
Nonostante il rinvio delle elezioni a febbraio e l’impiego massiccio di militari e polizia per ripristinare l’ordine dopo l’omicidio di Benazir Bhutto, la situazione in Pakistan resta delicata e in Occidente sono molti a tenere che le pressioni delle forze estremiste islamiche possano travolgere la fragile stabilità del paese.
Il tracollo del regime di Pervez Musharraf costituisce un incubo soprattutto perché i militari pachistani controllano un grande arsenale nucleare istituito per bilanciare quello indiano ma che potrebbe minacciare tutta l’Asia se cadesse nelle mani di al-Qaeda.
In Pakistan i militari sono 630.000 più 200.000 riservisti e 280.000 paramilitari. Una forza non solo sul piano operativo ma anche su quello politico ed economico. La gran parte dei governatori e degli amministratori del territorio sono generali così come i membri dei consigli d’amministrazione di tutte le principali aziende in tutti i settori dell’economia.
Un aspetto che non costituisce necessariamente un elemento di stabilità nei confronti dei jihadisti considerato che proprio una parte dell’apparato militare e soprattutto il potente servizio segreto militare, il Directorate for Inter Service Intelligence (Isi)
sostiene i talebani in Afghanistan e aiuta al-Qaeda che ha le sue basi (e il covo di Osama bin Laden) nella Tribal Area di confine.
L’arsenale pachistano, stimato tra le 50 e le 100 testate nucleari, è controllato dalla Divisione Piani Strategici dell’esercito che gode del supporto americano. Negli ultimi mesi Washington ha stanziato ben 100 milioni di dollari per migliorare i sistemi di sicurezza antiterrorismo che proteggono missili balistici e testate. Il Pakistan dispone di basi per i missili balistici e di basi per le testate atomiche, in buona parte conservate smontate.
Ogni base è protetta da diversi sistemi di sicurezza forniti agli Usa e da forze speciali fedelissime al regime e addestrate dallo Special Air Serve britannico.
Secondo indiscrezioni Washington ha già messo a punto un piano per impedire che le bombe pachistane cadano nelle mani sbagliate e che prevede l’intervento di unità speciali per la neutralizzazione di tutti gli ordigni atomici. Forze speciali Usa sono già da mesi in Pakistan, ufficialmente per dare il via all’addestramento delle forze paramilitari del Frontier Corps schierate lungo il confine afgano per contrastare talebani e al-Qaeda. Un programma della durata di cinque e i sette anni che al costo di 500/700 milioni di dollari consentirà agli Usa di tenere sotto controllo gli arsenali strategici di Islamabad.
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- Giovedì 3 Gennaio 2008

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Il 9 Marzo 2008 alle 7:08 Pakistan, assieme a Musharraf trema anche l’Occidente | rubriche ha scritto:
[...] Original post by Alessio Jacona Articoli CollegatiPakistan, Scotland Yard su luogo attentato Bhutto [...]
Il 18 Agosto 2008 alle 12:12 Pakistan, dopo 9 anni Musharraf si dimette: “Nell’interesse del Paese” » Panorama.it - Mondo ha scritto:
[...] Le sue dimissioni, più volte rimandate, erano però ritenute inevitabili dopo la sconfitta elettorale di febbraio e la formazione di una maggioranza parlamentare che lo considerava indirettamente responsabile anche dell’attentato contro Bhutto. Ora resta da vedere quale sarà il suo futuro personale, oltre che quello del suo paese. Il segretario di Stato Condoleezza Rice, in un intervento a Fox News, ha definito domenica Musharraf “un buon alleato”, ma non si è sbilanciata sull’ipotesi che siano gli Stati Uniti a concedergli asilo politico: “Non è un tema di cui stiamo discutendo. Il futuro del presidente pachistano sarà il suo paese a deciderlo”. Un chiaro tentativo di smarcamento, e anche un’apertura alla linea dura del nuovo governo, giunto, non a caso, a poche ore dalle dimissioni del presidente pachistano. [...]
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