
Nell’immaginario occidentale era il leader giovane e dinamico che con una rosa in mano costringeva Eduard Shevardnadze, il vecchio leader di formazione sovietica, a gettare la spugna: il presidente georgiano Mikhail Saakashvili, 40 anni da poco compiuti, non ha tradito la vocazione filo-atlantica in politica estera, ma ha disatteso le promesse di democrazia che la sua ‘rivoluzione delle rose‘ aveva portato anche oltre i brevi confini della sua travagliata repubblica.
Studi all’estero e un lungo soggiorno lavorativo a New York, Saakashvili ha tenuto con Washington un rapporto privilegiato che gli è costato le ire di Mosca, sfidata in quello che considera il suo ‘giardino di casa’. E quando lo strappo si è rivelato una lacerazione dolorosa soprattutto per la fragile economia della piccola repubblica ex sovietica, che conta in Russia oltre un milione di emigrati, Saakashvili non ha esitato a ricorrere ai metodi polizieschi dei suoi predecessori per soffocare le critiche. Legate anche a una gestione dell’economia molto simile a quella dell’odiato vicino russo, con la creazione di una classe di ‘oligarchi’ e una distribuzione disastrosa della non immensa ricchezza del paese.

Nel 2003, alla testa di un forte movimento di contestazione popolare, aveva costretto alle dimissioni il presidente Eduard Shevardnadze, l’ultimo ministro degli esteri sovietico. Per realizzare il suo ambizioso programma di modernizzazione Saakashvili ha usato però metodi ‘forti’, che hanno fra l’altro chiuso ogni spiraglio di dialogo con le due regioni secessioniste del paese, Abkhazia e Ossezia del sud.
La sua immagine di costruttore della democrazia - imitata nel 2004 in Ucraina con la rivoluzione arancione e nel 2005 in Kirghizistan con quella dei tulipani - ha subito un durissimo colpo da uno scandalo nato da asserzioni fatte in una televisione ostile dall’ex ministro della difesa Iraki Okruashvili, subito arrestato con un pretesto - evasione fiscale- e a quanto pare torturato in carcere perché ritrattasse.
La vicenda ha provocato nel paese manifestazioni di protesta - orchestrate da un avversario potente, il magnate Badri Patarkazishvili - liquidate dal giovane ‘presidente della democrazia’ con l’introduzione dello stato di emergenza, arresti indiscriminati, repressioni poliziesche brutali, la chiusura d’autorita’ delle emittenti scomode. Da Washington, è arrivata una severa tirata d’orecchi: Saakashvili ha fatto marcia indietro e indetto elezioni presidenziali anticipate, da tenere in concomitanza con un referendum sull’adesione alla Nato dal valore pratico nullo, ma dal forte richiamo simbolico. I sondaggi continuano a darlo favorito, ma alcuni quotidiani di opposizione ora sono più cauti, e non escludono un ballottaggio dall’esito incerto.
LEGGI ANCHE: Perché queste elezioni sono importanti - Tutti i rivali di Saakashvili
- Mercoledì 2 Gennaio 2008

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Il 2 Gennaio 2008 alle 17:53 Perché è importante il voto in Georgia » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Georgia. Saakashvili, il Giano Bifronte [...]
Il 7 Gennaio 2008 alle 10:58 Georgia: l’ombra dei brogli sulla vittoria di Saakashvili » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Mikhail Saakashvili, eroe della ‘rivoluzione delle rose’ del 2003, continuerà a guidare la Georgia per i prossimi cinque anni: dopo una estenuante altalena durata ben oltre le 24 ore, il presidente della commissione elettorale centrale Levan Tarkhnishvili ha annunciato che il presidente uscente ha ottenuto il 52,8% dei voti nelle elezioni presidenziali anticipate di domenica. Saakashvili evita così la necessità di un ballottaggio col rivale più accreditato, il candidato unico delle opposizioni Levan Gaceciladze: ma l’opposizione non sembra accontentarsi del pronunciamento di una commissione elettorale che considera vassalla del potere in carica e chiede il riconteggio di circa 100 mila schede. Già nella notte fra sabato e domenica, quando il presidente in pectore aveva festeggiato in base a un exit poll che lo vedeva vincente, i candidati rivali avevano gridato ai brogli e tirato fuori loro analisi su un inevitabile ballottaggio. E oggi gli oppositori sono scesi in piazza per sottolineare, al momento in modo pacifico, che non intendono lasciare mano libera a quello che definiscono un dittatore. A Tbilisi, una folla di 10.000 persone ha sfidato il gelo per manifestare il suo sostegno ai rivali di un presidente il cui carisma e’ rimasto gravemente danneggiato dalla dura reazione alle manifestazioni antigovernative del 7 novembre, culminate in una violenta repressione, una lunga serie di arresti, la proclamazione dello stato di emergenza e la chiusura delle emittenti scomode. [...]
