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Kenya? Per gli italiani che ci lavorano è ancora il paradiso delle vacanze

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  • Tags: Kenya, Luca-Belpietro, Mwai-Kibaki, Raila-Odinga, Riccardo-Orizio, scontri, turismo
  • Un commento

[i](Credits: [url=http://www.flickr.com/photos/micw/1336047334/]Mic Walker[/url] by Flickr)[/i]<br />
Kibaki contro Odinga. Luo contro Kikuyu. La tensione in Kenya resta alta e gli scontri dopo il voto del 27 dicembre hanno cambiato il volto del Paese e la sua immagine all’estero. Quello che fino a pochi giorni fa veniva visto come il paradiso delle vacanze oggi sembra un luogo di violenza e sangue. La percezione che in Italia si ha della tragedia, però, non è condivisa dai nostri connazionali che nel Paese africano vivono e lavorano da anni.

“La situazione qui è parecchio diversa da come è dipinta dalle tivù che vediamo via satellite”, dice Luca Belpietro proprietario di un lodge al confine con la Tanzania, “Il confronto tra Mwai Kibaki, rieletto presidente, e Raila Odinga, sconfitto per 200mila voti, non è un conflitto tribale. A mio modo di vedere, gli scontri che hanno già creato tanti morti sono frutto di un’azione di pochi dissennati, che non avendo nulla da perdere si sono resi autori di violenze totalmente estranee alla grandissima maggioranza della popolazione”. Anche per questo Belpietro non ha paura e non si sente minacciato. E come lui Katia, che ha un B&B a Malindi dal 1992, e Riccardo Orizio, ex giornalista che possiede un safari lodge nel Masai Mara. “Nella mia zona non ci sono stati scontri”, spiega Orizio, “mentre in una città a due ore e mezza da qui, che si chiama Narok, ci sono stati episodi di intolleranza etnica con alcuni negozi bruciati perché appartenevano a kikuyu. Bisogna ammettere che quando c’è di mezzo l’Africa noi europei ci sentiamo di sfoggiare un grande senso di superiorità. Ci sono scontri a Nairobi? La stampa ha dovere di raccontarlo. Certo, ma mi piacerebbe che gli inviati raccontassero più quello che vedono, che quello che hanno sentito da altri”.

Secondo gli italiani del Kenya le notizie che arrivano nel nostro Paese sono estremizzate: “L’aeroporto internazionale, così come gli aeroporti interni, non è mai stato chiuso”, precisa ancora Orizio, “questa è un’invenzione classica “all’italiana”. Da me i clienti arrivano e vengono in safari senza alcun problema, atterrando e decollando non solo al mio piccolo scalo nella savana, ma anche dal Jomo Kenyatta International Airport di Nairobi”. “Circa 14 milioni di votanti si sono recati pacificamente alle urne - aggiunge Belpietro - 13 milioni e 990 mila kenyoti non desiderano altro che i propri leader dimostrino lo stesso grande senso di democrazia e di responsabilità dimostrato da chi li ha votati. La televisione e i giornali locali non fanno altro che registrare le testimonianze di una grande varietà di persone, di tutte le etnie e di tutti i ceti sociali: ognuno di loro si sente oltraggiato dalle violenze che ci sono state e afferma come la grande democrazia del Kenya, stabile e pacifica dal giorno della sua nascita nel dicembre del 1963, sarà sicuramente vincente contro pochi irresponsabili”. Insomma, nessuno nega che il Kenya stia attraversando un periodo difficile, ma i nostri connazionali non vogliono sentir parlare di scenari apocalittici o di paragoni con il Rwanda.

La Farnesina, però, ha chiesto agli italiani in partenza per il Kenya di sospendere il viaggio, considerato troppo pericoloso. Ma anche su questo punto i nostri connazionali non sono d’accordo: “A Malindi”, dice Katia, “non ci sono pericoli. Anche oggi sono arrivati dei clienti in albergo e mi hanno confermato di aver riflettuto molto sulla decisione di partire. Poi, hanno aggiunto di essere molto contenti di trovarsi qui perché da quel poco che hanno potuto vedere sulla strada da Mombasa e a Malindi tutto è tranquillo”. Il problema, a quanto pare, è tutto nostro. “ll Kenya è una destinazione turistica molto importante che ha recentemente diversificato i propri mercati”, sottolinea Orizio, “A Saruni, per esempio, il 50% dei nostri clienti sono americani e inglesi, il 20% olandesi e belgi, gli italiani solo il 10%. Se gli italiani decideranno di boicottare il Kenya, ma dispiacerà sul piano personale, ma sono convinto che lo spazio verrà preso da mercati che reagiscono in modo più razionale alle crisi”.

LEGGI ANCHE: Secondo il Daily Telegraph, stuprati donne e bambini - Il dossier sulla crisi in Kenya - Guarda la GALLERY delle violenze e la GALLERY del Kenya turistico - FORUM: E voi, partireste ancora per Malindi?

  • rossella.prestini
  • Venerdì 4 Gennaio 2008
India: l’aereo più pazzo del mondo e il volo della solidarietà »
« Stati Uniti in campo per pacificare il Kenya, avamposto anti jihad

Commenti

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Il 5 Gennaio 2008 alle 12:17 terranostra ha scritto:

Chi ha le finanze senza problemi e vuole staccare la spina per 15 giorni per godersi spiagge bianchissime e mare discreto, parta subito!

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