damasco per un cambiamento nazionale democratico” (leggi qui), piattaforma di 150 dissidenti, si sia potuta riunire a Damasco senza interventi diretti da parte delle autorità aveva fatto sperare in un vento di cambiamento per il Paese. O comunque nella nascita di un’opposizione tollerata dal regime. Speranze infrante il 16 dicembre scorso quando Fida, insieme ad altri esponenti della dissidenza è finita in carcere senza accuse formali.
Hurani - di professione medico e figlia del defunto Akram Hurani, storico leader estromesso dal partito Baath dopo il suo avvento al potere nel 1963 - è affiancata nel nuovo consiglio direttivo della “Dichiarazione” tra gli altri anche da Akram al-Bunni, fratello dell’avvocato dissidente Anwar al-Bunni, in carcere dal 2006 e condannato a cinque anni di prigione, dall’ex parlamentare e dissidente Riad al-Seif, da Riad al-Turk, uno dei più anziani oppositori siriani, più volte in carcere e segretario dell’ala antigovernativa del Partito comunista siriano.
Anche Akram al Bunni è finito in carcere con lei. Arresti arbitrari, questi, cui le autorità hanno cercato di non dare pubblicità ma che hanno suscitato le vivide proteste di diverse associazioni per i diritti umani.
Già alla sua elezione, Hurani non si era comunque fatta illusioni. “Non c’è stato alcun riconoscimento ufficiale perché non abbiamo chiesto nessuna autorizzazione per riunirci”, aveva subito precisato, ammettendo però che “rispetto al passato, sono stati comunque compiuti significativi passi in avanti”.

Citato dal sito d’informazione panarabo londinese “Quds Press”, Hasan Abd al-Azim, oppositore tollerato dal regime, a capo del Raggruppamento nazionale democratico (Rnd) e membro della “Dichiarazione di Damasco”, ha detto che “le autorità siriane hanno iniziato ultimamente a chiudere un occhio sui movimenti dell’opposizione all’interno del Paese perché il potere si sente meno minacciato dall’esterno, dopo che sono stati riaperti canali di dialogo con l’Europa e l’America”. L’opposizione siriana in patria è composta anche da settori clandestini, per lo più di matrice curda e integralista, mentre all’estero il panorama dei dissidenti è oggi dominato dal Fronte di salvezza nazionale, coalizione sunnita sorta nel 2006 dall’alleanza tra i Fratelli musulmani, fuorilegge dal 1980, e l’ex vice presidente Abd al-Halim Khaddam, epurato nel 2005.
- Mercoledì 2 Gennaio 2008

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