Il 9 Marzo 2008 alle 8:25 Georgia: l’ombra dei brogli sulla vittoria di Saakashvili | rubriche ha scritto:
[...] You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed. You can leave a response, or trackback from your own site. Mikhail Saakashvili, eroe della ‘rivoluzione delle rose’ del2003, continuerà a guidare la Georgia per i prossimi cinque anni: dopo una estenuante altalena durata ben oltre le 24 ore, il presidente della commissione elettorale centrale Levan Tarkhnishvili ha annunciato che il presidente uscente ha ottenuto il 52,8% dei voti nelle elezioni presidenziali anticipate di domenica. Saakashvili evita così la necessità di un ballottaggio col rivale più accreditato, il candidato unico delle opposizioni Levan Gaceciladze: ma l’opposizione non sembra accontentarsi del pronunciamento di una commissione elettorale che considera vassalla del potere in carica e chiede il riconteggio di circa 100 mila schede. Già nella notte fra sabato e domenica, quando il presidente in pectore aveva festeggiato in base a un exit poll che lo vedeva vincente, i candidati rivali avevano gridato ai brogli e tirato fuori loro analisi su un inevitabile ballottaggio. E oggi gli oppositori sono scesi in piazza per sottolineare, al momento in modo pacifico, che non intendono lasciare mano libera a quello che definiscono un dittatore. A Tbilisi, una folla di 10.000 persone ha sfidato il gelo per manifestare il suo sostegno ai rivali di un presidente il cui carisma e’ rimasto gravemente danneggiato dalla dura reazione alle manifestazioni antigovernative del 7 novembre, culminate in una violenta repressione, una lunga serie di arresti, la proclamazione dello stato di emergenza e la chiusura delle emittenti scomode. [...]
Il 17 Maggio 2009 alle 11:00 Russia: Prove di disgelo, o almeno di sbrinamento » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] L’invito è dunque a non farsi distrarre dai carri armati sfoggiati il 9 maggio sulla piazza Rossa, per festeggiare la vittoria sul nazismo e lanciare un monito ai paesi intenzionati a “imbarcarsi in avventure militari”, messaggio chiaro per il presidente georgiano Mikhail Saakashvili. “L’adesione di Georgia e Ucraina alla Nato è stata posticipata indefinitamente” osserva Spanger “non credo che gli Usa siano così irresponsabili da premere ancora su questo tasto. Ciò non toglie che la Russia sia preoccupata dall’avvicinamento degli stati ex sovietici all’Europa”. Non è un caso che il nuovo partenariato orientale, accordo tra Ue e Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia, Moldova e Ucraina, sia stato fortemente voluto dai governi conservatori di Svezia e Polonia, due paesi che hanno con Mosca un rapporto complicato. “L’Ue ha detto che l’iniziativa non è contro di noi, vogliamo credere a queste assicurazioni” ha dichiarato il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, buttando acqua sul fuoco, dopo aver mostrato nervosismo per il tentativo dell’Unione di allargare la propria sfera d’influenza fino al “cortile” di Mosca. Il nazionalismo, la propensione, dimostrata nei mesi scorsi, ad affermare muscolarmente la propria idea sugli equilibri internazionali continuano a fornire cartucce alla schiera di quanti non credono a un cambiamento nei rapporto Est-Ovest: “Le relazioni fra Russia e Ue sono difficili e peggioreranno” sentenzia Lukjanov “mancano totalmente la fiducia e la comprensione delle reciproche aspirazioni. Con Washington l’atmosfera è più distesa. E Mosca è indispensabile per la risoluzione di problemi molto più prioritari per la Casa Bianca, quali Afghanistan e Iran”. [...]
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