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Che fine ha fatto il Subcomandante Marcos? La domanda è d’obbligo: da qualche anno a questa parte, questo misterioso rivoluzionario, romantico e raffinato poeta-scrittore che oggi si fa chiamare Delegado Zero è sparito dalle prime pagine dei giornali, specie quelli di sinistra. Che la sua immagine sia in crisi lo ha rivelato lui stesso di recente in un’intervista rilasciata al mensile colombiano El Gatopardo, l’ultima dopo anni di silenzio, in cui ha ammesso che “sì, siamo passati di moda”. Ma com’è potuto accadere che Delegado Zero, assurto a ruolo di eroe nei circuiti antagonisti a metà degli anni 90, sia oggi considerato quasi una reliquia del passato?
Innanzitutto, a spingerlo nel dimenticatoio, è stata l’affermazione in Messico dell’Ejército Popular Mexicano (Epr), una fazione guerrigliera in forte espansione radicata nello stato del Guerrero e a Oaxaca che giovedì 13 settembre 2007, sul sito del Centro documentale dei movimenti armati latinoamericani, ha rivendicato le dodici bombe esplose a metà settembre in altrettanti gasdotti della Petróleos Mexicanos (Pemex), l’azienda petrolifera di stato. Una strategia d’attacco che sembra mettere in ombra quella sotto traccia scelta dall’Ezln del comandante.

Guidato secondo il quotidiano messicano La Jornada da Tiburcio Cruz Sánchez, l’Epr, che ha un braccio politico nel Partido Democrático Popular Revolucionario, si distingue dall’Ezln soprattutto dal punto di vista ideologico: le sue parole d’ordine sono quelle leniniste tradizionali, della presa del potere politico, della “dittatura del proletariato” e della via messicana al socialismo. Tutto l’opposto della strategia culturale di Marcos di apertura alla società civile. Con i suoi comunicati che sembrano scritti da un poeta più che da un guerrigliero, l’Ezln non incontra insomma più il favore dei duri e puri messicani ed è stata scavalcato dall’Epr.
Ma c’è dell’altro. Proprio negli anni in cui la fama del Subcomandante Marcos è scemata, in America Latina un’altra figura “rivoluzionaria” lo ha sostituito nell’immaginario collettivo della sinistra antagonista: quella di Hugo Rafael Chávez Frías, accusato dall’intelligence messicana di finanziare l’Epr e recentemente definito dallo stesso Marcos come una figura “sconcertante”.
Infine, a favorirne il declino, è anche il fatto che il Subcomandante ha cominciato a concedere meno interviste e a scrivere e a pubblicare lui stesso libri e articoli. Parla delle popolazioni indigene, del suo modello di stato ma anche di sesso. Obiettivo? Finanziare la causa del Chiapas attraverso i diritti d’autore. Le prime vittime di questa strategia? I tanti editori che sino a ieri vedevano in quest’eroe con passamontagna anche una straordinaria leva per fare soldi. Anche questo sganciamento dal “mainstream” classico dell’editoria di sinistra avrebbe fatto sì secondo alcuni commentatori messicani che Marcos sia stato dimenticato dai mass-media. E da subcomandante si sia trasformato, secondo molti messicani di sinistra, in subcomediante.
LEGGI ANCHE: Da Subcomandante a Delegado Zero: storia di un guerrigliero
- Giovedì 3 Gennaio 2008

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Commenti
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Il 4 Gennaio 2008 alle 11:30 nhico ha scritto:
Quando delle pietre cominciano a rotolare giù per un pendio se ne tirano dietro delle altre e, insieme, tutto quello che incontrano. Bertinotti è avvistato.
Il 2 Febbraio 2010 alle 19:18 Boicottaggio “no global” contro la Fiat. Da destra - Italia - Panorama.it ha scritto:
[...] no, il Subcomandante no (è pure passati di moda, lo ha confessato lui stesso). Ma probabilmente neanche Milton Friedman e la bandiera [...]
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